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[Dialogo esclusivo] Gian Marco Centinaio (Lega): «Basta con la politica dei No. L’Italia deve correre, il turismo è in ginocchio. L’emergenza non può sopprimere l’economia»

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Il Presidente dell’Osservatorio economico e sociale Riparte l’Italia, Luigi Balestra, ha incontrato il senatore Gian Marco Centinaio, già Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali con delega al Turismo, per affrontare il tema della Ripartenza in concomitanza con l’insediamento del nuovo Governo.

Piano delle vaccinazioni e ripresa economica si implicano vicendevolmente. Più in generale vi è la necessità di ripensare al rapporto tra sanità ed economia perché sia in grado di riflettere, non già posizioni di antagonismo, ma un binomio virtuoso. Quale può essere una prospettiva corretta d’azione?

La pandemia ha posto in evidenza molte lacune della sanità nazionale ma anche significative eccellenze sulle quali intere comunità hanno potuto contare. Altrettanto però si è evidenziata la necessità di una sanità decentrata, snella, tempestivamente a disposizione dei cittadini. Senza timore di essere sconfessato e senza interessi di parte, in molte regioni amministrate dalla Lega si è prodotto uno sforzo oltre l’immaginabile. Penso all’ospedale Fiera di Milano o al capillare tracciamento dei contagi organizzato dal Veneto: sia il presidente Fontana che il presidente Zaia – congiuntamente agli altri presidenti della Lega – hanno dato prova di grande capacità nella gestione sociale ed economica della pandemia. Hanno saputo veicolare le risorse necessarie destinandole alle esigenze del territorio: questo è il rapporto tra economia e sanità a cui è doveroso puntare”.

L’dea di un’Italia alla rincorsa di obiettivi, tutta dedita al recupero del tempo perduto, in un passato anche lontano, è ricorrente. Quale ipotesi di piano potrebbe rivelarsi maggiormente efficace?

L’Italia deve correre, deve recuperare terreno, tenendo sotto controllo l’epidemia ma sviluppando la migliore energia economica che faccia da volano alla ripresa del Paese. Serve liberare i cantieri da burocrazia e lungaggini e pensare ad un’incessante sviluppo infrastrutturale, procedere cioè spediti con l’apertura di cantieri su tutto il territorio nazionale, una “cura” imponente che sappia coniugarsi con le esigenze dei nostri territori, delle nostre comunità e con l’ambiente, che non è nemico dello sviluppo”.

In non poche occasioni si assiste a una conflittualità Stato-Regioni. Dal suo punto di vista quali dovrebbero essere le dinamiche lungo le quali indirizzare una collaborazione virtuosa?

“Come dicevo, serve un nuovo rapporto tra Stato e Regioni, che non sia di facciata come quello voluto dallo scorso governo. Anche il presidente Bonaccini, che non può certamente essere inquadrato nel fronte sovranista o di centrodestra, ha avuto più di un conflitto con il governo o ha cozzato contro inverosimili posizioni dello Stato. Basta col centralismo sordo, basta con l’arroganza da potere centrale, basta considerare gli italiani inaffidabili o incapaci e perciò da controllare passo passo. Se questo paese riuscirà a risollevarsi, sarà merito di comunità capaci di fare la propria parte in autonomia, che non significa arbitrio o fughe in avanti”.

La rivoluzione verde è uno dei grandi obiettivi del futuro; i temi che essa evoca fanno sempre più breccia nella sensibilità dei cittadini, ponendo in luce un’esigenza di dar vita a plurimi e ineludibili interventi. Su quali progetti occorrerebbe focalizzare l’attenzione?

“Più che un progetto specifico, su cui saranno la comunità scientifica e gli esperti di settore a specificare importanze e priorità, ritengo che affinché ci sia una vera rivoluzione verde si parta con idee chiare e condivise e con la certezza di quello che non serve: no all’ambientalismo ideologico, basta con la “politica dei no” che immobilizza e depotenzia e che fa perdere occasioni e finanziamenti. Tutti condividiamo la necessità di un ambiente sano, preservato, tutelato, ma il punto è un altro: è fondamentale ragionare non più a compartimenti stagni, va superata la dicotomia politica che contrappone sviluppo e ambiente; serve cioè una visione circolare ed integrata che metta sempre al centro i bisogni dei cittadini”.

