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[L’intervento] Piero Cipollone (Vice Direttore Generale della Banca d’Italia): «Crisi climatica, pandemia, guerra e la tragedia dell’orizzonte breve»

Riportiamo integralmente l’intervento di Piero Cipollone, Vice Direttore Generale della Banca d’Italia, dal titolo “Transizione energetica, finanza e clima: sfide e opportunità”, al convegno “Ambiente, Mercato, Comunità: spunti per l’educazione alla ragione”, organizzato a Roma dal Ministero dell’Istruzione.

Introduzione

Da oltre un ventennio il cambiamento climatico è considerato una delle minacce principali per il nostro pianeta, sullo stesso piano dei pericoli derivanti dall’uso delle armi nucleari e più di recente dal contagio pandemico. Queste fonti di rischio sono purtroppo di attualità. La guerra in Ucraina, in corso ormai da oltre 100 giorni, con i suoi risvolti geopolitici, ha introdotto un brusco cambiamento nel nostro recente passato di pace e di cooperazione globale. I territori interessati sono colpiti da una crisi umanitaria che coinvolge milioni di persone e di cui purtroppo non si vede una soluzione a breve. Tensioni geopolitiche di questa gravità che pensavamo sopite con la fine della guerra fredda, possono incidere nel lungo periodo sugli equilibri internazionali, sulla circolazione di merci e capitali, sul progresso scientifico e culturale che si alimenta anche attraverso lo scambio di conoscenza e la cooperazione globale.

Dal punto di vista economico, la guerra ha peggiorato le prospettive di crescita, ancora segnate dagli effetti persistenti della pandemia, ha causato un ulteriore deciso aumento dei tassi d’inflazione, proprio su quei beni, alimentari ed energia, che maggiormente incidono sul benessere delle fasce di popolazione più vulnerabili. L’elevata incertezza mette a rischio anche i progressi fin qui raggiunti nella costruzione di un nuovo modello di sviluppo sostenibile, più inclusivo e più responsabile verso l’ambiente.

I cambiamenti climatici sono generati dall’innalzamento della temperatura terrestre, che dal periodo preindustriale ad oggi è già aumentata di 1,1°C. Secondo gli scienziati l’attività dell’uomo è la principale causa dell’aumento della concentrazione di gas serra, generati dall’uso dei combustibili fossili, nell’atmosfera; ne deriva l’aumento della frequenza e della pervasività degli eventi climatici estremi che colpiscono il nostro pianeta.

I rapporti del Panel Intergovernativo sui cambiamenti climatici segnalano che queste tendenze proseguiranno con l’intensificarsi di fenomeni naturali acuti, come alluvioni, innalzamenti del livello dei mari o ondate di calore e implicazioni critiche per gli ecosistemi, la salute umana, la sicurezza alimentare, la disponibilità di fonti d’acqua, le infrastrutture materiali.

L’obiettivo di limitare l’innalzamento della temperatura globale diventa decisivo per garantire alle generazioni future la stessa qualità di vita di quelle attuali. L’equità intergenerazionale richiede una visione unitaria della dimensione ambientale e della dimensione sociale, strettamente legate al concetto più generale di sostenibilità, che – come formulata nel 1987 dalla Commissione Bruntland delle Nazioni Unite – si fonda sull’impegno a garantire che le decisioni e azioni odierne non compromettano la libertà di scelta delle generazioni future.

L’attuale aumento dei prezzi dell’energia prodotta da combustibili fossili, la necessità di garantire la sicurezza energetica e la contrapposizione tra blocchi di paesi possono indebolire la cooperazione multilaterale necessaria a contrastare il cambiamento climatico e a rallentare la transizione verso la neutralità carbonica (equivalenza delle emissioni prodotte e assorbite). Allo stesso tempo possono emergere nuove opportunità, soprattutto nelle economie maggiormente dipendenti dalle importazioni di combustibili fossili, come la nostra, per accelerare l’utilizzo delle fonti rinnovabili, meno costose e più sicure anche sotto il profilo dell’indipendenza energetica.

