L’Italia continua a compiere passi in avanti nel percorso di maturità digitale, riducendo il divario con l’Europa nell’utilizzo di internet, nella connettività e nelle competenze digitali.
Da un lato il nostro Paese ha raggiunto nel 2025 il 79,5% delle Pmi con almeno un livello base di intensità digitale, contro il 72,8% della media EU20* sulla base dei dati Eurostat, dall’altro lato l’identità digitale è diventata una vera infrastruttura di fiducia per l’accesso ai servizi pubblici e privati con circa 12 milioni di utenti che hanno utilizzato la CIE per effettuare almeno un accesso online negli ultimi 12 mesi.
In questo scenario l’intelligenza artificiale costituisce la leva per trasformare l’identità da strumento statico di autenticazione a motore di intelligenza contestuale, capace di valutare il rischio in tempo reale, prevenire le frodi, rendere più fluidi i processi di onboarding e personalizzare le interazioni digitali.
Sono queste alcune delle evidenze principali dello studio “Identità Digitale, Intelligenza Artificiale e Fiducia by Design”, il terzo report realizzato da Deloitte nell’ambito delle attività come Knowledge Partner della prima edizione di WeSec – Il Salone della Sicurezza, promosso da ABI e che si terrà a Milano il 22 e il 23 settembre.
All’evento parteciperanno rappresentanti istituzionali e i più autorevoli esperti di sicurezza, geopolitica, intelligenza artificiale e infrastrutture.
“Identità digitale e intelligenza artificiale – afferma Luigi Capitanio, Strategy and Business Design Leader di Deloitte Emea – si configurano come architetture sempre più complementari e interdipendenti.
La prima garantisce fiducia, sicurezza e interoperabilità in linea con l’evoluzione normativa mentre la seconda ne amplifica il valore, abilitando il passaggio da una logica di semplice verifica a una valutazione dinamica del rischio in tempo reale.
Le organizzazioni che sapranno integrare tecnologie, dati e modelli di governance efficaci potranno non solo rafforzare la sicurezza, ma trasformarla in un reale vantaggio competitivo”.
“La fiducia nelle interazioni – dichiara Manuel Pincetti, Managing Partner di Monitor Deloitte – è il prerequisito fondamentale per garantire la stabilità e lo sviluppo responsabile dei mercati digitali, soprattutto al fine di valorizzare gli investimenti in innovazione realizzati negli ultimi anni.
Sostenere lo sviluppo in quest’ambito significa orchestrare diversi fattori abilitanti come infrastrutture digitali resilienti, gestione efficace dei dati, interoperabilità e sicurezza, in modo da permettere al nostro Paese di assecondare comportamenti di consumo sempre più orientati al digitale in ambito bancario e non solo”.
La maturità digitale in Italia sta raggiungendo un punto di svolta.
In base a quanto reso noto da Eurostat, negli ultimi dieci anni la quota di popolazione che utilizza stabilmente internet è cresciuta a un CAGR del +3,3%, quasi il doppio rispetto al +1,7% della media EU20, riducendo il divario da 14 punti percentuali a meno di 4.
Anche la connettività domestica ha raggiunto livelli sostanzialmente allineati all’Europa, con il 94,1% delle famiglie italiane connesse rispetto al 94,5% della media EU20.
La trasformazione, secondo Deloitte, si riflette anche nei comportamenti di cittadini e imprese.
In base a quanto pubblicato dall’Osservatorio PoliMi emerge come nel 2025 siano stati realizzati 518 miliardi di euro di pagamenti digitali (+7% rispetto al 2024) e 62,8 miliardi di acquisti e-commerce (+8%).
Permane tuttavia un importante margine di miglioramento nei servizi pubblici digitali: solo il 43,5% dei cittadini italiani utilizza servizi pubblici online, contro il 66,7% della media EU20 (dati Eurostat).
Se la digitalizzazione della PA rappresenta una delle principali direttrici del prossimo ciclo di trasformazione, la prossima evoluzione sarà rappresentata dall’EUDI Wallet, previsto dal regolamento eIDAS 2.0, che estenderà il concetto di identità digitale alla gestione di attributi e credenziali verificabili come documenti, titoli di studio, patente, certificazioni e altre informazioni personali.
Il principio della “selective disclosure”, dice Deloitte, consentirà agli utenti di condividere esclusivamente le informazioni necessarie per una determinata operazione, rafforzando il controllo individuale sui propri dati.








