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Gli americani in bilico su una democrazia in pericolo | L’analisi di Maurizio Molinari

Nei sedici giorni trascorsi dal dibattito di Atlanta all’attentato di Butler la campagna presidenziale americana – scrive su Repubblica Maurizio Molinari – si è trasformata nello specchio spietato di una grande democrazia in pericolo. Perché la fragilità fisica del presidente Biden dimostrata sugli schermi della Cnn e la violenza politica che ha investito lo sfidante Donald Trump su un prato della Pennsylvania convergono nel generare timori e instabilità che fanno sentire gli americani in una situazione di bilico.

Una nazione abituata ad aspettare, ogni quattro anni, le “sorprese d’ottobre” come gli eventi decisivi per la sfida sulla Casa Bianca deve prendere atto che ogni settimana oramai può fare la differenza e siamo ancora a ben quattro mesi dal voto. La scelta del ventenne Thomas Matthew Crooks di sparare da un tetto di Butler contro il candidato repubblicano alla Casa Bianca evoca il precedente di Dallas 1963 in cui venne ucciso il presidente John F. Kennedy e ci dice quanto la violenza politica sia diffusa. Non sappiamo ancora perché Crooks volesse uccidere Trump — se ha agito da solo o se altri lo hanno spinto a farlo — ma un cecchino contro un leader politico alla vigilia della Convention repubblicana di Milwaukee è un evento drammatico nella corsa alla presidenza, al punto da far temere una stagione di violenze.

Per il semplice fatto che si innesca nell’atmosfera di delegittimazione reciproca fra gli opposti schieramenti iniziata con l’assalto a Capitol Hill del 6 gennaio 2021 da parte dei più aggressivi sostenitori dello stesso Trump che non volevano riconoscere la vittoria nelle urne di Biden. Linguaggio e narrativa della grande maggioranza degli sfidanti in lizza nell’Election Day del 5 novembre — quando si voterà per Casa Bianca e Congresso — hanno finora messo in evidenza accuse e offese che vanno ben oltre il più aspro duello politico perché puntano a delegittimare l’avversario in quanto tale, come un “pericolo per la democrazia”. È una sfida che imprigiona la Repubblica americana nella logica degli opposti estremismi, impedendo alla campagna elettorale di convergere al centro nella sua fase finale, come avveniva in passato, per proporre soluzioni il più possibile inclusive.

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