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Sergio De Nardis (economista): «Un biennio di forte crescita con diversi “se”»

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Il prossimo futuro promette crescita. Lo sostiene l’economista Sergio De Nardis, che parla di stime della Commissione europa che comprendono «un incremento del Pil del 6,2% quest’anno e del 4,3 nel 2022».

«Complessivamente un aumento del 10,8% che, dopo il crollo del 2020, consentirebbe all’attività economica di superare nel 2022 il livello pre-pandemia. Una simile espansione biennale sarebbe superiore, nelle stime della Commissione, a quella dell’area euro (9,5%) e delle due maggiori economie (10,5% per la Francia e 7,4% per la Germania)».

«Data, però, la più forte caduta subìta dall’Italia nel 2020, la migliore performance di crescita del 2021-22 permetterebbe solo di contenere l’ulteriore ampliamento del gap di Pil nei confronti di Germania e Francia rispetto a prima della pandemia. Tenendo conto dei diversi andamenti demografici, il divario di Pil pro-capite si ridurrebbe con l’economia francese, non con quella tedesca. Come valutare queste previsioni? Su un piano per così dire aritmetico la prospettiva italiana potrebbe essere anche leggermente migliore. Vediamo perché», prosegue De Nardis su InPiù.net.

«La stima della Commissione per il 2021 si basa su un dato del III trimestre inferiore a quello effettivo Istat; la correzione della sottovalutazione porta di per sé la previsione per quest’anno al 6,3%. Inoltre, la Commissione stima una frenata nel IV trimestre (crescita trimestrale che si abbassa allo 0,6%), superiore a quella attesa da altri previsori. Gli indicatori segnalano una certa moderazione in atto nella congiuntura, ma potrebbe essere meno marcata di quella assunta da Bruxelles (nella nota di fine ottobre l’Upb stima il IV all’1%)».

«Un rallentamento a fine anno più contenuto beneficerebbe marginalmente il 2021 (che potrebbe però aspirare a sfiorare il 6,5%) e si riverbererebbe maggiormente sul 2022. Bisogna vedere di quanto. Il governo ha per il prossimo anno un obiettivo di crescita del 4,7%, da raggiungere con il sostegno della manovra espansiva e delle spese del Pnrr».

«È conseguibile? Uscendo dall’aritmetica previsiva la risposta sarebbe sì, ma a condizione di diversi “se”: se la tirata di fiato dell’economia dopo il balzo dei trimestri centrali del 2021 non è troppo forte, se la ripresa dei contagi non è tale da richiedere severe chiusure, se i programmati investimenti pubblici vengono realizzati e se non si concretizzano shock macroeconomici per ora esclusi dagli scenari (spirale inflazionistica e reazione delle banche centrali)».

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