“La situazione è fluida, ma una cosa sembra certa: Donald Trump vuole chiudere la guerra con l’Iran.”
Parte da qui l’analisi di Charles Kupchan, 68 anni, già consigliere di Barack Obama e docente di relazioni internazionali alla Georgetown University di Washington, intervistato dal Corriere della Sera.
“Il segretario di Stato, Marco Rubio, dice che la guerra è terminata. In realtà, per il momento è finita la missione navale per liberare lo Stretto di Hormuz. Penso che il Pentagono abbia voluto sondare la reazione di Teheran. L’esito è chiaro: sia le navi militari sia le imbarcazioni cargo sono state colpite dagli iraniani. Questo significa che non è possibile riaprire con la forza Hormuz. È una missione troppo complicata e troppo pericolosa. E infatti la marina Usa ha sospeso le operazioni.”
E quindi Trump ha rilanciato il negoziato.
“Non abbiamo molte informazioni, a parte questo memorandum in 14 punti, contenuti in una paginetta. Trump pare convinto che questa possa essere la base per un dialogo costruttivo e, in qualche misura, l’inizio della fine del conflitto.”
“Trump vuole terminare la guerra; perché questo conflitto sta mettendo in pericolo la sua presidenza; sta facendo precipitare il suo consenso popolare, anche all’interno della sua stessa base. Questa guerra sta provocando un enorme carico di tensioni con gli alleati, sta destabilizzando l’economia globale. E adesso Trump è pronto ad accettare anche un accordo molto lontano dai suoi obiettivi iniziali. Vale a dire: la fine dell’arricchimento dell’uranio; la fine del programma dei missili balistici; la fine del sostegno alle formazioni nemiche di Israele; la fine del regime teocratico a Teheran.”
“Gli iraniani si sono ritrovati in mano una leva non prevista, come la chiusura di Hormuz e la usano nella trattativa. A Teheran il potere è passato dal clero ai pasdaran, anche se non è chiaro chi sia il vero leader. Inoltre, non sappiamo se questo comporterà un atteggiamento più pragmatico.”
“Penso che Netanyahu si sia deliberatamente defilato. Se Trump deciderà che la guerra con l’Iran è finita, si adeguerà. Semplicemente non può rompere con gli Stati Uniti. Continuerà a occuparsi degli Hezbollah, di Gaza, della Cisgiordania.”
Infine gli europei. Macron ripete che non parteciperà a una missione navale a Hormuz se non ci sarà una tregua.
“Penso sia la scelta giusta. Ho detto prima che anche la Marina americana ha preso atto di quanto sia pericolosa una spedizione militare. Capisco, quindi, la posizione di Macron e degli europei. Il rischio di ritrovarsi invischiati nel conflitto è troppo alto, anche per una semplice missione che scorti le petroliere.”
“Credo che le relazioni con gli europei si siano guastate con la controversia sulla Groenlandia. Ora Trump se la prende con tutti: Starmer, Macron, Meloni, il Papa. È una reazione rabbiosa, perché il presidente Usa è molto permaloso: non gli piacciono le critiche. E in questo momento si sente vulnerabile, perché la guerra con l’Iran non è andata come voleva.”
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“Non la vedo come una svolta. È una decisione dettata dalla rabbia. Non credo segni l’inizio della fine per la Nato. Se posso, consiglierei agli europei di essere pazienti e aspettare la fine del mandato di Trump. Negli Stati Uniti esiste un forte sostegno bipartisan per l’Alleanza Atlantica.”