In ambito economico e finanziario, le banche centrali e le autorità di supervisione, le istituzioni internazionali e i mercati finanziari stanno ponendo un’attenzione crescente al problema per comprenderne le implicazioni sul settore finanziario e sulla stabilità finanziaria. La transizione verso un’economia più sostenibile è un processo di lunga durata, di natura globale, condizionato da numerosi fattori caratterizzati da elevata incertezza. Nella definizione dei probabili scenari futuri occorre considerare gli effetti economici degli eventi estremi connessi ai cambiamenti climatici (i cosiddetti rischi fisici) e gli effetti economici associati all’adozione di scelte politiche più o meno lungimiranti, alla diffusione di nuove tecnologie verdi e ai cambiamenti delle preferenze del mercato (rischi di transizione).

L’urgenza della questione climatica riflette anche la crescente sensibilità della collettività sul tema, diventato ormai centrale nelle agende politiche nazionali ed internazionali. In particolare i giovani sono sempre più consapevoli dei rischi ambientali, soprattutto quelli relativi a danni irreversibili ai nostri ecosistemi. I giovani chiedono di poter incidere sui processi decisionali che avranno maggiori conseguenze sulla loro generazione; per rafforzare il loro contributo c’è bisogno di un supporto educativo anche sul fronte delle competenze economico-finanziarie, in quanto la transizione energetica e la salvaguardia del pianeta richiedono importanti riforme economiche e ingenti investimenti pubblici e privati. In questo contesto la scuola è fondamentale.

Le iniziative delle autorità politiche

Il 2015 scandisce una fase importante della cooperazione internazionale: gli Stati condividono obiettivi di ampio respiro per orientare il loro impegno in materia di ambiente, società e persone. Con l’Agenda 2030, l’Organizzazione delle Nazioni Unite adotta un programma d’azione che considera 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile, quali la lotta alla povertà, l’eliminazione della fame e il contrasto al cambiamento climatico. Sul clima, sempre nel 2015, è stato siglato l’Accordo di Parigi, con il quale gli Stati si sono impegnati a mantenere l’incremento della temperatura media globale rispetto ai livelli pre-industriali al di sotto dei 2 °C e preferibilmente a 1,5°C.

Secondo l’ultimo Rapporto dell’Agenzia Intergovernativa dell’ONU sul clima in assenza di drastiche riduzioni nella produzione di gas serra si arriverebbe a un innalzamento delle temperature compreso tra 1,4 e 4,4°C entro il 2100, in funzione del sentiero delle emissioni di gas serra. Nello scenario più pessimista l’incidenza e l’impatto degli eventi climatici estremi, come siccità durature, incendi, alluvioni e tempeste comporterebbe danni economici di entità molto elevata, anche nel nostro continente. Per contenere l’aumento delle temperature entro 1,5°C è pertanto necessario dimezzare le emissioni ogni 10 anni per arrivare alla neutralità carbonica nel 2050 e occorre inoltre sostenere ingenti spese per adattarsi agli effetti dei cambiamenti climatici.

L’Unione Europea – sottoscrivendo l’Agenda 2030 e l’Accordo di Parigi – ha posto al centro delle proprie politiche la sostenibilità nelle sue dimensioni ambientale e sociale, dando una chiara priorità alle azioni per il contrasto e la mitigazione dei cambiamenti climatici. Sulla base di queste scelte di fondo, è stato lanciato nel 2018 il Piano d’azione sulla finanza sostenibile per reindirizzare i flussi di capitale verso investimenti sostenibili e gestire i relativi rischi finanziari.

L’impegno è stato rafforzato nel tempo in più occasioni; con il Green Deal europeo del 2019 è stata definita una serie di iniziative legislative e di investimenti per raggiungere in concreto la neutralità climatica nel 2050. La strategia verde a lungo termine è stata poi confermata anche nella gestione dell’emergenza pandemica: oltre un terzo degli investimenti dei fondi del nuovo piano Next Generation EU è stato destinato agli obiettivi ambientali del Green Deal. Più di recente, il livello di ambizione è stato ulteriormente innalzato con il piano “Fit for 55” dello scorso anno, che fissa l’obiettivo di abbattimento delle emissioni nette di gas serra di almeno il 55 per cento entro il 2030, rispetto alle emissioni del 1990.

