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L’Italia troppo fragile dentro la tempesta geopolitica | L’analisi di Veronica De Romanis

«Ci siamo fatti trovare esposti a questa crisi con due grandi fragilità: un debito molto elevato in rapporto al Pil e una dipendenza energetica. Sommate ci rendono un unicum, affrontiamo l’ennesima tempesta con una barca malconcia». 

Lo sostiene Veronica De Romanis, professoressa di Economia all’Università Luiss, che nel suo ultimo saggio “L’Economia della paura”, in una intervista con il quotidiano La Repubblica.

«Con una crescita prevista dello 0,5% per quest’anno e il prossimo, tra le più basse in Europa, una contrazione generalizzata ci farebbe finire in negativo. E a quel punto sostenere l’economia significherebbe aumentare ancora il debito, che invece dovremmo tenere sotto controllo». 

«Certo. Questi interventi non mirati sono regressivi, cioè favoriscono le persone più abbienti, e distorsivi, perché incentivano i consumi in un momento in cui non andrebbe fatto. Va sostenuto solo chi ha bisogno ma questo significa scegliere, cioè fare politica economica, mentre noi veniamo da anni di governi che danno tutto a tutti, o tagliano in modo lineare». 

«L’Italia spende ogni anno 1.150 miliardi di euro eppure è in fondo alla classifica europea della crescita, quindi la vera riforma strutturale sarebbe una revisione e ricomposizione di questa spesa, investendo in capitale umano e istruzione, dando priorità – non solo a parole – a giovani e donne. Invece restiamo una Repubblica delle tribù, ognuna con il suo sussidio, che la politica non vuole scontentare». 

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