Analisi, scenari, inchieste, idee per costruire l'Italia del futuro

Green Deal: stop dell’Europarlamento alla norma pro-natura | Il caso

Uno a uno, e lo stallo continua.

Non c’è maggioranza nella commissione ambiente dell’Europarlamento per approvare la posizione sul progetto di regolamento per il ripristino degli ecosistemi.

Come, il 15 giugno, non c’era stata una maggioranza per respingere integralmente il provvedimento.

Conta dei voti in parità, 44 a 44, in entrambe le occasioni.

In mezzo, un’estenuante trafila di oltre 2.500 emendamenti esaminati uno per uno, approvati o respinti sul filo di lana.

E il braccio di ferro andrà avanti in plenaria, in un’Eurocamera paralizzata, incapace di decidere – e sarebbe la prima volta – su uno dei regolamenti del Green Deal, fulcro del programma della Commissione von der Leyen.

Da una parte i Popolari, parte dei liberali e la destra che all’Eurocamera chiedono il ritiro della proposta.

Dall’altra coloro che siedono nei banchi a sinistra dell’Emiciclo e che vorrebbero veder avanzare il regolamento.

Il rischio di rigetto è concreto.

Ma si naviga a vista, anche sulla data della resa dei conti a Strasburgo, che potrebbe essere già in luglio o, secondo alcuni esponenti dei popolari, slittare a settembre.

“Il voto della commissione ambiente del Parlamento europeo conferma che le riserve espresse dall’Italia erano fondate e condivise”, ha sottolineato il ministro dell’Ambiente Gilberto Brachetto Fratin.

La scorsa settimana i ministri Ue avevano dato l’ok al loro orientamento generale a maggioranza strettissima, con l’Italia e altri sei Paesi contrari.

“Confidiamo che, dopo questa battuta d’arresto, il testo possa essere significativamente migliorato”, ha aggiunto Pichetto.

Insomma, il progetto di regolamento che doveva fare dell’Europa il primo continente con una legge che non solo protegge la natura ma si pone l’obiettivo di ripristinare gli ecosistemi degradati, è risultato essere il più divisivo di tutti quelli finora approdati all’Eurocamera.

La Commissione europea ha respinto tramite documenti informali le accuse di incoerenza del testo con la legislazione sulle rinnovabili e di oneri eccessivi per Stati, agricoltori e pescatori.

Arrivati a questo punto, però, più del testo sembra pesare il contesto.

All’Europarlamento si respira ormai aria di campagna elettorale e la gran quantità di atti legislativi del Green Deal ancora da smaltire rischia di finire al centro della battaglia apertasi in vista del voto del 2024.

Per la delegazione della Lega, la battuta di arresto della legislazione pro-natura “segna l’inizio della fine del Green Deal” e “l’ex maggioranza Ursula è confusa e allo sbando”.

“Un voto contro una proposta non è un voto contro il Green Deal”, ha replicato a distanza il coordinatore Ppe in commissione ambiente Peter Liese (Germania), ricordando i 27 provvedimenti ‘green’ sostenuti dai Popolari negli ultimi 4 anni.

E sottolineando come anche oggi stesso la commissione abbia approvato altri due testi del Patto verde, uno sulla qualità dell’acqua e l’altro sulla qualità dell’aria, con la richiesta di stabilire valori limite più severi per lo smog.

Anche se pure quest’ultimo testo è passato di stretta misura e molte regioni – con quelle padane in prima fila – lo ritengono economicamente e socialmente insostenibile.

Il presidente della commissione Ambiente Pascal Canfin (Francia, Renew) denuncia la “manipolazione del voto” dei vertici del Ppe.

Per i Popolari il responsabile dello stallo è Frans Timmermans.

E c’è chi invoca l’intervento risolutore di Ursula von der Leyen, esponente di spicco del Ppe, che vede per la prima volta a rischio una delle creature del ‘suo’ Green Deal.

“Chiedo alla presidente della Commissione di reagire prima della plenaria” perché “questa legge è troppo importante per dipendere dalle lotte interne del Partito popolare europeo”, ha detto dopo il voto il relatore della proposta, il socialista spagnolo Cesar Luena.

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.