Sul Corriere della Sera, Paolo Valentino, nell’editoriale “Vuoti di memoria”, ricostruisce l’ascesa dell’AfD, sottolineando il fallimento della promessa di Friedrich Merz, che nel 2022 assicurava di voler “dimezzare” l’estrema destra tedesca.
Da allora il partito ha invece continuato a crescere, fino all’ultimissimo successo in Sassonia-Anhalt.
Nata nel 2013 nella Germania occidentale come formazione euroscettica di professori ed economisti, l’AfD si è progressivamente radicalizzata, soprattutto dopo la crisi migratoria del 2015.
Il suo vero terreno di conquista è diventato l’ex Ddr, dove ha intercettato disagio economico, spopolamento e soprattutto un profondo vuoto identitario.
Secondo Valentino, molti cittadini dell’Est continuano infatti a sentirsi “tedeschi di seconda classe”, nonostante gli enormi investimenti seguiti alla riunificazione.
È proprio su questa frattura ancora irrisolta tra Est e Ovest, e sulla perdita di memoria e identità dell’ex Germania orientale, che l’AfD ha costruito il proprio successo, spostandosi nel frattempo verso posizioni sempre più nazionaliste e radicali.
Il risultato in Sassonia-Anhalt apre ora anche una questione politica decisiva: quanto potrà ancora reggere il “cordone sanitario” che finora ha escluso l’AfD dal governo?








