Su Repubblica Stefano Folli si occupa delle presidenziali Usa cercando un nesso con le vicende politiche italiane.
E sottolinea come la vittoria di Trump o di Biden ridefinirà i rapporti degli Stati Uniti con l’Europa, oltre che con Russia e Cina.
Nell’orizzonte dei quattro anni del mandato, molte cose potrebbero cambiare, alcune in peggio.
Finora in Europa solo due politici hanno espresso in modo esplicito la loro speranza che in autunno Trump torni alla Casa Bianca: Orbán in Ungheria e Salvini in Italia.
Tuttavia c’è dell’altro.
L’ex consigliere di Trump, Steve Bannon, ha ribadito parlando con il Corriere della Sera che il candidato repubblicano “non ama la Nato e l’Unione europea”, per cui l’una e l’altra dovranno attrezzarsi per fare a meno dell’America.
In tutto o in parte, si vedrà.
Soprattutto Bannon ha intessuto grandi elogi di Salvini, un tipo “duro contro la Nato e morbido verso la Russia”.
IMa il punto cruciale è un altro.
Giorgia Meloni, a parere di Bannon, sarebbe “una delusione”.
E non stupisce, visto che la premier è una delle maggiori interpreti della politica estera di Biden, in particolare verso l’Ucraina.
Qualcuno ricorderà che in un tempo non lontano, quasi alla vigilia delle elezioni del ’22, i rapporti tra la Meloni e Bannon erano molto cordiali.
Ma da allora la posizione della premier italiana è cambiata in modo radicale.
Giorgia Meloni sembra essersi disfatta del vecchio bagaglio ideologico e in politica estera, se parliamo del rapporto con Washington, ha assunto la linea tradizionale di quasi tutti i governi della Repubblica.
Viceversa Salvini è rimasto alle origini del sovranismo.
Tra l’altro emerge la convergenza con Conte e i 5S.
Chi non ricorda come nacque il celebre “Giuseppi”, la deformazione del nome di chi allora era il presidente del Consiglio?
Ne era autore, in uno slancio di cordialità, il primo Trump.
È molto plausibile che il secondo Trump ritroverebbe “Giuseppi” con soddisfazione.








