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[L’analisi] Allarme PNRR, tanti soldi ma impossibili da spendere. Ecco cosa sta succedendo

Il Pnrr è a rischio. L’allarme è stato lanciato nel corso del convegno dell’Ali. Il rischio scaturisce dal contesto politico ed economico che si è sviluppato negli ultimi mesi. Le cause, rincaro dei materiali, bandi pubblici deserti, imprese che si spostano a lavorare sul privato grazie al 110%, difficoltà a spendere i finanziamenti.

La crisi c’è, ma non può diventare un alibi

La ministra per le autonomie regionali, Maria Stella Gelmini, però, ammonisce affinché non diventi «una scusa per riscrivere il Piano». È proprio il presidente dell’Associazione autonomie italiane, Matteo Ricci, che ha indetto l’incontro, a evidenziare «un problema enorme, quello con gli investimenti».

«I comuni che hanno preso delle risorse hanno cominciato a fare le prime gare e le gare vanno deserte. È questo l’allarme che oggi vogliamo lanciare perché non ci sono le imprese che eseguono i lavori pubblici. Primo perché aumenta il costo delle materie prime, e questo fa scappare le imprese perché non vedono margini ma rischi. Il 110 poi rafforza l’inflazione e diventa l’incentivo per spostare le imprese verso l’ecobonus e non sugli investimenti pubblici. Serve un fondo strutturale molto più grande di quello del Dl Aiuti per finire i lavori pubblici».

«Pnrr non resti appeso»

Grido accolto e rilanciato dal senatore Antonio Misiani, della Commissione Bilancio del Senato: «Quasi il 40% delle risorse è di competenza dei Comuni, degli Enti di area vasta, delle Regioni. Il governo sta facendo molto per risolvere nodi aperti, dal caro materiali fino al rafforzamento della capacità amministrativa dei Comuni, ma c’è ancora molto da fare perché i Comuni devono essere messi in grado di realizzare il Piano e fare la loro parte per fare ripartire il Paese». Tra le cose da fare, affinché «il Pnrr non resti appeso», «approvare le riforme», in primis il Ddl concorrenza.

Il blocco dell’inflazione

Punta il dito sull’inflazione il presidente dell’Ance (Associazione nazionale costruttori edili) Gabriele Buia, che riporta un dato scoraggiante: «L’80% dei comuni mappati non è in grado di spendere i finanziamenti messi in campo dallo Stato perché sono allo stadio iniziale della progettazione e perché i quadri economici sono fatti su scala parametrica e oggi non si può appaltare così. Attualmente il problema è l’inflazione. I fondi vanno spostati dalle opere in progettazione a quelle che si trovano a uno stadio più avanzato. È utopico portare a termine tutti i lavori entro il 2026».    

L’impegno con l’Europa

Ma la ministra Gelmini replica con un altolà: «Mi preoccupa assistere a incontri dove si da’ quasi per scontata una riscrittura del Pnrr. Il governo sa delle criticità ma le ragioni che hanno condotto l’Europa a riconoscere al nostro Paese 200 miliardi di investimento sono più forti della crisi Ucraina e della nostra bassa crescita. Guai a dare la sensazione di affanno all’Europa, poche storie, tocca noi mettere a terra le risorse. Il Pnrr va attuato, ci possono essere correttivi ma il caro materiali non può diventare la scusa per riscrivere tutto o ci facciamo del male». Anche perché in ballo c’è molto, «anche perché l’Europa si assetta da parte nostra il rispetto degli impegni» ha aggiunto «e dall’altra noi ci aspettiamo dall’Europa un aiuto sul fronte del caro energia perché non abbiamo solo il caro delle materie prime».

Sicurezza, formazione e salari

Rassicurazioni che però non convincono del tutto Ricci che lancia una proposta: «Non chiediamo di rivedere il Pnrr. Non si tratta di cambiare le 6 missioni ma di prendere atto che c’è un problema di sovraccosti legato all’inflazione e far passare un concetto: facciamo qualcosina in meno per poterla finire. Se vogliamo evitare lo scostamento di bilancio usiamo un pezzo del Pnrr a prestito per fare il Pnrr». Sulla stessa linea Claudio Mancini della commissione Bilancio della Camera: «Una parte delle risorse del Pnrr deve essere investito per aumentare la sicurezza sul lavoro, la formazione e la retribuzione dei lavoratori del settore edile». 

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