Il settore del turismo è risultato tra i più penalizzati, di modo che bisognerà concepire linee di intervento particolarmente incisive. A suo avviso in quale direzione?

“Fatemi formulare subito gli auguri di buon lavoro al neo ministro della Lega Massimo Garavaglia. Persona perbene, grande lavoratore, abituato al lavoro e non alla polemica: proprio quella personalità che serve a rianimare il comparto.

Dice bene: il turismo italiano ha pagato un conto salatissimo alla pandemia ed alla crisi economica che si è scatenata successivamente. Mi faccia anche dire però, che il settore è stato progressivamente abbandonato e lasciato al suo destino e che questo modo di fare ha nomi e cognomi. Non bastassero i ristori che, in diversi casi, ancora devono arrivare sul conto di quegli imprenditori che hanno dovuto chiudere o non hanno riaperto, ma l’incuria che è stata riservata al turismo ed alla sua filiera è stata, in alcuni casi, imbarazzante.

È mancato un dialogo strutturato e strutturale con tour operator ed agenzie dettaglianti – di cui alcuni neanche conoscevano la differenza – con i balneari, con le guide turistiche, con il settore dell’accoglienza e della ristorazione. Così non può andare, se si pensa al peso che il turismo ha sul nostro Pil”.

Uno degli elementi chiave ai fini della produzione di valore aggiunto, anche sul piano della competitività, è il made in Italy. Come può essere ulteriormente rafforzato?

“Sicuramente cercando di rafforzarlo realmente. Mi spiego meglio: non più tardi di una decina di giorni fa, a Bruxelles, la Commissione Europea ha illustrato lo Europe’s Beating Cancer Plan – onorevole serie di propositi nella lotta al cancro – che inspiegabilmente, però, basa la sua progettualità sulla equiparazione tra fattori di rischio ed il consumo di vini, insaccati, ed altre eccellenze europee ma italiane in particolare. In poche parole: un attacco frontale alla nostra enogastronomia, al nostro settore vinicolo ed alle realtà dell’agroalimentare. Schedare un Chianti, un prosciutto San Daniele senza tenere in conto filiere e lavoratori è semplicemente aberrante. La Lega è in Europa per cambiare questa Europa”.

Un alleggerimento della pressione fiscale potrebbe contribuire al rilancio dei consumi, tenuto peraltro conto che uno dei temi del dibattito di questi giorni è l’introduzione di una patrimoniale?

“Non ci sarà nessuna patrimoniale, nessun prelievo forzoso dalle tasche degli italiani. Questo va detto con chiarezza e con altrettanta chiarezza va detto che questo è quanto chiedeva la Lega quale condizione per poter discutere di una partecipazione al governo. Non ci sarà aumento della pressione fiscale ma l’impegno di promuovere un tavolo di lavoro che ponga, invece, il tema della riduzione della pressione fiscale e che ne delinei un percorso di fattibilità e di applicazione. Alla Lega aver garantito gli italiani basta e avanza”.

Il Nord nella pandemia è stato fortemente martoriato e penalizzato dal virus. Ha però una struttura organizzativa che ha sempre dato buona prova di sé. Quale strategia vede per la ripartenza?

“Il Nord è composto da straordinarie donne e uomini che ne rappresentano il vanto e l’onore. Forze dell’Ordine, personale sanitario, insegnanti, fino ai semplici cittadini: con compostezza hanno pagato un prezzo esorbitante, intere famiglie annientate dal coronavirus, avviate attività commerciali piegate in un colpo. Eppure il Nord non ha masi smesso di operare, di cooperare, di progettare e di realizzare. Ora va aiutato, va sostenuto: anche stavolta la Lega farà la sua parte, per la sua gente, fra la sua gente”.

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