A Bruxelles lo chiamano con un titolo che sembra uscito da un convegno di insonni supertecnici: “Il ruolo internazionale dell’euro, come promuovere la sovranità monetaria europea”. Più semplicemente: come smettere di vivere all’ombra del dollaro e cominciare a farsi largo nel gran mondo della finanza globale.
L’Eurogruppo si è riunito nella capitale belga con un’idea che fino a ieri era accademia e oggi diventa strategia geopolitica. Perché il confronto tra Stati Uniti e Unione europea non è più soltanto politico e commerciale. Sta diventando anche monetario. Sul ring salgono direttamente euro e dollaro. Uno contro l’altro. E quando si tocca la moneta, si tocca il nervo scoperto del potere.
La parola chiave è “de-risking”. Riduzione del rischio. Ma il rischio di chi? Anche quello di trovarsi sotto l’ombrello – o sotto il randello – del dollaro. A Bruxelles non lo dicono apertamente, ma il messaggio è chiaro: il ruolo internazionale del biglietto verde è stato usato più di una volta come leva politica, se non come arma. E l’Europa, che nel frattempo parla di sicurezza economica, autonomia strategica e nuove alleanze commerciali, ha deciso che non basta più essere un gigante commerciale con una moneta da comprimaria e un nano politico.
La miccia l’ha accesa venerdì Christine Lagarde alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco. La presidente della Banca centrale europea ha annunciato che Francoforte apre un “paracadute internazionale” a protezione dell’euro. In concreto: la linea di credito permanente in euro (più conosciuta come Eurep) viene ampliata. Le banche centrali fuori dall’area euro non dovranno più bussare solo in caso di emergenza com’era accaduto, per esempio ai tempi del Covid.
Potranno contare su un accesso continuo alla moneta unica. Se avranno bisogno di liquidità – per esempio per finanziare importazioni dall’Unione – potranno rivolgersi alla Bce che concederà prestiti fino a 50 miliardi. Come garanzia titoli denominati in euro. Preferibilmente Btp italiani, Bund tedeschi, Oat francesi, Bonos spagnoli e gli altri titoli sovrani dell’area. Non carta qualsiasi, ma il cuore del debito pubblico europeo.
È un passaggio simbolico e operativo: la Bce passa da un perimetro regionale a uno globale. Il messaggio è semplice: volete commerciare con noi? Bene. Fatelo in euro. Francoforte è pronta a fornirli. Non è un dettaglio. L’opportunità vale soprattutto per le banche centrali dei Paesi che hanno stipulato accordi di libero scambio con l’Unione o che li stanno negoziando. Il Mercosur, per esempio. E, a tendere, l’India e gli altri partner con cui Bruxelles sta tessendo la sua nuova rete commerciale. L’idea è chiara: allargare l’ecosistema dell’euro insieme alla mappa degli accordi.
Sul tavolo dei ministri c’è un documento della Commissione che, dietro il linguaggio molto tecnico, contiene una piccola rivoluzione. Primo capitolo: sviluppare ulteriormente il mercato dei titoli europei. I bond Ue si sono affermati come attività liquida e sicura, ma sono ancora frammentati. La proposta è ambiziosa: riunire le emissioni sotto un unico soggetto europeo. Un emittente sovranazionale che renda il mercato più profondo, più liquido, meno spezzettato. In altre parole: creare un vero sistema europeo capace di competere con i Treasury americani.
Secondo capitolo: mercato unico dei capitali e del risparmio. Oggi un’impresa europea che vuole finanziarsi oltre confine si scontra con barriere normative e frammentazioni frutto delle diverse sovranità nazionali. Bruxelles sostiene che questa frammentazione limita l’uso internazionale dell’euro più di qualsiasi fattore esterno. L’obiettivo è consentire alle imprese di raccogliere fondi in tutta l’Unione senza ostacoli e offrire agli investitori globali una massa maggiore di attività denominate in euro.
Terzo: infrastrutture finanziarie autonome. Pagamenti, compensazione e regolamento devono poter funzionare integralmente nell’Unione, riducendo le vulnerabilità extraterritoriali. In sostanza meno dipendenza da circuiti e snodi che rispondono a giurisdizioni non europee. Poi c’è la finanza digitale. L’euro digitale non è solo un vezzo tecnologico, ma uno strumento per sostenere la sovranità monetaria nell’era dei pagamenti globali. Un circuito europeo da contrapporre ai giganti Usa come Visa e Mastercard.
E ancora: estendere l’uso dell’euro nella fatturazione commerciale, soprattutto in energia, materie prime e trasporti. Se compri gas o vendi turbine in euro, il passo verso l’euro come valuta di riserva è più breve. Bruxelles è consapevole che non esiste una bacchetta magica. Il ruolo internazionale di una valuta riflette la forza dell’economia che la sostiene. Stabilità macroeconomica, prevedibilità normativa, profondità finanziaria: sono queste le fondamenta. Ma la direzione è tracciata.








