L’Italia e la Germania sono finite in un vicolo cieco sul gas russo. È solo Vladimir Putin può tirarle fuori da lì. Se i due paesi europei seguiranno le indicazioni di Mosca e della Gazprom e consentiranno alle banca russa di trasformare gli euro in rubli, violeranno le sanzioni, come il nostro Think Tank Quotidiano aveva documentano 15 giorni fa (https://www.ripartelitalia.it/lo-scenario-la-mossa-kamikaze-di-putin-se-leuropa-paga-il-gas-in-rubli-viola-le-sanzioni-lo-shock-energetico-e-ad-un-passo/).
Lo spiega ora con chiarezza un documento dei servizi giuridici della Commissione Ue, presentata agli ambasciatori dei Paesi membri.
il decreto firmato il 31 marzo dal presidente russo Vladimir Putin comporterà la violazione delle sanzioni da parte delle società europee che acquisteranno idrocarburi da Mosca.
Il nuovo assetto, in cui i russi considereranno come realmente effettuati i pagamenti solo una volta convertiti da euro (o dollari) in RUBLI, prevede nuovi obblighi e fa sì che la procedura sia interamente controllata dallo Stato russo.
E tutto questo avviene mentre ancora sfugge una linea comune tra i 27 su un embargo sul petrolio.
La Germania dilaniata sullo stop al gas ma teme la recessione
La posizione della Germania di Olaf Scholz è sempre più difficile e in patria la netta contrarietà a evitare il blocco delle forniture di gas alla Russia è sempre più sotto pressione. E con forti polemiche anche dalla stampa internazionale (https://www.ripartelitalia.it/lo-scenario-il-premio-nobel-la-grande-ipocrisia-della-germania-schiava-del-gas-di-putin-e-capace-di-imporre-sacrifici-solo-agli-altri/). Per non parlare delle forti polemiche interne sulle responsabilità politiche della totale dipendenza dal gas di Mosca ( https://www.ripartelitalia.it/le-lacrime-della-germania-con-putin-abbiamo-sbagliato-zelensky-accusa-la-merkel/).
L’economia tedesca sta attraversando acque difficili e deve affrontare i tassi di inflazione piu’ alti degli ultimi decenni, secondo il rapporto congiunto di un gruppo dei principali istituti di ricerca economica tedeschi. Tuttavia, un’escalation che porti allo stop delle forniture di gas naturale russo avrebbe effetti catastrofici.
Le cause di questo trend sono la guerra in Ucraina e il decorso peggiore del previsto della pandemia nell’ultimo semestre invernale, afferma il rapporto. “La ripresa dalla crisi del Covid-19 sta rallentando a causa della guerra in Ucraina, ma rimane in carreggiata”.
Senza gas russo la Germania perdere 6,5 punti di Pil
Tuttavia, e’ probabile che la perdita cumulativa di Pil nel 2022 e nel 2023 in caso di congelamento dell’import di gas dalla Russia sia di circa 220 miliardi di euro, equivalenti a oltre il 6,5% del Pil annuo.
“Se le forniture di gas dovessero essere interrotte, l’economia tedesca andrebbe incontro a una forte RECESSIONE“, ha affermato nel rapporto Stefan Kooths, vicepresidente e direttore della ricerca per i cicli economici e la crescita presso il Kiel Institute for the World Economy.
Ma c’è anche chi sostiene il contrario, ovvero che senza embargo la guerra non finirà e il protrarsi del conflitto farà più danni di un eventuale crisi del gas (https://www.ripartelitalia.it/lo-scenario-solo-lembargo-del-gas-puo-fermare-putin/).
L’Italia ha la soluzione a medio termine
Posizione diversa quella dell’Italia. Che dalla sua può contare ottimi risultati concreti sull’ aver ottenuto subito una serie di accordi per sostituire nel breve periodo il gas russo (https://www.ripartelitalia.it/le-monde-litalia-conquista-il-gas-dellalgeria-quattro-giorni-dopo-lo-scoppio-della-guerra/ ). Dopo l’accordo con l’Algeria Draghi nei prossimi giorni dopo Pasqua è pronto ad altre missioni lampo
Entro l’inverno bisognerà riempire gli stoccaggi per far fronte ai mesi freddi e nell’arco di 2 o 3 anni, liberarsi della dipendenza dalla Russia.
Per perseguire questo obiettivo si preannunciano centrali i nuovi accordi di fornitura con il Congo, l’Angola e il Mozambico, da cui l’Italia punterebbe ad ottenere circa il 50% dell’energia di Mosca entro il 2023 (un terzo dall’Algeria e il resto dagli altri paesi, africani , compreso l’Egitto, e dal Qatar).