Il percorso è diventato ancora più urgente anche alla luce dei rischi per la sicurezza energetica provocati dalla guerra in Ucraina che mettono a repentaglio l’accesso alle fonti di energia fossile. A tale riguardo la Commissione ha proposto il programma REPowerEU per conseguire una maggiore sicurezza energetica riducendo la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili, accrescendo la diversificazione degli approvvigionamenti, innalzando l’efficienza nell’uso di energia e il ricorso a fonti rinnovabili. Con il programma REPowerEU, gli Stati membri possono includere nei propri piani nazionali nuovi interventi, da finanziare in larga parte con risorse comuni.

Il ruolo delle banche centrali

La promozione dello sviluppo sostenibile e il contrasto al cambiamento climatico rientra principalmente nella responsabilità dei governi nazionali, gli unici che hanno gli strumenti, sotto forma di incentivi (ad esempio, assegnando un prezzo alle emissioni carboniche), regolamenti e sanzioni, in grado di indurre più efficacemente la transizione verso una economia a basse emissioni5. Prendendo a prestito il tema di quest’anno della Giornata Mondiale della Biodiversità occorre riconoscere che “siamo parte della soluzione”: considerate la portata e le interrelazioni delle sfide, tutti gli attori devono dare il loro contributo: le autorità, le imprese, la finanza, gli individui, compresi i più giovani, anche grazie al supporto del sistema scolastico, che può incidere sui comportamenti e gli atteggiamenti dei decisori economici e sociali del prossimo futuro.

Anche le banche centrali possono svolgere la loro parte. I profili di sostenibilità, e in particolare i rischi climatici, ne influenzano infatti la loro capacità di adempiere ai propri compiti istituzionali e in particolare: favorire la stabilità dei prezzi, perseguendo uno specifico obiettivo in termini di tasso d’inflazione; salvaguardare la stabilità finanziaria, mediante un’attenta analisi e sorveglianza dei del sistema finanziario; vigilare sugli intermediari finanziari. A livello di conoscenze, i rischi climatici richiedono lo sviluppo di nuove capacità di analisi empirica e teorica: i modelli macroeconomici e gli interventi delle banche centrali devono essere rivisti per tener conto degli aspetti peculiari dei fattori di sostenibilità.

A questo riguardo, le banche centrali nell’area dell’euro (la BCE e le altre banche centrali nazionali dell’Eurosistema), stanno lavorando attivamente in questi anni. È stata concordata una posizione comune sui principi di sostenibilità da considerare per la gestione dei propri portafogli finanziari in euro non legati alla politica monetaria; l’accordo promuove la divulgazione e la comprensione dei rischi legati al clima proprio a partire dagli investimenti finanziari che le stesse banche centrali scelgono di fare, in un’ottica di sana e prudente gestione delle proprie risorse finanziarie, adottando una prospettiva di lungo periodo.

I fattori climatici saranno inoltre inclusi nei modelli macroeconomici, per controllare la trasmissione sul sistema economico delle scelte di politica monetaria, e nella nuova strategia di politica monetaria per adeguare la valutazione delle garanzie e gli acquisti dei titoli. Infine, i rischi climatici e ambientali stanno gradualmente entrando nel mandato di vigilanza bancaria per consentire una valutazione più completa della solidità degli intermediari.

Anche nel settore dei pagamenti, essenziale per il buon funzionamento del sistema economico e finanziario, l’Eurosistema sta promuovendo iniziative che hanno un risvolto “verde”: pagamenti elettronici; infrastrutture di mercato come ad esempio la piattaforma TIPS per i bonifici bancari istantanei (TARGET Instant Payment Settlement); l’analisi per l’introduzione di un euro digitale emesso dalla banca centrale. Queste soluzioni presentano un’impronta ecologica di gran lunga inferiore rispetto alle banconote e alle criptovalute; ricordo in particolare che quest’ultime consumano grandi quantità di energia.

Il cambiamento climatico, per sua definizione, è una questione globale; anche le politiche volte ad affrontarne le conseguenze dovrebbero essere globali e coordinate. Dal 2017 le banche centrali e le autorità di vigilanza collaborano insieme nel Network for Greening the Financial System, NGFS, un consorzio di oltre 100 membri in tutto il mondo, che supervisionano le più importanti banche e compagnie assicurative a livello globale. La Banca d’Italia aderisce dal 2019 al NGFS e contribuisce attivamente a tutti i filoni di lavoro, dedicati alla vigilanza prudenziale, all’analisi macroeconomica, agli investimenti sostenibili, al miglioramento dei dati di sostenibilità e alla ricerca sulle questioni climatiche e ambientali di interesse dei partecipanti.

