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L’AI e il nuovo boom economico dell’America, l’Ue si muova | L’analisi di Francesco Giavazzi

Secondo Francesco Giavazzi, gli Stati Uniti stanno vivendo una nuova fase di crescita della produttività del lavoro, con ritmi quasi doppi rispetto alla stagnazione degli anni 2010, tanto che la Federal Reserve di Cleveland ipotizza un ciclo di sviluppo simile a quello della rivoluzione internet degli anni Novanta.

Una delle spiegazioni più evidenti è l’impatto dell’intelligenza artificiale, che rende più produttivi lavoratori e imprese, ma contano anche altri fattori: il lavoro a distanza, la nascita di nuove imprese e l’aumento della partecipazione al mercato del lavoro.

Giavazzi ricorda che l’Europa fu già colta impreparata durante la rivoluzione digitale degli anni Novanta: allora il divario di produttività con gli Usa, quasi annullato nel dopoguerra, tornò ad allargarsi fino all’attuale differenza del 30% nel reddito medio tra famiglie europee e americane.

Il ritardo europeo è particolarmente evidente nei settori ad alta intensità tecnologica, mentre nella manifattura il gap è minore.

In questo quadro, l’unica esperienza positiva ricordata è quella di “Industria 4.0”, avviata in Germania e adottata anche in Italia, che tra il 2017 e il 2018 favorì una forte crescita degli investimenti in macchinari e contribuì a rilanciare parte dell’economia italiana.

L’autore critica invece “Transizione 5.0”, introdotta dal governo Giorgia Meloni, giudicata inefficace: nonostante i fondi stanziati, le imprese hanno utilizzato solo una parte minima delle risorse, costringendo l’esecutivo a reintrodurre gli incentivi precedenti.

Giavazzi osserva inoltre che uno dei limiti strutturali italiani è la dimensione troppo ridotta delle imprese, spesso scoraggiate a crescere anche da misure fiscali come la flat tax per chi resta sotto i 85 mila euro di fatturato.

Accanto agli investimenti, decisivo è il capitale umano: più che grandi scienziati servono tecnici informatici, periti industriali ed elettronici capaci di diffondere concretamente l’uso dell’intelligenza artificiale nelle aziende.

Rinviare queste scelte strategiche, conclude, significherebbe perdere un’occasione decisiva per recuperare produttività e competitività.

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