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Il ritratto: Cesare Romiti, un ‘duro’ alla corte degli Agnelli

Il ritratto dell’ex amministratore delegato e presidente di Fiat, Cesare Romiti, è mancato nella sua casa di Milano all’età di 97 anni.
L’ex manager, che è stato indiscusso protagonista della storia industriale italiana, era entrato in azienda nel 1974 e ne era uscito nel 1998, dopo 24 anni, con una liquidazione record: 105 miliardi di vecchie lire, pari a 54 milioni di euro circa.
Così era entrato nella finanziaria Gemina, che controllava Rcs, la casa editrice di cui è stato presidente dal 1998 al 2004. Gemina controllava anche la società di costruzioni e ingegneria Impregilo e nel 2005 è entrata nel patto di sindacato di Aeroporti di Roma. Ma la sua avventura imprenditoriale non è stata al livello di quella manageriale nel 2007. La famiglia Romiti è stata progressivamente estromessa dalle tre società.
In un’intervista nel giorno del suo novantesimo compleanno gli venne chiesto quale fosse stata la causa di quel fallimento. Lui rispose: “Come capo azienda non guardavo in faccia a nessuno. Come imprenditore ho commesso errori di ingenuità. Avrei dovuto essere più duro. Lo sono stato quando i denari non erano miei; quando erano i miei non ho saputo esserlo”. Una durezza che ha dimostrato negli anni roventi del terrorismo e delle lotte sindacali in Fiat, cui seguì il progressivo allentamento delle tensioni dopo la storica marcia dei 40mila del 14 ottobre 1980 in cui i colletti bianchi scesero per le strade di Torino chiedendo la fine degli scioperi.
Romiti verrà ricordato anche per il suo legame con Giovanni Agnelli, l’Avvocato per antonomasia. “Nei tanti anni vissuti accanto a mio nonno”, ha ricordato ieri il presidente di Fiat Chrysler Automobilies ( Fca) John Elkann, “Cesare Romiti ha affrontato con coraggio momenti difficili e per questo merita un posto di riguardo nella storia della Fiat. Vorrei anche ricordare il dottor Romiti con riconoscenza personale, per avermi accompagnato nei primi anni della mia vita professionale”.

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