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Sergio De Nardis (economista): «Il PIL migliora, le previsioni per il 2023 no»

Nonostante le funeste previsioni primaverili, in estate le previsioni correggono al rialzo le stime sul Pil 2022, avanzate dopo lo scoppio della guerra. «La congiuntura nei primi sei mesi è stata infatti migliore delle attese pessimistiche, nonostante una dinamica dell’inflazione anch’essa più elevata. La Commissione europea colloca la crescita italiana quest’anno al 2,9%, Banca d’Italia al 3,2% a parità di giorni lavorativi (0,7 punti in più rispetto all’eredità del 2,5% ricevuta dal rimbalzo 2021). Un numero chiave per la prospettiva 2022 è il Pil del II trimestre» A parlarne è l’economista Sergio De Nardis.

«La Commissione si aspetta un rafforzamento marginale (0,2%) rispetto all’andamento del I (0,1). Banca d’Italia è più sanguigna (0,5 circa). A guardare gli indicatori, la dinamica di aprile-giugno potrebbe in effetti offrire anche qualcosa di più di queste cifre. L’industria, grazie al recupero segnato in febbraio-aprile, ha conservato in media nel II un’intonazione ben robusta, sostenuta dalle vendite all’estero. L’export, sull’onda di guadagni di competitività, è cresciuto più del (fiacco) commercio mondiale», scrive sul magazine online InPiù.net.

«Le costruzioni hanno decelerato dopo il boom dei mesi precedenti, ma continuano a costituire un fattore di spinta. I servizi hanno beneficiato, con la fine delle restrizioni, del rimbalzo della spesa dei consumatori disposti ad affrontare, pur di soddisfare una domanda a lungo rinviata, i prezzi più elevati attingendo all’ingente risparmio accumulato negli ultimi anni. Le misure di mitigazione adottate dal governo, attenuando il morso dei rincari energetici, contribuiscono a far durare più a lungo il cuscinetto dell’extra-risparmio, con effetti positivi che si estendono all’estate. Con un II trimestre più forte, la stima del Pil 2022 potrebbe andare anche più su di quanto ipotizzato da Banca d’Italia, sempre che non vi siano peggioramenti nella disponibilità di energia. Si vedrà a fine luglio, quando l’Istat diffonderà la stima sul II».

«Ma se il passato è stato migliore delle attese, nubi si addensano all’orizzonte. Nelle ipotesi di base (prolungamento della guerra senza ulteriori deterioramenti nelle forniture di gas) gli scenari 2023 si ridimensionano rispetto alle precedenti previsioni. Anche per i più deboli effetti di trascinamento ereditati dal 2022, vi è nel 2023 una moderazione della crescita più intensa per la Commissione (0,9%) che per la Banca d’Italia (1,3%). Il deterioramento del potere d’acquisto prende a farsi sentire. Ad esso si aggiungono gli effetti sugli investimenti di incertezza e stretta monetaria».

«La domanda interna si infiacchisce, ma non c’è comunque recessione. Tuttavia, se facendo seguito ai segnali negativi delle ultime settimane si giungesse al taglio del gas russo, la recessione si materializzerebbe e sarebbe grave. Un simile evento, che impatterebbe su quantità e prezzo dell’input energetico, è difficile da stimare. In una simulazione esemplificativa di Banca d’Italia – con un taglio completo di gas e greggio russi che si verificasse già dai correnti mesi estivi, durasse un anno, fosse per il gas solo in piccola parte sostituibile con altre forniture e senza misure di sostegno – l’impatto sarebbe forte e immediato, imprimendo una intensa oscillazione all’attività economica».

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