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Carlo Bonomi (presidente Confindustria): «Vogliamo rafforzare l’operato del Governo, non certo per boicottarlo»

Nessun attacco al Governo, al contrario le nostre valutazioni vogliono «rafforzare l’operato del Governo, non certo per boicottarlo». Così Carlo Bonomi, presidente di Confindustria, si esprime in merito alla bozza del decreto sulle delocalizzazioni. «Non posso che registrare che le critiche non sono solo nostre».

«C’è una diversità di opinioni tra i partiti e tra gli autori della bozza di decreto e il ministro Giorgetti, che sempre del Governo fa parte. Starei al merito: i due autori hanno detto che si ispiravano alla legge Florange francese. Peccato che proprio quella legge nella parte sanzionatoria sia stata smontata dal Consiglio costituzionale transalpino. Al Mise lo sanno benissimo: riproporla in Italia facendo finta di niente è un doppio errore», aggiunge in un’intervista al Huffington Post.

«Non sarò certo io a dire al presidente Draghi ciò che deve o non deve fare, perché lo sa e lo fa benissimo. Mi limito a constatare che siamo costretti a commentare misure che purtroppo continuiamo ad apprendere dai giornali. Il ministro Orlando dichiara che vuole fare un lavoro comune. Bene. E poi? Annuncia che porterà una bozza in Cdm. Così non va. Se si vuole fare un lavoro comune, il confronto deve precedere l’inoltro al Consiglio dei ministri dei testi dei decreti», sottolinea il leader degli industriali.

Sul tema licenziamenti, poi, osserva che «via Whatsapp non si possono fare, punto. Si vuole fare un lavoro comune? Benissimo: è quello che auspico. Ma insieme vuol dire insieme. Solo così si riesce a preservare il Governo consentendo all’Italia di vincere anche questa sfida».

Secondo Bonomi, poi, «se si vuol alimentare l’idea – come si è fatto – che il più del mondo imprenditoriale è selvaggio, allora è falsa retorica punitiva. Licenziare via Whatsapp non si può già fare per legge. Se si vuole fare una discussione seria sugli aiuti pubblici, io non sono contrario. Ma non è che le imprese prendono i soldi e scappano».

«La vera discussione da fare è un’altra. È sul tema delle imprese che chiudono. Credere per decreto di evitarlo obbligandole a esborsi aggiuntivi su cui deciderà lo Stato non solo è un’illusione, come testimoniato dalle misure analoghe già assunte nel Decreto Dignità. Significa che le multinazionali presenti in Italia devono mettere anche questo costo aggiuntivo nell’elenco di quelli sostenuti per produrre in Italia. Le scoraggiamo a venirci, più che convincerle a restarci. Occorrono misure serie di attrattività».

Infine, sule tema vaccino e green pass, Bonomi chiosa: «Noi siamo per l’obbligo vaccinale, però la politica non riesce a trovare una sintesi. Perché in molti col mondo no vax hanno flirtato. Abbiamo, pertanto, necessità urgente dell’obbligatorietà del green pass ovunque sui luoghi di lavoro».

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