Il Think Tank Quotidiano della Classe Dirigente

Adesso cogliamo l’occasione per ripensare lo sviluppo industriale del Paese

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Oggi siamo di fronte ad una sfida epocale. La risposta che daremo plasmerà il futuro dell’Italia per decenni a venire. Noi tutti abbiamo il dovere e la responsabilità di prevedere gli scenari futuri, fare proposte concrete e impegnarci in prima persona come cittadini, come imprenditori, ma anche come associati di Confindustria, realtà che può svolgere un ruolo cruciale nel disegnare il mondo che auspichiamo. In questo modo, potremo superare la crisi e trasformarla in una piattaforma per il rilancio del nostro Paese.

Dobbiamo vivere il momento complesso che l’Italia sta affrontando come stimolo per (ri)pensare una strategia di sviluppo industriale vera, da Stato, senza rincorrere i sondaggi del momento per qualche pugno in più di voti. Il nostro vuole essere un appello alla classe politica, che possa prendere coscienza del fatto che senza un disegno di lungo periodo, il rischio è quello di un declino inarrestabile.

Per uscire dalla crisi, la soluzione immediata è quella di iniettare liquidità alle imprese, e misure aggiuntive a quelle creditizie come l’abolizione dell’Irap e – finalmente – il pagamento dei crediti che le imprese vantano verso la Pubblica Amministrazione vanno certamente nella giusta direzione. Ma una volta spento l’incendio, va programmato lo sviluppo industriale come sistema Paese, o ci ritroveremo in eterno a discutere della gestione del debito pubblico – inevitabilmente aumentato – mentre il declino travolgerà l’Italia, sia sul piano economico che nei rapporti di forza internazionali.

La produttività italiana è ferma da 20 anni e stiamo assistendo ad un progressivo invecchiamento dell’apparato produttivo del nostro paese. Serve quindi una politica economica orientata allo sviluppo con investimenti massicci in infrastrutture fisiche e digitali, una formazione diffusa e di qualità, e pacchetti di incentivi per le imprese che innovano, crescono e conquistano nuovi mercati creando benessere e lavoro. Bisogna anche tutelare le nostre eccellenze, a partire dal Made in Italy, e dare nuovo ossigeno a settori come quello della moda che ci rappresentano in tutto il mondo e sono stati messi a durissima prova in questi mesi.

Dobbiamo avere prima di tutto il coraggio di guardarci allo specchio: già prima di questa emergenza la “nave” dell’economia e dell’industria italiana imbarcava acqua, per non dire che stava lentamente affondando. Tanto più oggi, è necessario intervenire con una strategia coerente ed una visione di lungo periodo – di almeno 15-20 anni – affrontando e sciogliendo nodi per troppo tempo rimandati. L’alternativa è il naufragio e l’Italia sarà definitivamente superata, come realtà industriale ed economica, da altri protagonisti.

Snellimento delle regole e semplificazione delle procedure burocratiche sono non meno importanti delle misure economiche. Il sistema legislativo italiano è farraginoso, e lo si vede anche nel decreto liquidità (o nel più recente decreto rilancio di 464 pagine). Un’iniziativa positiva in teoria diventa un calvario all’atto pratico, con richieste di documentazione e garanzie e mille gangli che rallentano l’erogazione dei fondi, ciò di cui avrebbero maggior bisogno le imprese per far fronte ai pagamenti di stipendi e fornitori.

Serve un nuovo patto generazionale, orientato alla crescita e allo sviluppo sostenibile. I giovani, con le loro energie, possono essere i protagonisti di questo cambio culturale. Dobbiamo puntare allora su innovazione e sostenibilità, ma dobbiamo anche ricostruire il rapporto di fiducia con il mondo della scuola, per ripensare il paradigma della formazione. Ma soprattutto, per combattere la fuga di cervelli che prosciuga il nostro Paese dei suoi migliori talenti (vera ricchezza da cui ripartire) lo Stato, con la nostra collaborazione, deve trovare una soluzione per valorizzarli e farli rimanere anziché vederli fuggire all’estero.

Auspichiamo un maggior sostegno ai consumi, che preveda ad esempio un affiancamento alle imprese nell’utilizzo di tutti gli strumenti che possano agevolare le relazioni commerciali, ed una politica comunicativa che incentivi la ripresa più che il paura.

Tutti i cittadini hanno mostrato grande senso di responsabilità e forza morale nell’affrontare questa crisi, anche nei suoi aspetti sociali più pervasivi. La risposta a questo sforzo collettivo deve arrivare da una classe politica impegnata non solo a gestire la quotidianità, ma a progettare il futuro. Se si propongono provvedimenti studiati per racimolare qualche voto in più, con misure poco più che assistenzialistiche, non si possono risolvere i problemi di base del sistema produttivo e non si può tracciare una traiettoria per un futuro migliore. In sintesi, non si crea fiducia, di cui invece c’è grande bisogno.

In altre parole, diventa fondamentale distinguere le priorità dalle emergenze; le prime – cioè le strategie – devono imporsi sulle seconde, e non viceversa. E allora visioni e strategie di lungo periodo, di rilancio del Sistema Paese non possono svanire di fronte all’emergenza, carica di “presente”, di paura, di caos.

Puntiamo allora sulle priorità e facciamo sì che questa diventi l’occasione per ripensare al futuro del nostro Paese, dell’economia e del sistema produttivo. Per farlo, è necessario ascoltare la voce degli imprenditori, che si misurano quotidianamente con una competizione globale e superano le difficoltà facendo impresa in modo virtuoso e corretto e creando ricchezza, lavoro e benessere condiviso.

Gli autori sono i candidati alle elezioni della Presidenza del Consiglio Centrale di Confindustria – Giovani Imprenditori per il mandato 2020-2023: Eugenio Calearo Ciman (Confindustria Vicenza, candidato Presidente), Kevin Bravi (Confindustria Romagna), Marienza Calia (Confindustria Basilicata), Angelica Donati (Unindustria), Debora Ianni (Confindustria Ivrea-Canavese), Domenico Lorusso (Confindustria Bari B.A.T.), Francesca Morandi (Associazione Industriale Bresciana), Paolo Possenti (Unione Industriale Pisana), Nicoletta Saliani (Confindustria Bari B.A.T.), Edoardo Vernazza (Confindustria La Spezia).

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