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Tlc: la rete unica, il ruolo di Tim, la fusione difficile con Open Fiber

Tim è favorevole a creare una rete unica delle tlc a patto di mantenere la maggioranza ma questo non è possibile “perché si tornerebbe al monopolio della rete nelle mani di un operatore verticalmente integrato: le autorità antitrust non lo permetterebbero. Gli altri operatori oggi possono scegliere tra la rete di Tim e di Open Fiber, domani sarebbero costretti a usare la rete del loro principale concorrente: risponderebbero a suon di ricorsi. Se poi intervenisse Cdp a fianco di Tim si porrebbe anche un problema di aiuti di Stato”. Lo afferma in un’intervista a Repubblica Franco Bassanini, presidente di Open Fiber (50% Enel e 50% Cdp), spiegando che anche se Tim si avvia a scorporare la sua rete secondaria con la partecipazione del fondo americano Kkr e di Fastweb questo “non risolve il problema. Si tratta solo di un pezzo della rete fissa, dagli armadi di Tim fino alle case, ma fino agli armadi si dovrebbe arrivare con la rete di proprietà di Tim. Abbiamo bisogno invece di una infrastruttura unica completa e integrata, che comprenda l’intera rete fissa, l’infrastruttura passiva del 5G, i data center di prossimita’ dell’edge cloud computing”. Secondo Bassanini, “occorre innanzitutto togliere dal tavolo l’ipotesi di un ritorno al monopolio Tim dell’infrastruttura. Non si può fare; e non garantirebbe la fine delle resistenze di Tim ad accelerare la dismissione del rame. Una forte moral suasion del governo dovrebbe spingere Tim a separare le infrastrutture dai servizi. Tim infrastrutture potrebbe fondersi con Open Fiber in una società unica neutrale e non verticalmente integrata, che avrebbe in Cdp il suo anchor investor”. Agli azionisti Telecom, tra cui c’è la francese Vivendi con il 24%, “il governo potrebbe proporre incentivi volti a valorizzare adeguatamente gli asset di Tim. Per esempio caricando sulla infrastruttura unica una quota del debito e del personale di Tim più che proporzionale. O prevedendo una remunerazione degli stranded costs dell’accelerata dismissione del rame, come si fece in passato nel settore elettrico”. Se gli azionisti Tim non fossero d’accordo su questa soluzione “non resterebbe che una strada: che il governo decidesse che comunque, con Tim o senza, occorre assicurare a tutti entro il 2022/3 la rete unica di nuova generazione di cui il Paese ha bisogno: chiamare dunque a raccolta in Open Fiber tutti quelli che ci stanno, a partire da Cdp e Enel, alle altre Telco (Vodafone, Wind, Iliad, Tiscali, Sky, Sorgenia, Tiscali), e agli investitori infrastrutturali (Kkr, Macquairie, i fondi pensione, le casse di previdenza) per raccogliere le risorse necessarie per un piano di copertura integrale del territorio nazionale con la fibra, il 5G, l’edge cloud. Oggi OF cabla 3 milioni di case all’anno, così si potrebbe salire a 4 o 5 e il gioco è fatto. Tim deciderà poi se aggregarsi o meno”, conclude.

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