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Sergio De Nardis (economista): «Esportazioni, importazioni e ragioni di scambio: ecco l’altra faccia dell’export»

Siamo sicuri che l’export sia sempre un bene? Ad analizzare al questione è l’economista Sergio De Nardis. «È giusto compiacersi del buon export? Naturalmente sì, ma per motivi diversi da quelli spesso evocati. Il vendere all’estero viene presentato quasi come un atto eroico in una guerra di trincea (la battaglia delle quote di mercato) se non un fenomeno miracolistico: siamo bravi a dispetto di tutto (la lista è lunga e omnicomprensiva: dalla burocrazia alle tasse, passando per le scuole e i tribunali). Ciò è però un modo errato di vedere le esportazioni, considerate un obiettivo in sé da conseguire per orgoglio nazionale».

«In realtà al cittadino comune – a meno che non gli capiti di essere dipendente di una delle imprese esportatrici di successo – interessa poco del lussuoso yacht venduto a ricchi stranieri o dell’ottimo macchinario ambito dalle imprese estere o della componente specializzata (un freno o un pezzo di aereo) fondamentale per una catena produttiva globale. Per quel cittadino contano non i beni esportati, ma quelli importati che entrano nel suo paniere di consumo: dallo smartphone che ha in tasca, al viaggio all’estero da programmare, fino ai prodotti primari essenziali per una confortevole vita quotidiana. È da questi che dipende il suo tenore di vita, non dai beni italiani di cui beneficiano cittadini e imprese nel resto del mondo», sul magazine online InPiù.net.

«Rallegrarsi per l’export è quindi giusto per altre ragioni. È la cartina di tornasole dell’efficienza della parte dell’economia più produttiva, quella che riesce a sostenere gli elevati costi dell’esportazione. Col suo successo, fornisce i mezzi finanziari necessari per acquistare le merci e i servizi che importiamo dal resto del mondo perché non ci sono in Italia (materie prime), o perché risultano relativamente più convenienti (dal semiconduttore alla mascherina), o semplicemente perché gli italiani, come i cittadini degli altri paesi avanzati, sono sofisticati e vogliono poter scegliere in ampie varietà di beni simili, ma differenziati per qualche caratteristica, inclusi quelli che vengono da fuori».

«L’export è dunque importante perché consente l’import, che è da sempre il fine ultimo del fare commercio internazionale. Da questo punto di vista la statistica da guardare, oltre ai volumi di vendite all’estero, è il rapporto tra prezzi all’export e all’import (ragione di scambio) che misura quante merci e servizi dobbiamo cedere per ottenere un’unità dei beni che importiamo. In tale prospettiva, allora, è bene ridimensionare gli entusiasmi. Lo shock energetico, a partire dal 2021, ha fatto cadere la ragione di scambio nostra e dei maggiori paesi europei, ma in Italia più che altrove. Le esportazioni forse guadagnano quote, ma il canale estero ha finora danneggiato gli italiani più degli altri cittadini europei».

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