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[L’intervento] Vi spiego perché trasparenza, concorrenza e competenza c’entrano con il Pos

L’intervento di Angelo De Mattia, economista

Correttamente la premier Giorgia Meloni ha dichiarato che fissare per legge le commissioni che gli istituti di credito possono richiedere per i Pos sarebbe anticostituzionale.

In effetti, la legge violerebbe la libertà di iniziativa economica (e la proprietà privata) e nel contempo i principi della concorrenza, in particolare come fissati dalla normativa comunitaria.

Un tempo, vigeva il cartello bancario: l’accordo, inizialmente, tra determinate banche (siamo nel 1917) per fissare i limiti ai tassi attivi e passivi.

Successivamente, il cartello si estese al settore bancario con l’istituzione dell’Abi, mentre la Banca d’Italia nell’esercizio della Vigilanza rinunciava ad esercitare i poteri che la legge bancaria del 1936 le riconosceva per stabilire d’autorità i limiti in questione, dato che essi erano appunto autonomamente fissati dal cartello stesso.

Tuttavia la materia era oggetto di una presa d’atto di tale disciplina, per esempio, da parte del Comitato Interministeriale per il Credito e il Risparmio (Cicr) dopo la sua istituzione.

Tra sviluppi dell’autoregolamentazione in forma dirigistica e vincolante per tutto il settore e spunti di intervento della Vigilanza si è andati avanti nei decenni postbellici fino al 1982, quando il cartello è stato soppresso.

Nel frattempo la Banca d’Italia aveva ampiamente introdotto nel sistema gli enzimi, come si disse, della concorrenza.

L’entrata in vigore nel 1993 del Testo Unico Bancario chiudeva definitivamente la lunga fase della vigenza della legge del 1936. Prima, nel 1990, era stata approvata la legge antitrust, che contiene una parte concernente le banche (a cento anni di distanza dalla prima legge della specie al mondo, lo statunitense Sherman Act).

La straordinaria riorganizzazione del settore, promossa a metà degli anni ’90 dalla Banca d’Italia di Antonio Fazio, fu anche un ulteriore impulso alla concorrenza, come lo saranno successivamente la normativa comunitaria e il ruolo, in verità non sempre felice, della Commissione Ue che incorpora la funzione antitrust, accanto alla regolamentazione: funzione che andrebbe, invece, allocata in una istituzione autonoma e indipendente.

La legge del 2005 che si proclama per la tutela del risparmio – e che in effetti fu una legge contro Bankitalia – trasferì le funzioni della tutela della concorrenza dalla Vigilanza di Palazzo Koch all’autorità antitrust, preannunciando, i promotori della sottrazione, sorti magnifiche e progressive che, però, fino ad oggi non si sono viste.

Tornando ai Pos, il presidente dell’Abi Antonio Patuelli è intervenuto in questi giorni con una serie di scritti sulla stampa per indicare dettagliatamente le vie da seguire, da parte di coloro che siano tenuti a mettere questo strumento a disposizione della clientela, in particolare per scegliere le offerte più favorevoli in termini di costi e in questo modo rafforzare pure la competitività tra i diversi fornitori.

Trasparenza delle condizioni, concorrenza e competenza sono essenziali. Nessuna nostalgia, dunque, di cartelli e misure dirigistiche, alla condizione per queste ultime, però, che da esse si stia lontano non solo in questo caso, ma in diversi altri interventi della Vigilanza accentrata (ora si sarebbe aperto il fronte della raccolta con indirizzi della supervisione che andranno attentamente valutati).

È da prevedersi, in ogni caso, che, anche per il concorso degli indirizzi che darà la Commissione Ue, rifluendo questa materia nel Piano nazionale di ripresa e resilienza, il limite oltre il quale scattano le sanzioni per la mancata messa a disposizione dei Pos venga consistentemente abbassato dai fin qui proposti 60 a 25/ 30 euro.

Tuttavia, se occorre evitare gli accennati rischi di incostituzionalità, non è detto che il governo e il Parlamento non possano fare alcunché, sia pure non in forma cogente ma con misure di “premi” e incentivazioni, per abbassare gli oneri dell’impiego dei Pos.

Del resto guardando a una materia più ampia anche se non coincidente, la stessa Bce ha previsto per alcune operazioni non convenzionali determinate conseguenze più favorevoli se scatta un determinato impiego dei fondi erogati alle banche. Naturalmente stando alla larga dal ripristino di un cartello sia pure “mutatis mutandis”.

Un’estesa azione informativa, come accennato, e lo sviluppo dell’educazione finanziaria – che fornisca anche i dati degli eventuali progressi in questo campo e non si limiti a indicare soltanto le iniziative intraprese, come del resto continua ad accadere per la segnalazione di operazioni sospette di riciclaggio con una crescita enorme dei numeri, ma con nessuna indicazione dell’esito delle segnalazioni stesse – sono aspetti nodali per ampliare un pienamente utilizzo della moneta elettronica.

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