La Commissione europea ha finito per dare ragione all’Italia sulle plastiche biodegradabili, che negli ultimi giorni erano diventate terreno di scontro fra Bruxelles da una parte, il governo italiano e Confindustria dall’altra. Dopo un colloquio chiarificatore con il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, il vicepresidente della Commissione, Frans Timmermans, ha accettato di modificare le linee guida della direttiva SUP sulle plastiche monouso, per accogliere le obiezioni italiane. Lo ha annunciato lo stesso Cingolani questa mattina, nel corso di una intervista a Radio 24. «L’accordo con Bruxelles è già trovato» ha detto il ministro, «Il problema non c’è, grazie a un’interlocuzione più tecnica che politica, che fa bene a tutti».
Secondo Cingolani, «l’accordo è che si continueranno a rivedere le linee guida in funzione delle nuove soluzioni tecnologiche, ed è stato riconosciuto il fatto che, se ho un bicchiere di carta che è il 90% carta e il 10% plastica, non me lo pesano come tutto plastica, ma riconoscono che c’è solo il 10%».
«Quando io ho parlato con il vicepresidente Timmermans, ci siamo confrontati con la massima serenità, e abbiamo convenuto senza alcun contrasto», ha concluso il ministro. L’Unione europea nel 2019 ha approvato una direttiva, la SUP (Single Use Plastic), che mette al bando dal 3 luglio 2021 una serie di oggetti di plastica monouso, quelli ritrovati con maggior frequenza sulle spiagge: cannucce, cotton fioc, piatti e posate usa e getta, bastoncini dei palloncini, palette, contenitori per alimenti e bevande in polistirolo. L’Italia ha recepito la direttiva con una legge nazionale, ma mancavano ancora le linee guida della Commissione europea per far entrare in vigore la norma.
E sulle linee guida, arrivate a fine maggio, è scoppiato lo scontro. Queste hanno ampliato il bando a piatti e imballaggi di carta plastificata, cioè ricoperta da un velo di plastica. Sono prodotti che contengono meno del 10% di polimero, e che in Italia si riciclano con la carta. Il nostro paese è un grosso produttore di questi oggetti. Per il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, e per il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti (Lega), le linee guida erano un vero e proprio attentato a un settore industriale nazionale.
Il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, aveva esteso la critica anche alla direttiva stessa: questa ammette solo la plastica riciclabile, che non è biodegradabile e prima o poi diventa un rifiuto, e bandisce la plastica usa e getta compostabile, che sparisce nella natura in breve tempo. Sulle bioplastiche le aziende nostrane sono molto forti, e la SUP toglieva loro un mercato importante.
Alla fine, secondo Cingolani la Commissione europea ha accolto le obiezioni italiane. Le linee guida della direttiva SUP verranno aggiornate, per tenere conto delle evoluzioni delle tecnologie sui materiali e per non mettere al bando imballaggi in carta plastificata e piatti e stoviglie biodegradabili. «La soluzione tecnica raggiunta a Bruxelles dimostra che l’Italia è tornata autorevole e capace di difendere gli interessi nazionali», ha commentato la sottosegretaria leghista al Ministero della Transizione ecologica, Vannia Gava.
Ma la schiarita fra Bruxelles e Roma su di un tema di sostenibilità come i rifiuti e il riciclo arriva proprio nel giorno in cui l’Onu lancia l’allarme sullo stop agli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030: l’epidemia di Covid, per la prima volta dal 2015, ha fermato i progressi globali verso i target, soprattutto nei paesi più poveri.
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