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Ezio Mauro (la Repubblica): «La solidarietà è la base per una nuova identità europea»

«Jean Monnet lo aveva detto: “L’Europa sarà forgiata dalle sue crisi”». Su Repubblica Ezio Mauro ricorre a una citazione per analizzare il concetto di solidarietà nell’Unione europea.

«Già la globalizzazione e il terremoto economico-finanziario della grande recessione – sottolinea – ci avevano fatto toccare con mano, attraverso l’evidenza delle cose, l’insufficienza della concezione minimalista di un’alleanza di mercato, di fronte alla portata universale dei fenomeni che dobbiamo fronteggiare: certificando che nessun nazionalismo, da solo, è in grado di reggere alle nuove sfide».

«Oggi davanti al Covid dobbiamo fare un passo in più, domandandoci se l’Europa a cui chiediamo la soluzione dei nostri problemi ha i fondamenti morali e politici per generare le istituzioni e le soluzioni necessarie a vincere le nuove emergenze che ci assediano. In sostanza: siamo in grado di elaborare una teoria della crisi, e di essere all’altezza delle soluzioni politiche che ne conseguono»?

«Ci si riconosce in un’Unione perché si è d’accordo su questi valori fondativi, di cui le politiche sono una traduzione mediata con la realtà, non al contrario perché si negoziano ogni volta i valori per adeguarli alle politiche del momento. Questo accade perché la solidarietà in campo europeo è rimasta un principio astratto a cui non si è data una base giuridica e un valore politico».

«E tuttavia in questo quadro la Ue davanti alla crisi pandemica si è fatta carico di una politica solidale in 7 punti, dal Sure, i 100 miliardi di sostegno all’occupazione e ai lavoratori colpiti dalla crisi, al fondo di 200 miliardi della Banca europea per gli investimenti a favore delle piccole e medie imprese, al Meccanismo europeo di stabilità, con prestiti fino a 240 miliardi, al Recovery, alla flessibilità sugli aiuti di Stato, al re-indirizzo dei fondi strutturali disponibili verso la lotta al coronavirus e il sostegno alla ripresa, alla sospensione del Patto di stabilità: che è temporanea, ma insieme con le altre misure conferma la profezia di Monnet, con la crisi che modella la politica, le governance e le istituzioni, fino ad arrivare consensualmente all’impensabile mutualizzazione del debito».

«Tra i deficit immunitari con cui facciamo i conti, spaventati, c’è dunque anche il deficit europeo di solidarietà, frutto di questi anni difficili, imputabile a noi cittadini, ai nostri Paesi, alla politica nazionale, ben più che all’Europa».

«Eppure è qui il nucleo del nuovo patto tra la democrazia e i cittadini che bisognerà scrivere dopo il virus, perché è qui la radice del prossimo equilibrio sociale, del nuovo welfare. La Ue può guidare gli Stati, se riconosce che il vincolo di solidarietà nasce quando c’è un vincolo di comunità, e quindi una cultura solidale è alla base di un’identità europea ancora in formazione».

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