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Ex Ilva: “La situazione è grave, la nazionalizzazione è l’unico strumento” | L’allarme dell’Usb

“La sentenza conferma che non è più il tempo di rinvii o di soluzioni tampone.

Serve una scelta politica chiara e coraggiosa: la nazionalizzazione di Acciaierie d’Italia è oggi l’unico strumento in grado di garantire la messa in sicurezza degli impianti, le bonifiche, la decarbonizzazione e la continuità produttiva”.

Lo scrive in una nota il sindacato Usb, in riferimento alla decisione della Corte d’Appello di Milano sullo stop dell’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto.

La sentenza, secondo il sindacato, “conferma la gravità della situazione ambientale e sanitaria dello stabilimento di Taranto e impone interventi immediati.

La tutela della salute e dell’ambiente non può essere messa in discussione e le prescrizioni della magistratura devono trovare piena attuazione”.

Tuttavia, “sarebbe un gravissimo errore utilizzare questa sentenza come alibi per accompagnare la chiusura definitiva della siderurgia italiana.

La responsabilità di questa situazione è il risultato di decenni di scelte industriali fallimentari e dell’incapacità di imporre ai soggetti privati gli investimenti necessari per garantire sicurezza, ambiente e continuità produttiva”.

Quella della nazionalizzazione, secondo Usb, “è una scelta che altri Paesi europei hanno già compiuto per tutelare asset strategici e occupazione” e “deve servire innanzitutto a tutelare i lavoratori”.

Secondo Usb è necessario “costruire immediatamente un sistema di tutele straordinarie che coinvolga tutti i lavoratori interessati dalla crisi: i dipendenti di Acciaierie d’Italia, quelli di Ilva in Amministrazione Straordinaria, i lavoratori degli appalti, dell’indotto e tutte le aziende della filiera che rischiano di pagare il prezzo di questa vicenda”.

Gli strumenti ordinari “non sono più sufficienti”.

Ora “è il momento di aprire un confronto nazionale per introdurre misure nuove, a partire dall’istituzione di un reddito di transizione, capace di garantire continuità economica e dignità ai lavoratori durante il percorso di messa in sicurezza, bonifica e riconversione industriale”.

Allo stesso tempo, il sindacato torna a chiedere “l’apertura immediata di un confronto per il riconoscimento del lavoro siderurgico come lavoro usurante, restituendo dignità a migliaia di lavoratrici e lavoratori che per decenni hanno operato in uno dei comparti più gravosi e rischiosi dell’industria italiana”.

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