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Indirizziamo i risparmi verso la produzione | L’intervento di Paolo Savona, presidente Consob

Negli Stati Uniti il cerchio si stringe attorno all’uso delle criptovalute, pur non essendo chiaro come ciò possa avvenire dopo tutto ciò che è stato deciso per accreditarle.

Sul Financial Times del 7 maggio scorso Joseph Lubin, co-fondatore di Ethereum (la più importante criptovaluta dopo Bitcoin) e di Consensys (una società di servizi blockchain) attacca frontalmente la Consob americana, ossia la Sec-Securities and Exchange Commission, accusandola di invadere il compito del potere legislativo e di esautorare quello del mercato, con gravi danni per il futuro degli Stati Uniti, solo per aver definito la criptovaluta Ether una security, ossia un’attività finanziaria sottoposta alle regole di vigilanza ben collaudate del settore.

Il problema interessa il resto del mondo e, nell’immediato, anche l’Italia, dove è in corso il recepimento della direttiva europea Mica. La tesi di Lubin è che le criptovalute, Ether in particolare, sono commodity, beni fisici come il petrolio, argomento con cui apre il suo commento tra il preoccupato e il furente, avvalendosi anche del riconoscimento favorevole dell’US Commodity Futures Trading Commission.

Il 4 maggio scorso MF-Milano Finanza ha invece intervistato Paolo Ardoino, uno degli attuali proprietari della società che emette Tether, imprenditore che è entrato nel gotha dei più ricchi d’Italia insieme a Giancarlo Devasini, primo azionista della società.

Chapeau! Non oso entrare nella contabilità che porta a questi risultati per non sentirmi dire «It’s the economy, stupid!», ma qualcosa è cambiato nel sogno americano, nonostante ancora si discuta se la finanziarizzazione dell’economia inglese conseguente alla politica di Margaret Thatcher abbia apportato vantaggi o danni al Regno Unito.

Le criptovalute hanno creato una ricchezza virtuale su basi pattizie, che si è sovrapposta alla ricchezza creata su basi reali (risparmi meno investimenti); se la società Tether si è indirizzata verso investimenti in Bitcoin, oro e asset produttivi, come BlackRock Neurotech, significa che ha preso coscienza della caducità di lungo periodo di procedere sganciati dall’economia reale.

Non è fuori luogo riconoscere allo sconosciuto Satoshi Nakamoto di avere mostrato maggiore saggezza limitando a 21 milioni di unità i Bitcoin da estrarre dai computer, lasciando agli investitori di scambiarseli su reti digitali senza possibilità di interventi esterni (blockchain), proprietà che non hanno la contabilità decentrata (Dlt) delle altre criptovalute.

Dopo quasi un secolo di tentativi per raggiungere la trasparenza dei mercati, questi stanno diventando sempre più opachi e le contabilità vulnerabili.

Ne consegue che le autorità devono svolgere il duplice compito di stabilire un’unicità di trattamento tra asset tradizionali e virtuali, abbandonando l’impostazione della neutralità tecnologica del trattamento, soprattutto se avanza la tokenizzazione di tutti gli asset, e di indirizzare il risparmio verso attività produttive, distogliendolo dalle attrazioni della finanza per la finanza.

A loro volta le società “minerarie” di criptovalute si devono convincere di collaborare per consentire, nel loro interesse, un corretto assolvimento di questo compito.

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