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La ristrutturazione del SSN salva il più grande strumento di giustizia sociale del Paese | L’intervento di Serafino Zucchelli

La pandemia da Covid-19 continua ad imperversare in Italia e nel mondo. L’emergenza autunno-invernale ha portato negli ultimi 15 giorni a 17/20 mila infezioni quotidiane con 400/700 decessi e un nuovo aumento di pazienti in terapia intensiva. Fino ad ora sono morte dal mese di febbraio circa 80 mila persone. Il loro numero è molto elevato rispetto agli infetti. Bisogna domandarsi il perché.

Dal 27.12.2020 è cominciata in tutta Europa la vaccinazione. In Italia i vaccinati oggi sono più di 700 mila. L’effetto gregge nel nostro Paese si raggiungerà quando i cittadini vaccinati saranno il 75/80%. Fino ad allora, ancora per molti mesi, rimarrà il grave pericolo del Covid-19.

L’esplosione dei contagi e l’impossibilità di seguire i tracciamenti hanno impedito al territorio di fronteggiare l’epidemia. Sono molto scarse l’assistenza domiciliare e l’accesso alle visite ambulatoriali. Sono scarse le strutture di isolamento e quarantena.

L’unico baluardo è l’ospedale e l’abnegazione di chi ci lavora. Per il resto rimangono il distanziamento tra gli individui e le norme di igiene personale: mascherine e disinfezione delle mani.

Il SSN, definanziato e ridotto negli organici, con estrema fatica ha retto.

Ottantamila posti letto sono stati tagliati negli ultimi 20 anni e 45 mila nell’ultimo decennio.

Il numero dei posti letto in terapia intensiva non era elevato. Dopo la primavera 2020 sono stati incrementati di 3500. Ma non tutte le regioni hanno provveduto. Nell’ultimo anno sono state trascurate tutte le altre patologie, di degenza e ambulatoriali, non urgenti come le malattie neoplastiche e cardiovascolari.

Mancano i medici specialisti: 6000 dal 2009 al 2018 e 2000 dirigenti sanitari. Ogni anno 6000 medici dipendenti vanno in pensione. Settemila medici sono stati assunti in primavera, la maggior parte con contratto precario. Quasi 300 sono deceduti per infezione.

Dal brevissimo riassunto che ho fatto emerge un unico, grande e urgente problema: rifinanziamento e consolidamento del SSN sia nella parte ospedaliera che in quella territoriale.

I medici sono pochi, anziani e poco retribuiti.

Già negli anni precedenti l’epidemia molti medici giovani hanno lasciato il SSN per emigrare in Paesi Europei (Gran Bretagna, Germania, Francia ed altri ancora) e parecchi più anziani sono passati alla medicina privata.

Sono segnali molto preoccupanti. Ma la vicenda che stiamo ancora vivendo dimostra che la salute dei cittadini nel nostro Paese dipende dal funzionamento del SSN.

Inadeguate e ambigue sono le scelte che sono state fatte negli ultimi mesi.

Assunzioni con contratti atipici e scarsissimi investimenti: rinuncia al MES (36 miliardi) subito e pochi soldi nella prima stesura del Ricovery Fund (9 miliardi) da spendere dopo.

I medici che nell’emergenza “hanno fatto un lavoro straordinario” (Mario Draghi) sono ancora nelle stesse situazioni: frustrati, stressati, mal pagati, in pessime condizioni. Sono scomparsi dalla politica del cambiamento. Non può prevalere una scelta di bassi salari e di strumenti solo aziendalisti.

I medici devono essere più numerosi, meglio pagati, premiati nella loro capacità professionale, dotati di uno stato giuridico di dirigenza “speciale” e considerati capaci di formare gli specializzandi togliendone il monopolio alle Scuole di Medicina Universitaria.

La medicina territoriale deve essere riorganizzata nel territorio intorno alle Case della Salute, sede della prima emergenza pre-ospedaliera, ed espressione di una forte autonomia di intervento professionale.

Il Ministro della Salute, che è pienamente cosciente dei tempi che viviamo, non può perdere l’occasione attuale e dei prossimi anni per ristrutturare il SSN e il suo capitale umano.

In un momento in cui l’Europa tutta, spinta dall’epidemia, sta facendo uno sforzo generoso per stimolare tutti i Paesi a rinnovarsi e a riprendere il proprio cammino, l’Italia non può rinunciare al proprio compito.

La ristrutturazione del SSN e degli uomini che vi lavorano salva il più grande strumento di giustizia sociale per tutti i cittadini e contribuisce all’incremento della ricchezza del Paese.


Serafino Zucchelli (Bologna, 12 agosto 1940) è un medico italiano. Laureato in Medicina a Modena, si è specializzato in malattie dell’apparato digerente sempre a Modena ed in medicina interna a Parma.

Dal 1987 al 1995 è stato primario di medicina interna dell’Ospedale di Castelfranco Emilia. Dal 1995 è stato direttore dell’unità operativa di medicina d’urgenza e pronto Soccorso dell’Ospedale Civile di Modena e dal 1999 al 2006 ha diretto il dipartimento di emergenza della AUSL di Modena.

È un convinto assertore della sanità pubblica: fin dal 1966 è iscritto alla  Anaao Assomed , associazione medica di cui è stato anche Segretario Generale dal 2000 al 2006. Dal 2006 al 2008 ha fatto parte del secondo Governo Prodi in qualità di Sottosegretario al Ministero della Sanità.

Dal maggio 2011 a tutt’oggi è Presidente della Fondazione ONAOSI.

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