Analisi, scenari, inchieste, idee per costruire l'Italia del futuro

Il silenzio che serve alla Chiesa | L’analisi del vaticanista Carlo Di Cicco

Cerca
L'AUTORE DELL'ARTICOLO
ANALISI E SCENARI
OSSERVATORIO IDEE
OSSERVATORIO IMPRESE

Silenzio. Una parola, temuta, estranea, priva di fascino al tempo dei social e della dittatura dell’immagine vera o artificiale, manipolata, ritoccata, accattivante. E al tempo di una politica rattrappita, autocelebrativa, ostaggio dei sondaggi, che parla senza ascoltare, discernere, polarizzata da interessi di gruppi, cordate spruzzate con ideologie di benessere disuguale, papa Francesco osa il silenzio. Che non è solo tacere ma creatività interiore, pensiero, coscienza laboriosa. Anzi lo chiede alla vigilia del Sinodo preparato da lunghi dibattiti in ogni diocesi del mondo, confluiti al centro di coordinamento vaticano per diventare piattaforma, Instrumentum Laboris (documento base di lavoro) della prima sessione della XVI Assemblea ordinaria presieduta dallo stesso pontefice, stabilita dal 4 al 29 ottobre.

Il tema in esame è “per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione, missione”. Prevista una seconda sessione nell’autunno del 2024 prima delle conclusioni finali che il papa renderà operative e vincolanti per tutta la Chiesa. Evidente l’importanza dell’Assemblea. Uno snodo per la riuscita della riforma, per liberare la vita cristiana dai cascami ideologici e dai formalismi tradizionali ora rimasti muti per l’uomo di oggi. Per salvaguardare la riuscita della transizione fedele al Vangelo e alla vigilia dell’Assemblea che può deciderla, Francesco chiede silenzio.

Come Cristo che la notte si ritirava in preghiera sul monte e dall’aurora, rigenerato nello spirito, si rendeva disponibile a guarire tutti. Lo chiede alla Chiesa cattolica e a tutti i cristiani, quale precondizione iniziale di riuscita dell’intera mobilitazione mondiale promossa finora. In ballo c’è il passaggio a un pensare e vivere la Chiesa e nella Chiesa in modo diverso, delegando meno e partecipando di più nella presa di coscienza di essere “popolo di Dio infallibile in credendo” (infallibile nelle questioni di fede) come piace a Francesco di definirlo. Popolo, anzitutto, prima che istituzione piramidale appaltata alla buona volontà del clero, tanto da rendere le cose di Chiesa “roba da preti”.

Tempo critico anche per i preti e i vescovi che si sono risvegliati nel tritacarne degli scandali di pedofilia. Esile, ormai, il filo della loro credibilità nelle società impietose nel mettere i panni sporchi in pubblico. Anche gli innocenti – la gran parte – ne patiscono le conseguenze. Ma nel mondo chiassoso degli sballi non solo adolescenziali, si sa che prosperano i furbi. Forse passerà questo handicap della ragione, tornerà la saggezza, ma per ora il cammino è in salita e l’intera Chiesa ne risente.

Alle chiacchiere, Francesco oppone il silenzio. Il silenzio permette di riordinare le idee, di ascoltare voci altre, scomode – talvolta esiliate, zittite – e non solo la musica individualista che cova sentimenti aggressivi di rivincita. Roba pagana in era cristiana. Francesco sa tutto questo. Il nome che ha scelto per servire da papa lo vincola al santo di Assisi come misura del suo agire e come segno di richiamo per tutti, credenti e non credenti. Privilegiando i poveri. E segno di fiducia collettiva per riparare la Chiesa di Gesù poiché una ripartenza è sempre possibile, dopo ogni marasma.

«Fratelli e sorelle», ha detto concludendo la grande veglia di preghiera ecumenica alla vigilia del sinodo in Piazza san Pietro, presenti i capi delle diverse Chiese cristiane d’oriente e d’Occidente «chiediamo, nella preghiera comune, di imparare nuovamente a fare il silenzio: per ascoltare la voce del Padre, la chiamata di Gesù e il gemito dello Spirito. Chiediamo che il Sinodo sia kairós di fraternità, luogo dove lo Spirito Santo purifichi la Chiesa dalle chiacchiere, dalle ideologie e dalle polarizzazioni. Mentre ci dirigiamo verso l’importante anniversario del grande Concilio di Nicea, chiediamo di saper adorare uniti e in silenzio, come i Magi, il mistero del Dio fatto uomo, certi che più saremo vicini a Cristo, più saremo uniti tra noi».

È quasi la scommessa di Francesco per la riuscita del Sinodo: procedere nei lavori dell’Assemblea con un costante retropensiero del silenzio, per evitare che ciascuno/a dei convocati parli sedotto dalla propria voce, incapace di ascolto dell’altro. Parole non di frastuono, ma suadenti perché originate dall’ascolto e maturate nel silenzio dell’anima.

Specchiate nel concilio Vaticano II, il grande concilio dell’ingresso della Chiesa nella modernità che ha segnato nella Chiesa una svolta analoga, per importanza, a Nicea che indicò l’essenziale della fede nel passaggio dal tempo delle persecuzioni al tempo della libertà e della collaborazione con l’Impero di Roma. In qualche misura, per quello che la Chiesa cattolica e in particolare il cristianesimo, ha rappresentato attraverso i secoli nella configurazione del Pianeta attuale (non solo occidentale), il XVI Sinodo, da ora all’autunno del 2024, potrebbe essere un’occasione di sguardi nuovi sul mondo tempestoso anche da parte di chi cristiano non è o non si sente più di esserlo. Potrebbe apparire qualche novità e speranza, come buona notizia per gli spiriti liberi.

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.