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Il governo sta studiando dei bonus fiscali per chi compra una PMI | Lo scenario

“L’investitore comune che investe in una pmi italiana per far crescere il Paese ha diritto a un supporto fiscale migliore rispetto a quando compera un titolo speculativo”, ha spiegato ieri Federico Freni, sottosegretario al Mef, in occasione dell’evento All About Us di Assonext (l’associazione che riunisce oltre 80 società su Egm), svoltosi nella sede di Borsa Italiana.

Secondo il politico in quota alla Lega “chi investe in un titolo speculativo non merita lo stesso trattamento fiscale di chi investe in una pmi che fa crescere l’economia del Paese: potremmo pensare quindi a un incentivo fiscale per chi fa questa seconda scelta”.

Non è solo un’opinione personale, quella del sottosegretario, ma un “progetto cui stiamo lavorando”, ha spiegato a è latere dell’incontro a MF-Milano Finanza, “chiaramente implica una copertura finanziaria e questa è in corso di valutazione”.

Se da un lato va incentivato fiscalmente l’investimento nelle pmi che si vogliono quotare a Piazza Affari per crescere, dall’altro “per aiutare le società a restare sul mercato serve una vigilanza collaborativa che aiuta a evitare errori, che non agisce solo per reprimerli”.

Inoltre, ha aggiunto Freni, si possono elaborare “strumenti che sostengano le pmi nel percorso fino al mercato aiutandole anche a pagare per esempio i costi di compliance”.

Questo governo, ha sottolineato Freni, “crede nel mercato come vera risorsa di crescita per un Paese con questo livello di debito”.

Il ddl Capitali lavora in tal senso, ha poi ripreso il politico, citando le “audizioni questa settimana per avviare modifiche comuni” a maggioranza e opposizione in Parlamento.

La priorità per Giovanni Natali, presidente di Assonext, è che le autorità che vigilano sul mercato diano un sostegno maggiore.

“Il governatore uscente di Bankitalia, Visco, nella sua relazione da 37 pagine non ha mai nominato la borsa e gli investitori istituzionali lamentano proprio questo: Via Nazionale considera i portafogli focalizzati sull’Egm come strumenti illiquidi”.

Non solo, Natali rincara la dose: “sappiamo che gli istituzionali stanno ricevendo pressioni nelle ultime settimane per considerare illiquidi gli investimenti su Egm e questo è davvero preoccupante, l’opposto di quello che bisognerebbe fare”.

Con l’effetto che la già scarsa liquidità sul mercato (un problema che tocca anche quello principale) rischia di aggravarsi nonostante la sempre maggiore richiesta delle pmi italiane di quotarsi.

Come ha spiegato ieri Fabrizio Testa, ad di Borsa Italiana, “nel 2023 l’Italia ha sorpassato tutti all’interno del circuito Euronext per numero di società quotate, sono già 10, ma la liquidità va implementata”.

Dal 2009, anno di nascita dell’allora Aim oggi Egm dedicato alle pmi, si sono quotate quasi 300 società, 196 quelle attuali dopo che “spesso le pmi passano al segmento Star diventando best in class”, ha sottolineato l’ad Testa.

Secondo cui due sono i punti importanti da tenere sotto osservazione: “lavorare perché non vi sia concorrenza dentro all’Ue in materia di quotazioni e rafforzare la base domestica degli investitori per esempio con fondi specializzati in pmi in fase di ipo”.

A sua volta anche Anna Lambiase, vice presidente di Assonext, ha messo in evidenza il tema della liquidità “che resta centrale nelle valutazioni di efficienza del mercato.

Il ddl Capitali, con l’estensione della categoria di investitori istituzionali agli enti previdenziali privati e privatizzati, potrà favorire l’ingresso di asset strategici di dimensione rilevante se accompagnati da misure di incentivazione per investimenti in pmi”.

Lambiase ha poi ricordato “il recente ingresso della finanza pubblica a sostegno degli investimenti in ipo su Egm che segna l’inizio di un percorso virtuoso che, sebbene ancora a carattere territoriale, traccia un trend di collaborazione pubblico-privato a favore dell’economia reale”.

Lambiase fa riferimento alla quotazione di Res avvenuta ad aprile, società che opera da oltre 30 anni nel settore della sostenibilità ambientale, che vende fra gli azionisti, con 7,5% circa delle quote, Invitalia spa tramite il Fondo Cresci al Sud.

Se la liquidità resta un tema da risolvere, l’Egm offre anche numeri incoraggianti: 196 società quotate oggi rispetto a 77 nel 2016 (+155%), 9,7 miliardi la capitalizzazione rispetto a 2,9 miliardi nel 2016 (+234%), 182 le ipo nel 2017-2023, rispetto a 86 nel periodo 2009-2016 (+112%), 5,8 miliardi la raccolta in ipo a oggi rispetto a 1,0 miliardi a fine 2016 (+468%).

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