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Viaggio tra i numeri dell’Italia insicura. Tra percezione e realtà | L’analisi di Giuseppe Coco

Nelle decisioni pubbliche, come è noto, la prima regola è conoscere per deliberare (Einaudi).

In alcuni ambiti però, sopra tutti la sicurezza, conoscere le dimensioni oggettive dei fenomeni non è sufficiente per prendere una decisione politicamente efficiente, per ragioni legate all’emotività e alla percezione dei fenomeni.

Sarebbe compito dei mezzi di informazione quello di rendere più vicina possibile la percezione alla realtà.

Con questo spirito propongo di esaminare i dati sulla sicurezza in Italia per capire se le retoriche adottate dai partiti abbiano un fondamento.

Com’è noto il governo ha licenziato un ulteriore decreto sicurezza sull’onda di alcuni fatti di cronaca, in particolare di reati minorili.

Secondo questa ipotesi saremmo in uno stato di degrado e crescenti minacce all’ordine pubblico.

L’opposizione da canto suo sostiene che non sono necessari nuovi reati o un giro di vite, ma una maggiore presenza delle forze dell’ordine.

Per una curiosa inversione dei ruoli stavolta la sinistra, quindi, ritiene che abbiamo bisogno di più poliziotti.

Partiamo dallo stato dell’ordine pubblico, ed in particolare i reati connessi a comportamenti violenti.

Il 2025 è stato un anno da record (minimo) per gli omicidi volontari, 285, negli anni precedenti oscillavano con trend in leggera diminuzione attorno ai 320.

Dal 2024 al 2025 c’è stato un calo del 15% circa, nonostante l’Italia fosse già prima il paese col tasso di omicidi più basso (fatta eccezione per città stato o paradisi fiscali per ultra-ricchi).

Pensate che singole città di media grandezza negli Stati Uniti registrano un numero di omicidi maggiore di tutto il nostro paese.

Anche gli omicidi in ambito famigliare/affettivo, le cui vittime sono per 2/3 di sesso femminile, e sui quali in ogni caso l’Italia aveva già numeri relativamente bassi, sono in calo del 17% dal 2024.

Il quadro complessivo non appare quello di una nazione violenta.

Un quadro diverso però emerge dalla considerazione della violenza minorile.

Tutti i reati gravi per cui c’è una segnalazione di un minore, che erano in decremento dal 2010 al 2018, sono in significativo aumento dal 2019 al 2023.

Le rapine più che raddoppiano, lesioni e stupri aumentano di circa 1/3.

Si tratta di aumenti che non possono essere anomalie statistiche anche perché i trend crescenti sono chiari.

La metà dei segnalati sono stranieri.

Nel complesso, quindi, emerge ancora una situazione non emergenziale, ma che lascia pensare che le cose potrebbero peggiorare in futuro.

Esaminiamo ora l’affermazione secondo la quale sarebbe necessario un rafforzamento delle forze dell’ordine.

Secondo dati Eurostat, l’Italia con 400 poliziotti ogni 100mila persone è uno dei paesi con più forze dell’ordine in Europa (sopra di noi Grecia, Cipro e Bulgaria).

La media europea è di circa 340.

Anche tra i paesi del G7 l’Italia si colloca ai massimi (molto più degli Stati Uniti, Canada e Giappone).

Sui nostri livelli o superiori, insomma, ci sono ad oggi pochissimi stati, soprattutto stati autoritari (ad esempio la Russia che ne ha 565).

In ultima analisi, se cerchiamo una causa per le difficoltà di assicurare l’ordine pubblico non sembra potersi affermare che si tratti di una mancanza di personale, ma più probabilmente di efficacia del sistema giustizia.

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