Il ruolo della finanza

La Commissione Europea ha stimato che il raggiungimento degli attuali obiettivi climatici ed energetici per il 2030 richiederà investimenti nel settore energetico (esclusi i trasporti) per 336 miliardi di euro all’anno, pari al 2,3 per cento del PIL. Per mobilitare questa mole di risorse è necessario un forte coinvolgimento della finanza. Le banche e gli altri intermediari finanziari, dato il loro ruolo fondamentale nell’allocazione del capitale, possono incanalare le risorse verso progetti, imprese e strumenti che contribuiscono maggiormente alla transizione energetica ed ecologica.

A tal fine considerazioni di sostenibilità andranno incluse in misura crescente nei processi di investimento, integrando il tradizionale paradigma dell’investitore che fa le sue scelte tenendo conto contemporaneamente del potenziale rendimento ottenibile e dei rischi connessi, consapevole che a maggiori rendimenti corrisponderanno maggiori rischi. Il nuovo paradigma deve infatti contemplare i rischi climatici tra i fattori che influenzano la probabilità con cui i rendimenti promessi da un investimento si realizzeranno.

In questi anni, i flussi di investimento a favore della finanza sostenibile sono aumentati in modo significativo e ciò è stato confermato anche dopo lo scoppio della pandemia. Secondo i dati della Global Sustainable Investment Alliance, nel 2020 gli investimenti finanziari sostenibili costituivano circa il 36 per cento degli attivi globali in gestione, per un valore complessivo di circa 35 mila miliardi di dollari, un valore più che doppio rispetto a quello del 2016.

Nel primo trimestre di quest’anno, tuttavia, in concomitanza con il deterioramento dello scenario macroeconomiche e con le tensioni geopolitiche, i nuovi flussi d’investimento a livello globale nei fondi di finanza sostenibile hanno registrato un calo importante (circa il 36 per cento rispetto al quarto trimestre 2021), sebbene inferiore a quello riportato dall’intero mercato dei fondi d’investimento.

Affinché gli investimenti a favore della transizione energetica si consolidino, la finanza deve affrontare alcune sfide decisive che, al tempo stesso, offrono importanti opportunità.

La prima sfida: ampliare l’offerta di strumenti finanziari sostenibili

La forte crescita della finanza sostenibile ha stimolato la creazione di una pluralità di strategie di investimento, da quelle più semplici – che tendono ad escludere dai portafogli alcuni titoli o settori, come la produzione di tabacco o armi, oppure le imprese che violano norme internazionali – a strategie più complesse che intendono privilegiare nella selezione delle imprese quelle più sostenibili o che possono generare un impatto positivo e misurabile sull’ambiente. Tutte queste strategie non sono alternative, ma possono essere combinate perseguendo specifici obiettivi finanziari e di sostenibilità.

Ciò nonostante, l’offerta di alcuni strumenti è ancora limitata. Ad esempio le obbligazioni sostenibili, ossia quelle che finanziano specifici progetti in campo ambientale o sociale, rappresentano ancora una piccola frazione del mercato obbligazionario globale e non in grado di soddisfare la domanda degli investitori in termini di quantità e scadenze. La ragione risiede principalmente nella difficoltà, per i professionisti della finanza di individuare e valutare i progetti da finanziare.

La seconda sfida: i dati

La disponibilità di dati ambientali e climatici è fondamentale per aumentare l’offerta di strumenti di finanza sostenibile e definire strategie d’investimento robuste. Tuttavia, nonostante i progressi compiuti negli ultimi anni, permangono importanti limiti nella disponibilità, affidabilità e comparabilità dei dati che ostacolano la capacità del mercato di allocare in modo efficiente i capitali verso i progetti più meritevoli.

Per affrontare la sfida dei dati sono state messe in campo diverse iniziative, come lo sviluppo di standard comuni per la comunicazione dei dati non finanziari delle imprese e la definizione di tassonomie verdi per individuare le attività economiche e gli strumenti finanziari sostenibili.

