“Gli ultimi giorni sono carichi di previsioni e c’è bisogno di fare un po’ d’ordine. Si tratta molte volte di stime non direttamente confrontabili per il semplice fatto che alcuni previsori (ad esempio il Fondo monetario internazionale, come del resto la Nadef) prevedono il Pil grezzo, ossia non corretto per i giorni di lavoro, altri (come Banca d’Italia) il Pil costruito sui dati trimestrali destagionalizzati e aggiustati per il numero di giornate lavorative”.
Lo sostiene l’economista Sergio De Nardis, in una sua analisi per il magazine digitale Inpiù.net
“Si può pensare che sia una piccola cosa, ma il tener conto o meno dei “giorni” incide alquanto nel biennio 2023-24 nel differenziare i profili di crescita tra i previsori. Si considerino le stime di cui si parla molto negli ultimi giorni in contrapposizione a quelle Nadef (secondo cui il Pil aumenta dello 0,8% nel 2023 e dell’1,2 nel 2024), cioè la stima Fmi (0,7% in entrambi gli anni) e quella di Banca d’Italia (0,7% quest’anno e 0,8 il prossimo).
Sembrano simili, ma in realtà la Banca è più positiva, al di là di quanto mostrano le cifre, circa il profilo di accelerazione che l’Italia registrerebbe tra il 2023 e il 2024, grazie alla spinta del maggior numero di giornate lavorative (4 in più rispetto a quest’anno). Eliminando la correzione per i giorni di lavoro, la stima della Banca è qualcosa di molto vicino a 0,6% nel 2023 (i “giorni” pesano all’ingiù quest’anno) e 0,9 (se non anche 1%) nel 2024″.
“Quindi è una stima non poco diversa, se non altro qualitativamente, da quella del Fondo, anche se sempre inferiore (in entrambi gli anni) alle attese del governo. Si spera che la Banca d’Italia abbia ragione nel prospettare dopo la frenata del 2023 un moderato recupero produttivo il prossimo anno, anche se le indicazioni degli ultimi tempi e i mutamenti in atto del quadro globale sembrano andare nel senso delle stime del Fondo, se non in quello di una decelerazione ancor più forte tanto in Europa che in Italia”.