La prossima settimana DRAGHI tonerà di nuovo in missione in Africa, mercoledì in Angola e il giorno dopo in Congo per siglare accordi per l’acquisto di gas, mentre è ancora da definire la tappa in Mozambico. Intanto, la firma di un contratto da 3 miliardi di metri cubi in più di Gnl dall’Egitto da parte dell’Eni continua ad agitare la maggioranza (https://www.ripartelitalia.it/italia-alla-disperata-ricerca-del-gas-va-a-sbattere-contro-il-caso-regeni/). Ma l’Italia dimostra di avere un piano solido (https://www.ripartelitalia.it/il-documento-litalia-puo-chiudere-subito-con-il-gas-russo-ma-rischia-grosso-questo-inverno-tutta-la-verita-sullemergenza-energia-ecco-il-dossier-del-ministro-cingolani/).
Sulle cifre Palazzo Chigi non si espone in alcun modo, anche per motivi di sicurezza nazionale, si spiega in ambienti di governo. Intanto i tecnici italiani sono già al lavoro sul campo.
Semplificare sulle rinnovabili
Per affrancarsi da Mosca determinante sarà anche la spinta sulle rinnovabili: per gli iter autorizzativi, spesso troppo lunghi, gli operatori del settore avrebbero richiesto una figura tecnica di ‘semplificatore’.
Potrebbe tornare d’attualità il progetto di un rigassificatore a Porto Empedocle, in provincia di Agrigento, accanto ai due impianti galleggianti già annunciati. Presentato 18 anni fa, da sette il progetto è stato messo in naftalina.
Un quadro insomma sempre più complesso e sul quale si lavora a tutti i livelli. Intanto prosegue il confronto sul possibile allargamento delle sanzioni. L’embargo al petrolio non è stato affrontato dal consiglio affari esteri lunedì scorso, come pure a livello di ambasciatori Ue mercoledì. Ma lo stesso alto rappresentante Josep Borrel ha chiarito ancora una volta che nulla è escluso.
Decreto Putin operativo da maggio
Tra i più decisi a fermare le importazioni Estonia e Polonia, mentre dopo Bucha la Lituania ha già annunciato lo stop. Budapest guida invece il fronte del blocco, assieme alla Germania, in difficoltà a rendersi indipendente a breve dalle forniture di Mosca. L’Italia ha chiarito da parte sua che non porrà un veto su un embargo al petrolio (di embargo sul gas al momento non si parla). L’Ungheria ha chiesto che siano investiti del tema direttamente i capi di stato il presidente del Consiglio Ue Charles Michel ha convocato un vertice straordinario a fine maggio (il 30 e 31), sperando che nel frattempo emerga una linea condivisa, visto che serve l’unanimità tra i 27. Anche su questo per ora si procede però in ordine sparso, visto che è partito il pressing di Estonia e Polonia per anticipare il summit, reso esplicito all’ultimo incontro tra ambasciatori Ue. Fino a fine aprile sono comunque difficili sviluppi. Il decreto di Putin, se verrà effettivamente applicato, sarà in vigore da maggio.
Tutto rimandato dopo le elezioni in Francia
Per ora non sono attese proposte dalla Commissione, che anche la prossima settimana non ha in agenda riunioni. Un calendario legato alle celebrazioni religiose, utile anche a rinviare ogni confronto a dopo il ballottaggio per le presidenziali in Francia, in modo da non turbare la gara tra Emmanuel Macron e Marine Le Pen. Un eventuale embargo del petrolio sarà in ogni caso tema di mesi.
Difficile accordo anche sul blocco al carbone
Solo per implementare uno blocco più limitato come quello sul carbone, 8 miliardi di import, si è deciso un avvio slittato di quattro mesi, chiesto dalla Germania anche considerati i contratti esistenti. Anche trovando un’unanimità che al momento sfugge, servirebbe a maggior ragione tempo per quelli sul petrolio del valore di 74 miliardi di euro nel 2021. Il New York Times ipotizza una implementazione per gradi. In alternativa, le riflessioni a livello europeo non escluderebbero ancora del tutto l’idea dei dazi. Non mancherebbero poi, riferisce invece l’Economist, riflessioni su pagamenti alla Russia tramite conti bloccati, prevedendo di replicare una formula come quella applicata all’Iran per limitati pagamenti sul petrolio, da concordare magari con Mosca prevedendo in cambio deroghe selettive al blocco sulle esportazioni di alta tecnologia.
In tutto questo non si può comunque rimanere inermi davanti alle indicibili violenze in Ucraina: massacri, stupri e eccidi di ogni genere. L’Europa ha un’arma economica che non può – davanti a tutto questo orrore – non utilizzare (https://www.ripartelitalia.it/il-commento-quale-prezzo-siamo-pronti-a-pagare-per-non-voltare-la-testa-dallaltra-parte/).