Nell’UE, la proposta della Commissione sulla rendicontazione di sostenibilità delle aziende migliorerà la quantità e la qualità dei dati sugli aspetti ambientali, sociali e di governance (ESG)10. A livello mondiale, il principale riferimento per la rendicontazione dei rischi climatici è stato sviluppato da un apposito gruppo (Task Force on Climate-related Financial Disclosure, TCFD) del Forum per la stabilita finanziaria. Le raccomandazioni della TCFD sono condivise da migliaia di organizzazioni, che includono istituzioni finanziarie che gestiscono investimenti di dimensioni significative.

Le tassonomie verdi possono rappresentare una soluzione efficace contro pratiche di rappresentazione non veritiera del grado di sostenibilità dei titoli o delle attività (greenwashing e ESG washing) e, al contempo, migliorare l’affidabilità e la comparabilità dei dati, poiché forniscono criteri tecnici specifici per distinguere tra attività verdi e attività che possono danneggiare l’ambiente. È fondamentale prevenire le pratiche scorrette, in quanto possono scoraggiare gli investitori dall’includere la sostenibilità tra i loro criteri di investimento e frenare lo sviluppo della finanza verde.

La terza sfida: la tragedia dell’orizzonte breve

La lotta ai cambiamenti climatici richiede orizzonti temporali che vanno aldilà di quelli tradizionalmente utilizzati dal mondo finanziario per valutare e definire le scelte di investimento. Si pensi alla necessità di finanziare, da un lato, una transizione che richiederà diversi decenni, dall’altro l’esigenza per gli investitori di ottenere ritorni finanziari in tempi decisamente più brevi. Questa dicotomia temporale che si traduce sul piano finanziario nella sfida tra rendimenti di breve termine e rendimenti di lungo periodo, appare evidente nel tempo che stiamo vivendo. Il forte aumento dei prezzi dei combustibili fossili verificatosi nell’ultimo anno con conseguente crescita dei rendimenti per le attività dei settori legati all’estrazione e alla produzione di energia di fonte fossile sta penalizzando i portafogli finanziari gestiti con strategie di sostenibilità, tradizionalmente meno esposti a questi settori più inquinanti.

C’è il rischio che si inneschino traiettorie divergenti tra paesi e tra settori, che potrebbero provocare un rallentamento del tragitto verso gli obiettivi di neutralità climatica stabiliti con l’Accordo di Parigi. Al tempo stesso gli elevati prezzi dei combustibili fossili possono incentivare lo sviluppo e l’adozione più rapida delle fonti di energia rinnovabile, accelerando quindi il processo di transizione. È fondamentale che si creino le condizioni necessarie alla transizione (incentivi, regolamenti e sanzioni), in modo che gli investitori possano cogliere appieno le opportunità di rendimento, probabilmente con tempi più lunghi, privilegiando attività verdi rispetto ad attività inquinanti, che, gradualmente, saranno penalizzate.

La quarta sfida: diffondere la conoscenza dei temi di sostenibilità

Su questa sfida la scuola può offrire un grande supporto, anche grazie all’insegnamento dell’educazione civica. L’importanza dell’inserimento di queste tematiche per i cittadini è ulteriormente rafforzata dalla recente modifica degli artt. 9 e 41 della Costituzione che ha introdotto un riferimento alla tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni.

La comprensione dei rischi fisici e dell’impatto dell’attività umana sui cambiamenti climatici trovano una naturale interconnessione con le Scienze naturali e con la Geografia e possono collegarsi facilmente anche alla Storia, con lo studio della rivoluzione industriale e dello sviluppo economico moderno.

Le ricadute economiche di tali impatti e la possibilità di mitigarle possono essere veicolate agli studenti soffermandosi sul concetto di beni pubblici (beni non-rivali e non-escludibili), o meglio dei “beni comuni”, e sul problema dei comportamenti opportunistici che spesso li affliggono. L’ambiente infatti è un bene pubblico soggetto ad esternalità negative e positive che vanno internalizzate attraverso l’intervento pubblico (incentivi e tasse). Ma l’ambiente è per molti versi anche un bene pubblico globale, il che ne rende ancora più difficile la sua tutela; il raggiungimento di accordi globali, come il già citato Accordo di Parigi, è cruciale per limitare i comportamenti opportunistici di alcune nazioni che potrebbero vanificare lo sforzo delle altre.

