Francesca Mariotti (dg Confindustria): «Passi avanti sul Recovery Plan, ma ancora lontani da richieste Commissione Ue»

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Migliorare le lacune e indirizzare il Recovery Plan nazionale con una visione strategica di politica industriale. A sottolinearlo è la direttrice generale di Confindustria, Francesca Mariotti, in audizione al Senato sulla Proposta di Piano Nazionale di ripresa e resilienza. Il rischio, per il dg di Confindustria, è «di minare non solo gli ambiziosi obiettivi di transizione digitale ed ecologica, ma anche il rafforzamento delle filiere tecnologiche, determinante per migliorare il nostro posizionamento nelle catene del valore europee e globali».

Mancano ancora specifiche indicazioni sullo sviluppo dell’autoproduzione di rinnovabili a beneficio dei settori industriali, senza considerare la mancanza di riferimenti all’idrogeno blue. Secondo Confindustria, si deve fare più riguardo «la patrimonializzazione delle imprese e il loro accesso ai mercati finanziari e dei capitali, aspetti decisivi per riattivare il ciclo degli investimenti. Frammentari e parziali gli indirizzi di riforma del fisco, che invece dovrebbe restituire equità, semplicità e coerenza al sistema di prelievo. Mancano misure strutturali e di ampio respiro per il sostegno dell’export e alla promozione del made in Italy».

Fondamentale sarà anche una riforma degli ammortizzatori sociali assieme a quella delle politiche attive del lavoro, con l’apertura verso le agenzie private. «È necessario impiegare utilmente anche i periodi di riduzione o sospensione dal lavoro con adeguate iniziative di formazione e riqualificazione, garantendo, in altre parole, non solo il sostegno al reddito al lavoratore, ma anche la sua occupabilità».

Confindustria registra comunque «alcuni passi avanti rispetto alle precedenti versioni», ma il piano «rimane ancora lontano dal livello di dettaglio richiesto dalla Commissione Europea». Ciò che la Mariotti imputa è la mancanza di specificità, sulle risorse che verranno spese per i progetti, sul cronoprogramma per la realizzazione e, soprattutto, sui costi e gli impatti su Pil e occupazione. «C’è solo un’allocazione delle risorse per macro-temi e l’individuazione degli obiettivi generali», dice la direttrice generale.

Non mancano elementi che vanno nella direzione auspicata dagli industriali. «Pur in assenza di una visione complessiva del sistema Paese, si ritrovano indirizzi e misure coerenti con le esigenze del tessuto produttivo, come il rafforzamento del Piano Transizione 4.0 e gli interventi in tema di ricerca, sviluppo e innovazione». Resta comunque la mancanza di «una visione strategica di politica industriale, col rischio di minare non solo gli ambiziosi obiettivi di transizione digitale ed ecologica, ma anche il rafforzamento delle filiere tecnologiche».

Sulla riforma del fisco gli indirizzi, secondo Confindustria, appaiono «frammentari e parziali» mentre potrebbe essere l’occasione per «restituire equità, semplicità e coerenza al sistema di prelievo». Francesca Mariotti conclude il suo intervento proponendo «di arricchire il Piano con tre linee progettuali», incentrate «su capitale umano, riciclo chimico ed economia del mare».

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