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Stefano Folli (la Repubblica): «Draghi continua a stupire i suoi oppositori»

Nonostante le continue critiche, il premier Mario Draghi continua a stupire anche i suoi oppositori. Questo il commento di Stefano Folli in merito alla visita del presidente del Consiglio a Washington. «Di coloro che in modo legittimo, s’intende, lo attendono al varco in Parlamento, il prossimo 19 maggio, per imputargli un eccesso di allineamento alle scelte dell’amministrazione americana. Le critiche e le accuse proseguiranno, visto che sono argomenti considerati utili a rastrellare qualche consenso, ma la realtà dei fatti dice altro».

«Nelle dichiarazioni a Washington Draghi ha pronunciato parole piuttosto chiare: “Dobbiamo costruire la pace”. Come dire che l’Italia guarda già al momento in cui le armi si fermeranno, la Russia arretrerà (“non è più un Golia invincibile”) e l’Europa sarà chiamata a ricostruire un paese semi-distrutto. Fin da subito si dovrà aiutare Kiev a collocare il suo grano sui mercati internazionali che ne hanno bisogno, riattivando un circuito economico che la guerra ha stroncato. Non si può dire che Draghi abbia ricalcato le tesi di Macron sulla necessità di raggiungere al più presto un accordo sulla “sicurezza europea” in cui comprendere anche la Russia, “senza umiliazioni o vendette”», prosegue sulle pagine di Repubblica.

«Il premier italiano ha seguito una sua linea, il cui fulcro consiste nell’aver tenuto insieme le due metà della mela: l’Unione europea e l’Alleanza atlantica. Non era scontato, come ha riconosciuto Biden. Si tratta di un’architettura politica che in questo momento solo Draghi, tra i leader europei, sembra in grado di realizzare. Di conseguenza il premier torna da Washington come partner privilegiato e riconosciuto dell’amministrazione statunitense. È questo che gli dà la credibilità per delineare una futura pace: un percorso ancora nebuloso, i cui principali protagonisti, come è ovvio, dovranno essere le vittime dell’aggressione russa, cioè gli ucraini».

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