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Carlo Verdelli (Corriere): «Le misure anti-Covid e le minoranze riottose con cui deve già fare i conti il governo Draghi»

«Cominciamo bene, anzi malissimo. Appena undici giorni di vita e alla prima scelta neanche tanto strabiliante, mantenere per un altro mese le misure anti Covid pensate dal Conte II, il tanto invocato governo Draghi è già costretto a fare i conti con una minoranza riottosa, posto che sia davvero una minoranza». Sul Corriere della Sera, Carlo Verdelli parla di «furbizie pericolose» e se la prende con Lega, Forza Italia, Italia viva che, sottolinea, sono «unite nella lotta contro un rigore che ha stufato la gente, con volenterose sponde anche tra Pd e 5 Stelle».

«Non è una faglia da poco: la lotta alla pandemia è infatti l’architrave su cui costruire il rilancio del Paese. Piegare il virus per ripartire, doppia sfida epocale e strettamente connessa: per questo è stato chiamato Mario Draghi, per questo gli è stata concessa una fiducia quasi plebiscitaria, per questo lui ha accettato di giocarsi una più che rispettabile reputazione».

«Minare il banco prima ancora che sia stato apparecchiato non sembra il viatico migliore (come suona indecorosa, visto il momento, la consueta canea per i sottosegretari). Eppure, la tentazione dello sfascismo già si avverte, e andrebbe scongiurata prima che sia troppo tardi».

«Legittima la sofferenza dopo un anno di sacrifici, e anche di confusione. Più che comprensibile la voglia così a lungo repressa di riprendersi la vita e anche la borsa, visto che i ristori non bastano e la crisi, allungandosi, si fa rovente. Peccato che governare sia cosa diversa dall’assecondare, quando non fomentare, gli umori infiammabili della piazza».

«E peccato che le condizioni generali, aggravate dalle varianti del virus e dalla complessa partita del reperimento dei vaccini, non giustifichino la più che umana aspirazione ad allentare le difese. Altri dovrebbero essere, e sperabilmente saranno, i motivi di dissenso e anche di contrasto all’interno di un governo nato d’urgenza e per questo composto da un ventaglio di forze difficilmente conciliabili».

«Destra e sinistra hanno e continueranno ad avere visioni distanti sul piano dei valori e su quello dei diritti, sull’idea di democrazia e anche sulla pratica. Trovare una qualche sintesi sarà l’esercizio quotidiano più complicato per chi è chiamato a dirigere una prova d’orchestra di sapore felliniano. Ma sugli assi portanti dell’impegno che si è appena preso con il Paese dovrebbe prevalere, a dispetto di qualsiasi distanziamento politico, il senso di dovere civile esibito petto in fuori da tutti i contraenti del patto».

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