Questa consapevolezza consentirebbe ai più giovani di comprendere meglio i mutamenti del contesto economico e sociale in cui viviamo e le scelte di politica economica che incideranno sul loro futuro.

Come ho già accennato, i cambiamenti strutturali richiesti dalla transazione energetica richiederanno ingenti investimenti che dovranno essere finanziati anche dal risparmio privato. Per questo è importante comprendere anche gli sviluppi della finanza sostenibile, soffermandosi sui criteri e sugli strumenti finanziari a disposizione per canalizzare i risparmi privati verso investimenti sostenibili, nonché sulle azioni che le autorità nazionali ed europee stanno mettendo in campo per facilitarne lo sviluppo e prevenire fenomeni di greenwashing.

Nel campo dell’educazione finanziaria rivolta ai più giovani la Banca d’Italia è particolarmente attenta nell’affrontare gli aspetti legati alla sostenibilità e alla transizione energetica. Siamo convinti che queste tematiche possano essere trasmesse alle studentesse e agli studenti grazie al contributo fondamentale dei docenti; “formare i formatori” è infatti il nostro approccio per portare l’educazione finanziaria nelle scuole. La Banca ha partecipato nel corso dell’anno scolastico al Progetto Saper(e)Consumare promosso e finanziato dal Ministero dello sviluppo economico, in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione. Il progetto ha offerto ai docenti un percorso di formazione su quattro tematiche legate alla sostenibilità, tra cui uno sull’educazione finanziaria curato dalla Banca d’Italia, per promuovere queste competenze tra gli studenti. Oltre al materiale realizzato per questo progetto, già disponibile on-line, la Banca sta predisponendo altro materiale didattico e informativo sul nostro portale di educazione finanziaria, L’Economia per Tutti.

Questa consapevolezza è fondamentale perché, oltre ad alimentare comportamenti virtuosi dal punto di vista ambientale da parte degli adulti di domani, dovrebbe orientare le future scelte di consumo e di investimento, anche quelle professionali. Proprio su quest’ultimo aspetto vorrei soffermarmi brevemente. La scuola svolge un ruolo fondamentale nell’orientare gli studenti nelle loro scelte di formazione e professionali future. La transizione energetica e la valutazione dei rischi climatici richiedono conoscenze scientifiche, tecniche e socio-economiche più diffuse; sono e saranno richieste nuove figure professionali (ad esempio, esperti di scienza climatica, ingegneri ambientali e in energie rinnovabili, esperti di diritto civile dell’ambiente). I problemi in discussione richiedono di sfruttare nuove sinergie fra un numero diversificato di aree analitiche: dalla scienza climatica e ambientale alla geologia e scienze della terra, dalla fisica, matematica e statistica alla meteorologia, oceanografia, fino all’informatica e all’ analisi dei dati.

Sono richieste forme di innovazione lungo differenti dimensioni: innovazioni di saperi, tecniche, e comportamenti. L’azione cooperativa fra Stati, sistemi educativi e scolastici e istituzioni culturali può contribuire a costruire le capacità intellettuali e sviluppare le metodologie appropriate in tempi più brevi per affrontare un tema globale urgente e condiviso dalle differenti comunità.

I risultati ottenuti dalla Banca d’Italia

Le iniziative delle banche centrali per considerare i fattori di sostenibilità nelle loro attività hanno suscitato un crescente interesse pubblico. Secondo un recente rapporto dell’organizzazione no-profit Positive Money, la Banca d’Italia è tra le Banche Centrali del G20 più virtuose in una classifica basata sulle sue politiche verdi e sulle sue scelte di investimento.

La valutazione considera gli sforzi nelle attività di ricerca, la promozione della sostenibilità nel settore finanziario, nonché la condivisione dell’esperienza e dei risultati al fine di dare l’esempio.

