La transizione è una necessità ma bisogna dare tempo alle imprese di riconvertirsi. Lo chiarisce il ministro per la Transizione ecologica, Roberto Cingolani, in un’intervista a “La Stampa”, all’indomani dell’incontro di Greta Thunberg con il premier Mario Draghi.
“C’è un comparto automotive che è basato sulla combustione interna, e dovremo progressivamente abbandonarlo per passare all’elettrico e a combustioni alternative. Abbiamo 13 milioni di automobili euro zero e euro 1, la gente se le tiene perché non ha i soldi, se noi li portassimo sugli euro 6 l’impatto sarebbe enorme. Ci sono nove anni di tempo per fare il primo salto, poi altri venti. Cerchiamo di salvaguardare il lavoro e diamo modo alle filiere di riconvertirsi”, ha affermato il ministro.
“Il lavoro che abbiamo fatto è tutto il contrario del “bla bla bla” – sottolinea -. A Milano è successo qualcosa di importante, con quattrocento ragazzi che hanno preso l’aereo e, per due giorni, hanno lavorato per produrre un documento di proposte. Il nostro impegno è portare questo testo alla Cop 26. E’ giusto che loro provochino, ed è nostro compito dare risposte. I giovani fanno un discorso molto corretto: quando saranno adulti, pagheranno il prezzo dei nostri errori. E quindi chiedono di sedersi al tavolo adesso, di essere rappresentati. Certo, la situazione è complessa. Parliamo tutti di transizione energetica e abbiamo la certezza che non è procrastinabile. Ma sappiamo che si tratta della più grande opportunità del secolo. Va trattata in strettissima connessione”.
A proposito degli impegni presi da Draghi, “il Pnrr – ha messo in evidenza Cingolani – è assolutamente audace. Porteremo l’energia prodotta dalle rinnovabili oltre il 70%, stiamo spingendo per accelerare i permessi e abbiamo messo in cantiere grandissimi investimenti sull’economia circolare. Il punto è che l’ambizione non può fermarsi qui, bisogna riuscire a mettere a terra i risultati di queste azioni. Ma noi produciamo l’1% dei gas climalteranti, metterci a posto la coscienza non basta”.








