Maurizio Molinari (Repubblica): «C’è continuità tra l’origine del Primo Maggio e l’attuale trasformazione digitale del lavoro. È tempo di scrivere nuovi diritti»

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«C’è un elemento di continuità che lega l’origine del Primo Maggio all’attuale trasformazione digitale del lavoro». Lo scrive Maurizio Molinari sulla Repubblica.

«Nel 1886 fu la nascita delle grandi fabbriche della rivoluzione industriale a imporre il rispetto dei diritti di una nuova tipologia di lavoratori». Tant’è che «se oggi è l’intelligenza artificiale che mette in connessione fra loro i robot, proprio come durante la rivoluzione industriale la luce faceva con le fabbriche, significa che l’idea stessa del lavoro deve essere ripensata», accompagnandola «con un sistema di educazione che prepara i giovani alla competizione globale grazie all’uso della tecnologia come strumento di crescita».

«Ciò significa anzitutto sentirsi titolari di diritti e doveri digitali – prosegue Molinari -. Non considerare più il web come una sorta di spazio selvaggio dove tutto è permesso bensì come un luogo dove il prossimo deve essere rispettato, la proprietà intellettuale non può essere rubata, la violenza non può essere esercitata e, in ultima istanza, lo Stato di Diritto può essere declinato in maniera certo innovativa ma anche efficace».

«Perché sicurezza e prosperità collettive dipendono dalla nostra capacità di essere protagonisti responsabili delle attività digitali». Ed «è nello spazio digitale la nuova frontiera del lavoro», così «come sull’Haymarket Square gli operai dell’Illinois si dimostrarono consapevoli dei loro diritti nelle fabbriche innescando un domino di protezioni che è arrivato fino a noi, così oggi sta ai protagonisti del mondo del lavoro dimostrarsi consapevoli dei diritti e doveri digitali per aprire una nuova stagione di tutele capace di garantire le generazioni che verranno» conclude.

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