Da qualche anno la Banca d’Italia integra i criteri sostenibilità ambientale, sociale e di governo societario (Environmental, Social e Governance, ESG) con i tradizionali obiettivi finanziari di rendimento, rischio e liquidità nella gestione dei propri investimenti. Con l’inclusione dei criteri ESG la Banca intende rafforzare la responsabilità sociale delle imprese, generare effetti positivi sull’ambiente socio-economico e, allo stesso tempo, migliorare la gestione del rischio finanziario e reputazionale.

Il quadro di riferimento della Banca per l’attuazione delle sue strategie di investimento sostenibile è stato definito nel 2021 con la pubblicazione della Carta degli Investimenti Responsabili16. Con la Carta la Banca adotta una visione ampia di sostenibilità, che abbraccia tutti gli aspetti ESG e traccia le linee di azione per rendere concreto il suo impegno.

Negli ultimi tre anni Banca d’Italia ha progressivamente ampliato l’applicazione dei criteri ESG ai propri investimenti, con risultati tangibili. Già dopo il primo anno i benefici ottenuti dalla gestione degli investimenti azionari integrando i criteri di sostenibilità erano equivalenti ad un risparmio di emissioni carboniche pari alle emissioni annue di 210.000 persone e ad un risparmio di energia pari ai consumi annui di 158.000 famiglie.

Infine, la Banca ha adottato dal 2008 una politica ambientale volta a ridurre l’impronta ecologica delle proprie attività. Complessivamente, nel 2021 si è registrata una riduzione del 20 per cento delle emissioni totali di gas serra rispetto al periodo prepandemico, principalmente come conseguenza del lavoro a distanza e della riduzione nei viaggi per motivi di lavoro18. Nei prossimi anni la Banca è impegnata a diminuire ulteriormente la propria impronta carbonica.

Insieme alla BCE e alle altre banche centrali dell’Eurosistema, la Banca d’Italia contribuisce a ridurre l’impatto ambientale della produzione, distribuzione, ricircolo e smaltimento delle banconote in euro. Nel 2021 quasi il 90 per cento delle banconote distrutte è stato inviato a termovalorizzatori; l’obiettivo è arrivare al 100 per cento entro la fine del 2022.

Conclusioni

Vorrei concludere sottolineando che la finanza verde è anche una sfida intellettuale, che richiede alle istituzioni finanziarie di aggiungere alle loro competenze tipiche nuove conoscenze e informazioni provenienti da altri campi scientifici. L’urgenza di affrontare le questioni climatiche è sempre più avvertita dalle istituzioni finanziarie, dagli investitori, dai governi, che hanno la responsabilità primaria di guidare il cambiamento, e dalle nuove generazioni. Le banche centrali sono già impegnate a fornire il loro contributo e innoveranno ulteriormente le loro linee di azione.

La Banca d’Italia continuerà a lavorare per raggiungere questi scopi non solo nelle sue tradizionali funzioni istituzionali ma anche nel campo dell’educazione finanziaria. La scuola è un tassello fondamentale lungo questo percorso di trasformazione, perché può formare i giovani sia nell’adozione di comportamenti responsabili nei confronti dell’ambiente sia nelle loro scelte professionali future. L’introduzione della sostenibilità tra i nuclei concettuali dell’educazione civica e il lancio del Piano Rigenerazione Scuola, che intende sviluppare percorsi sullo sviluppo sostenibile nell’ambito dell’educazione civica, vanno in questa direzione.

In questo viaggio, ancora molto lungo e irto di ostacoli, vale l’esortazione di Virgilio, labor omnia vincit: tutti, nei nostri rispettivi ambiti, dobbiamo fare con il massimo impegno la nostra parte, senza ritardi e senza riserve.

