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Fabrizio Galimberti (economista): «Se il debito non è più una “colpa”»

Attenzione al costo delle riforme da fare, ma senza lasciarci frenare dal debito. La percentuale del debito pari al «160% del Pil» è una percentuale a cui, secondo Fabrizio Galimberti, l’economista, «non bisogna guardare con gli occhiali di prima».

«Da questo debito bisogna togliere i titoli detenuti dalla Banca centrale, che le resteranno in pancia fino al giorno del Giudizio (a parte le miserrime tecnicalità delle scadenze e dei rinnovi), e che non fanno parte del giudizio del mercato», spiega Galimberti. «È singolare che, ottant’anni e passa dopo il famoso apologo di Keynes (per sostenere l’economia, sotterrate bottiglie piene di soldi e dite alla gente di scavare) dobbiamo ancora sentir bruciare sulla pelle il famoso Schuld=debito=colpa».

«Anche allo spread bisogna guardare con lenti diverse dal solito. Fra pandemia e meritorio pronto soccorso delle Banche centrali molte cose sono cambiate. Lo spread parte da un tasso Bund pari al -0,45% (e ancor più negativo, al -4%, tenendo conto dell’inflazione poco tedesca a luglio del 3,9%). Invece di guardare allo spread, segnato da questa anomala base di partenza, guardiamo ai livelli assoluti: sui BTp a 10 anni paghiamo solo lo 0,62% di interesse», continua.

«Dovremmo stropicciarci gli occhi per credere a un tasso così basso nella tormentata storia finanziaria dell’Italia. In America i rendimenti dei T-Bond a 10 anni sono all’1,25%. Dovremmo concludere allora che siamo molto più affidabili dell’America? Sarebbe una conclusione sbagliata, l’affidabilità dipende da molte cose».

«Sì, i tassi non resteranno così bassi per sempre», conclude l’economista. «Ma il nemico pubblico numero 1 non è il debito, è la scarsa crescita. Preoccupiamoci di quella. Non è il debito a intralciare la crescita, sarà questa a curare il debito».

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