Una mossa che rischia di far precipitare l’Italia e l’Europa al centro della più grave crisi energetica di sempre.
Putin vuole che i Paesi europei (ostili) paghino in rubli il gas, e di fatto vuole costringerli a violare le sanzioni.
Perché nessun Paese Ue possiede quelle somme in moneta russa.
Tecnicamente, le aziende importatrici di gas dalla Russia si appoggiano su una banca corrispondente nel Paese che provvede all’accredito (in euro, mentre per il petrolio sono dollari) ai produttori come Gazprom, che ha la sua banca. Un semplice accredito di moneta su conti elettronici.
Moneta che però l’Europa non ha nei quantitativi che servirebbero per pagare il gas.
Violare le sanzioni per avere i rubli
Un Paese come l’Italia dovrebbe anzitutto reperire i rubli per pagare i suoi 29 miliardi di metri cubi di gas naturale che arrivano da Mosca: “dovremmo esportare per pari valore verso la Russia, o pagare in oro: la vedo difficile”, spiega il presidente di Norma Energia Davide Tabarelli. “Sembra tutto assurdo”.
Nei fatti, l’esperto di energia legge nella mossa di Putin “una escalation nelle relazioni commerciali: ho paura che uno dei due, o noi europei o lui, chiuda il tubo”.
Se la Germania ha immediatamente bollato l’idea del presidente russo come “violazione del contratto”, in Italia il consigliere economico di Draghi, Francesco Giavazzi, ha fatto capire che non c’è alcuna intenzione di pagare in rubli, e che l’idea di uno stop all’import dalla Russia non è esclusa, anzi.
Se la Russia otterrà di farsi pagare in rubli forse sosterrà il cambio e la sua moneta, ma perderà valuta pregiata: una delle poche che le sono rimaste.
Se invece i Paesi europei non ottempereranno Gazprom non potrà far altro che chiudere i rubinetti.
Privando di colpo la Ue di 380 milioni di metri cubi di gas al giorno.
Anche per Mosca ci sarebbe danni incalcolabili. Sia per la perdita di introiti, sia perché sarebbe costretta a fermare le estrazioni dei giacimenti, con il rischio di danneggiarli in maniera irreversibile.
Infatti il gas destinato all’Europa non può essere dirottato altrove.
Perché l’unico gasdotto verso la Cina, il Power of Siberia, parte da pozzi situati in un’altra area.
Escalation per chiudere i tubi del gas
“È surreale e allo stesso tempo agghiacciante la richiesta di Putin. Surreale perché è fuori dal tempo, riporta indietro la storia ai tempi dell’Unione Sovietica, quando ci furono altri tentativi di quotare il barile di petrolio in rubli. Come fece anche in passato l’Iran, sotto sanzione da parte degli Stati Uniti, in diverse occasioni. Forse che abbia trovato ispirazione dall’Arabia Saudita che pochi giorni fa ha cominciato a discutere con la Cina la possibilità di abbandonare il dollaro e usare lo yuan per le esportazioni di petrolio, passo che preoccupa Washington. È agghiacciante la richiesta perché è una sorta di escalation commerciale nelle relazioni con l’Occidente, anzi con la vicina Europa, con cui da 60 anni Mosca ha costruito relazioni saldate soprattutto dalle esportazioni di gas e petrolio. Il prossimo passo, se continua così, sarà la chiusura dei tubi, perché noi non accetteremo questa richiesta, semplicemente perché stiamo applicando sanzioni finanziarie durissime” commenta Tabarelli.
Non abbiamo rubli per pagare
“Sollevare la questione di come pagare non fa che smuovere le acque e avvicinare il momento di una interruzione che molti, anche da noi vorrebbero, probabilmente con una determinazione che poggia su poca conoscenza di quello che ci aspetta. L’Italia è il caso più interessante in Europa, perché è il paese con la più alta dipendenza da importazioni di gas dalla Russia in termini di incidenza sul proprio bilancio energetico. I tentativi di contenere gli effetti sui prezzi, con aumento di debito, non hanno evitato il raddoppio delle bollette, la ripresa dell’inflazione e una frenata della produzione industriale. Il tentativo di trovare in giro per il mondo volumi aggiuntivi di gas, nonostante l’ottimismo sfoggiato dal nostro governo, si scontra con la dura realtà che nei prossimi mesi, se va bene, ci saranno al massimo 5, forse 10 miliardi in più, ma ancora troppo poco rispetto ai 29 che ci potrebbero mancare.
Occorre prepararsi a razionalizzare
“La realtà è molto più cruda e occorre prepararsi a razionare la domanda, del resto è quello che da mesi ci chiedono i mercati con i loro prezzi che sono quintuplicati ed è anche quello che hanno cominciato a fare molte imprese chiudendo i loro forni. Se andiamo verso la chiusura dei tubi, o per decisione di Putin o per embargo duro da noi imposto, questo è quello che ci aspetta, meglio prepararsi” conclude Tabarelli.








