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[L’intervento] Stefano Laporta (prefetto, presidente ISPRA/SNPA): «Rigenerazione urbana e trasformazione dei territori per la transizione ecologica»

I tragici eventi alluvionali di qualche giorno fa nelle Marche ripropongono la necessità di alcune riflessioni in un’ottica diversa e particolare sul tema della rigenerazione sostenibile dei territori.

Siamo in un’era di grandi sfide globali, e stiamo vivendo un decennio critico per affrontare le grandi crisi interconnesse ambientali dei cambiamenti climatici, della perdita di biodiversità, di inquinamento, di degrado degli ecosistemi terrestri e marini che portano ad una perdita di quelle risorse su cui si fonda la vita stessa dell’uomo. E alle crisi ambientali sono strettamente interconnesse le grandi crisi sociali, economiche, energetiche, sanitarie e di sicurezza ci pongono di fronte all’urgenza di affrontare in modo integrato e rapido le necessarie azioni urgenti e concrete per pianificare e governare le trasformazioni. E la necessità di avere un approccio nuovo a queste crisi ci porta anche alla necessità di riflettere su modalità e strumenti più adatti basati su solide competenze scientifiche, creando anche modelli di governance in linea con le migliori conoscenze disponibili. L’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, insieme agli obiettivi degli altri accordi ambientali multilaterali pertinenti. Ci hanno tracciato una strada da seguire e un punto di arrivo da raggiungere che non possono che trovare la loro concreta attuazione nel territorio, con politiche di rigenerazione sostenibile che includano solide politiche ambientali e climatiche nonché economiche e sociali.

Del resto, il termine rigenerazione richiama proprio un concetto di trasformazione completa, di rinascita e di reinvenzione delle modalità di azione rispetto alle mutate condizioni a contorno. La criticità sociale ed economica che si accompagna a questo difficile periodo non fa che rendere più urgente questa trasformazione.

I recenti avvenimenti tragici nelle Marche ma anche i gravi incendi in estate, come il lungo periodo di siccità, ci devono spingere a considerare un diverso equilibrio con gli ambienti naturali e a considerare che il miglioramento urbano è costituito anche dalla buona gestione del territorio circostante. È necessario intervenire per la mitigazione del rischio idraulico e geologico, per la mitigazione delle ondate di calore e per la prevenzione degli incendi e per il ripristino dei suoli degradati, unitamente al miglioramento del decoro urbano e della mobilità sostenibile, alla rifunzionalizzazione degli spazi e al miglioramento energetico e sismico degli edifici, nonché al contrasto dello spopolamento e alla perdita di attrattività economica.

Le città si trovano così in una posizione cruciale a dover progettare con urgenza le azioni necessarie ad adattare il territorio agli impatti cambiamenti climatici, non solo di quelli connessi a fenomeni a più lungo termine, ma soprattutto a quelli imposti da quelli già in atto, come il susseguirsi di eventi climatici estremi. E senza trascurare la necessità di lavorare per una transizione che migliori i modi di produzione e di consumo di energia, che curi e aumenti gli spazi pubblici, che contribuisca al mantenimento del livello di biodiversità indispensabile alla nostra sopravvivenza. Tutte queste sono ormai divenute necessità nel breve termine e non riguardano solo le grandi aree metropolitane ma anche i piccoli comuni e le aree interne.

Sembrano temi distanti da quelli associati ai programmi di rigenerazione urbana, ma dovrebbero invece essere al centro della necessità di trasformazione, anche delle nostre città, sono gli effetti dei cambiamenti che i cittadini stanno iniziando a fronteggiare e verso i quali è indispensabile attrezzare le aree urbane. Questo tipo di approccio dovrebbe essere un riferimento per la progettazione degli interventi che sono finanziati grazie agli investimenti del PNRR ai comuni, soprattutto per gli aspetti di manutenzione per il riutilizzo e la rifunzionalizzazione di aree pubbliche e strutture a fini di pubblico interesse, compresa la demolizione di opere abusive, o il miglioramento del decoro urbano, del tessuto sociale e ambientale, in linea con il principio del Green Deal europeo che impone di “non arrecare un danno significativo” all’ambiente.

Ogni luogo e ogni città ha la sua storia, ed è difficile prescinderne e trovare una soluzione standard uguale per tutti. Per cercare una chiave unificante che non sia, come è avvenuto purtroppo troppo spesso in diverse fasi della storia del nostro paese, quello dell’interesse speculativo, si dovrebbe considerare il comune obiettivo di assicurare una rigenerazione rispettosa delle funzioni naturali dei suoli e che spinga verso l’incremento di aree permeabili e vegetate in ambito urbano a favore del benessere dei cittadini.  Il principio che la rigenerazione urbana per essere sostenibile è dunque una rigenerazione che rispetta e aiuta la esistenza e la resilienza del suolo come risorsa ambientale limitata e non rinnovabile. Le porzioni di suolo non ancora artificiali nelle città costituiscono beni preziosi per la comunità e per le future generazioni, da valorizzare nelle loro funzioni naturali anche all’interno delle iniziative di rigenerazione urbana. La scomparsa di queste preziosissime aree permeabili aggrava la frequenza e l’intensità di inondazioni e di ondate di calore e causa la perdita di aree verdi fruibili dai cittadini, di biodiversità e di servizi ecosistemici.

Anche il legislatore europeo sta lavorando in questa direzione, la nuova Strategia europea per i suoli adottata lo scorso novembre prevede già misure per gli Stati membri che vanno in questa direzione e si sta lavorando alacremente per avere a breve una nuova legge europea per i suoli sani, che costituirà un importante punto di riferimento per l’uso sostenibile dei suoli. Per il nostro paese, queste azioni potranno offrire un sostegno allo sviluppo di una appropriata normativa quadro nazionale, che ancora manca in materia.

In linea con gli indirizzi europei e con le necessità nazionali, si potrà lavorare ad una rigenerazione che favorisca i servizi ecosistemici e sviluppi la resilienza dei territori, aumentando il benessere dei propri abitanti e al contempo la competitività economica, grazie ad una offerta turistica di qualità, all’avanzamento per imprese del settore green e del turismo sostenibile.

Dovremmo comunque agire in maniera coordinata e integrata, mettendo le città e i comuni al centro del processo trasformativo, lavorando sulle sinergie tra le azioni e in una prospettiva di interesse generale che non trascuri, anzi sviluppi e favorisca gli interessi di tutti ad una sempre migliore qualità della vita.

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