Note
  1. Cfr. Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) United Nations, “Sixth assessment report”, 2021. Considerando il Mediterraneo, culla della nostra civiltà, la temperatura della regione è adesso di 1,5°C al di sopra del livello preindustriale, con un corrispondente aumento di ondate di calore, di temperature estreme e di episodi di siccità. Il Mare Nostrum sta sperimentando inquietanti sviluppi: la sua superficie si è riscaldata, il livello delle sue acque e il grado di acidità sono aumentati.
  2. I. Visco, “Considerazioni finali del Governatore sul 2021”, 31 maggio 2022.
  3. C. Lagarde, “Climate Change and Central Banks: Analysing, Advising and Acting”, the International Climate Change Conference, Venezia, 11 luglio 2021.
  4. Si veda il Rapporto del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente, https://www.snpambiente. it/wp-content/uploads/2021/06/Rapporto-SNPA-21_2021.pdf. Nella popolazione, il numero dei decessi e dei casi di persone a rischio di stress da calore sono destinati a crescere. Il riscaldamento ridurrà gli habitat adatti agli attuali ecosistemi terrestri e marini e cambierà irreversibilmente la loro composizione. A causa di una combinazione di caldo e siccità, si prevedono nel secolo attuale perdite sostanziali in termini di produzione agricola. Si acuiscono i rischi di scarsità di risorse idriche e nell’Europa meridionale il rischio è già elevato e la domanda di risorse idriche eccede già oggi le disponibilità. I cambiamenti delle precipitazioni e dell’innalzamento del livello del mare, aumentano i rischi di inondazioni in molte regioni d’Europa con conseguenze gravi per le persone e per le infrastrutture.
  5. I. Visco, “Roundtable on Financing Carbon Neutrality”, BOAO FORUM FOR ASIA – Annual Conference, Aprile 2021.
  6. P. Cipollone, “TIPS (TARGET Instant Payment Settlement) – the new Eurosystem market infrastructure service: Banca d’Italia as service provider and manager of the business relationships with the financial community”, Webinar TIPS, 15 luglio 2021.
  7. L.F. Signorini, “Scelte per lo sviluppo sostenibile, tra emergenza e transizione”, Venezia – Fondazione Centesimus Annus Pro Pontifice, 11 giugno 2022.
  8. Cfr. Morningstar Manager Research, Global Sustainable Fund Flows: Q1 2022 in Review, 3 maggio 2022.
  9. Cfr. NGFS, “Progress report on bridging data gaps”, Maggio 2021.
  10. La nuova direttiva modificherà gli obblighi di segnalazione imposti dalla direttiva 2014/95/UE (direttiva sull’informativa non finanziaria, NFRD).
  11. Task Force on Climate-related Financial Disclosures, “2021 Status Report”, Ottobre 2021.
  12. Ci si riferisce ad un celebre intervento dell’ex Governatore della Bank of England, Mark Carney “Breaking the tragedy of horizon- Climate Change and Financial stability” Lloyds of London 2015.
  13. Si veda anche l’intervento del Direttore Generale della Banca d’Italia e Presidente dell’IVASS, L.F. Signorini “Conversazione su Dante: Passione civile, vita pubblica, ragionamento economico” https:// www.bancaditalia.it/pubblicazioni/interventi-direttorio/int-dir-2021/Signorini-3-dicembre-2021.pdf.
  14. D. Barmes and Z. Livingstone, “The Green Central Banking Scorecard: How green are G20 central banks and financial supervisors?”, Positive Money, 2021. Disponibile su: https://positivemoney.org/ publications/green-central-banking-scorecard/
  15. Cipollone, “Long-term investors’ trends: theory and practice”, Welcome address at the Banca d’Italia and LTI Workshop, 2021; E. Bernardini, M. Fanari and F. Panfili, “L’impegno per la sostenibilità degli investimenti finanziari”, in A. Scalia, “La gestione dei rischi finanziari e climatici”, Bancaria Editrice, 2022.
  16. Banca d’Italia, “Carta degli investimenti sostenibili della Banca d’Italia”, luglio 2021. Disponibile su: https://www.bancaditalia.it/compiti/riserve-portafoglio-rischi/cis/index.html
  17. Banca d’Italia, “Rapporto sugli investimenti sostenibili e sui rischi climatici”. Disponibile su: https:// www.bancaditalia.it/pubblicazioni/rapporto-investimenti-sostenibili/index.html; E. Bernardini, J. Di Giampaolo, I. Faiella, M. Fruzzetti, S. Letta, R. Loffredo, D. Nasti, “L’esposizione degli investimenti ai rischi climatici e ambientali”, in A. Scalia, “La gestione dei rischi finanziari e climatici”, Bancaria Editrice, 2022.
  18. Banca d’Italia, Rapporto ambientale 2022, di prossima pubblicazione. Le precedenti edizioni del Rapporto sono disponibili su: https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/rapporto-ambientale/2021- rapporto-ambientale/index.html .
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