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[Il retroscena] Le Monde: «L’Italia conquista il gas dell’Algeria quattro giorni dopo lo scoppio della guerra. Con l’abilità del ministro Di Maio e la forza dell’Eni»

“La diplomazia italiana lo ha negoziato in poche ore, con un mix di agilità e pragmatismo l’accordo sul gas con l’Algeria”. 

Lo scrive il quotidiano Le Monde.

“Lunedì 28 febbraio, appena quattro giorni dopo l’inizio dell’offensiva russa in Ucraina, il ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, era ad Algeri, accompagnato in particolare dall’amministratore delegato del colosso energetico Eni, Claudio Descalzi, per valutare la possibilità di aumentare le importazioni di gas. In materia di energia, la diplomazia italiana e l’Eni sono abituate ad andare avanti insieme”. 

Antico rapporto

“Il rapporto economico complessivo tra i due Paesi è sicuramente sempre stato sano. L’Italia è il terzo fornitore dell’Algeria (dopo Cina e Francia) e il suo primo cliente (prima di Francia e Spagna). È anche il primo investitore straniero, uno status dovuto al peso che Eni rappresenta sul suolo algerino. La storia ne è una parte importante. La figura tutelare dello storico dirigente dell’azienda, Enrico Mattei (1906-1962), politico democristiano grande promotore dell’Algeria indipendente (morto nel 1962 dopo un misterioso incidente aereo), ha sempre fatto da ponte tra i due Paesi” scrive Le Monde.

ENI azienda amica

“ENI è un’azienda considerata amica dell’Algeria, amica della rivoluzione algerina dell’epoca”, osserva Akram Kharief, esperto di sicurezza algerino e fondatore del sito Menadefense. 

È molto difficile competere con l’Italia sul suolo d’Algeria, sostiene Le Monde. 

“Nelle ultime settimane, la glorificazione sulla stampa algerina di questa memoria ha raggiunto livelli senza precedenti”. 

“La stima per l’Italia si sente tra la gente del popolo”, si legge, il 30 marzo, in un editoriale del quotidiano ufficiale El Moudjahid. 

L’accoglienza per Mattarella

“L’illustre accoglienza riservata nella capitale algerina al Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella, durante una visita nel novembre 2021, aveva già lanciato un primo messaggio nel bel mezzo della crisi tra Algeri e Parigi” scrive Le Monde. 

Crisi d’affari tra Spagna e Algeria 

“La recente turbolenza algerino-spagnola sulla questione del Sahara occidentale – dopo le concessioni di Madrid a Rabat – si è aggiunta all’ambiente italofilico in Algeria.  Le parole del boss della società pubblica algerina Sonatrach, Toufik Hakkar, il 1 aprile, evocando la possibilità di “ricalcolare” il prezzo del gas venduto agli spagnoli, annunciano un probabile passaggio a lungo termine di parte delle forniture dalla Spagna all’Italia. 

Questo è giusto, in un momento di spostamento strategico di Roma nei confronti del gas russo dettato dall’urgenza”.

Nuovi depositi 

“Nel caso algerino il calcolo è semplice. L’Algeria è il secondo fornitore dell’Italia (21 miliardi di m3) e il gasdotto Transmed per il trasporto del gas verso la Sicilia – detto anche gasdotto Enrico Mattei – non è operativo a pieno regime (la sua capacità è di 30 miliardi di m3 all’anno). Claudio Descalzi è tornato in Algeria il 3 aprile per incontrare ancora una volta l’amministratore delegato del colosso pubblico algerino dell’energia, Sonatrach, partner storico di Eni, per discutere degli incrementi delle consegne nel breve termine e, in un secondo tempo, dello sfruttamento di nuove depositi. Si tratta in particolare di “accelerare” la realizzazione di progetti comuni nella regione di Berkine sud, al confine con la Tunisia. 

Secondo la stampa algerina, Eni sta anche trattando l’acquisizione di asset dalla British Petroleum (BP) in due grandi progetti gas a In Saleh (Centro) e In Amenas (Est). Secondo informazioni non confermate, Sonatrach sta anche discutendo l’acquisizione di asset Eni in Russia”.

Strutture vecchie 

“La prospettiva per l’Algeria di fornire importanti quantitativi di gas all’Italia è a lungo termine. Nell’immediato, il suo potenziale di produzione e trasporto è limitato. “La capacità dell’Algeria di compensare il gas russo per gli europei è discutibile”, afferma Olivier Appert, consulente del centro per l’energia e il clima presso l’Istituto francese per le relazioni internazionali (IFRI). Di fronte all’invecchiamento delle sue infrastrutture e alla fuga dei suoi consumi. Internamente l’Algeria ha infatti risentito di un continuo calo delle sue esportazioni di gas, scese da 64 miliardi di m3 nel 2005 a 41 miliardi nel 2020. Per invertire la curva serviranno ingenti investimenti” conclude Le Monde.

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