Aumenta a 48 centesimi al litro, in casa Granarolo – attraverso la cooperativa Granlatte – la somma riconosciuta agli allevatori per il conferimento di latte. “Un prezzo – spiega il presidente del gruppo Granarolo, Gianpiero Calzolari – che si stacca dal valore di mercato: abbiamo pensato che fosse prioritario dare ossigeno ai nostri soci perché in questo momento rispetto all’anno scorso ma anche rispetto a pochi mesi fa il costo per l’alimentazione degli animali è cresciuto in maniera incredibilmente alta”.
Necessario intervenire
A tale riguardo, ha argomentato, “era necessario intervenire, uscire un po’ da questa situazione per gli allevatori, sapendo che sono l’anello più debole della catena. Tutti – ha proseguito Calzolari – stiamo soffrendo. La nostra industria sta soffrendo così come stanno soffrendo i consumatori e così come sta soffrendo la distribuzione ma gli allevatori sono a rischio sopravvivenza quindi noi abbiamo cercato di dare un colpo importante. Rispetto al mese di marzo, mediamente un allevatore del nostro gruppo faceva 43-44 centesimi, arriviamo a 48 proprio per uscire dall’angoscia di non sapere come fare ad andare avanti”.
Il boom del Mais
Allargando lo sguardo alla situazione economica e geopolitica internazionale e all’impatto del conflitto in corso tra Russia e Ucraina, in particolare sull’approvvigionamento di materie prime, “la ricaduta più importante – ha sottolineato ancora il numero uno di Granarolo – è proprio sul mais che è un elemento base per l’alimentazione degli animali. Poi, per quanto riguarda la nostra filiera, l’Ucraina è uno dei cinque produttori principali di mais e di cereali: per la filiera zootecnica l’Italia ha una dipendenza molto importante. Le misure che sono state adottate dall’Unione Europea, prevedono l’aumento delle superficie coltivabile in tutti i Paesi europei e questa, di per sé, è una cosa positiva ma avrà una ricaduta nella migliore delle ipotesi a settembre, per il prossimo raccolto. Inoltre – ha aggiunto – mancano anche altre cose, mancano i fertilizzanti, sono problematiche molto importanti”.
Porti bombardati
Con gli attacchi russi all’Ucraina, ha evidenziato Calzolari, per le produzioni “gran parte dei danni sono stati fatti, i porti sono stati bombardati: anche se ci fosse subito la pace, per questa filiera non è che domattina ricomincino le forniture. Nel frattempo bisognerà che i prodotti arrivino da altri Paesi, in particolare dagli Stati Uniti , dal Sudamerica, però impiegheranno tempi lunghi, quindi la preoccupazione è molto importante e questo fa lievitare i prezzi”.
Ad ogni modo, ha spiegato il presidente del colosso alimentare emiliano, “questo conflitto che nessuno poteva immaginare inasprisce una crisi che era già precedente perché i costi di produzione erano fortemente aumentati per l’energia e anche solo per il tasso inflattivo: la guerra rende esponenziali queste difficoltà. In particolare per l’allevamento, per i grani, i cereali, i prodotti da forno che sono le aree più colpite. L’allevamento poi ha una sua quotidianità, gli animali vanno alimentati ogni giorno. E l’Italia – ha concluso Calzolari – non è autosufficiente sull’alimentazione animale: non lo potrà mai essere, è un dato strutturale”.
La stangata dell’inflazione
Ad ogni modo, ha spiegato il presidente del colosso alimentare emiliano. “questo conflitto che nessuno poteva immaginare inasprisce una crisi che era già precedente perché i costi di produzione erano fortemente aumentati per l’energia e anche solo per il tasso inflattivo: la guerra rende esponenziali queste difficoltà. In particolare per l’allevamento, per i grani, i cereali, i prodotti da forno che sono le aree più colpite. L’allevamento poi ha una sua quotidianità, gli animali vanno alimentati ogni giorno. E l’Italia – ha concluso Calzolari – non è autosufficiente sull’alimentazione animale: non lo potrà mai essere, è un dato strutturale”.








