La classe dirigente del Paese si confronta sulla Ripartenza - Rivedi i nostri Talk

[I dati] La crisi della filiera del legno: costi di approvvigionamento più elevati e tempi più lunghi

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp
Condividi su email

Sulle performance del settore italiano del legno-arredo pesa il forte rincaro delle materie prime. A sottolinearlo è l’Area Studi Mediobanca nel Report “La filiera del legno-arredo e illuminazione”.

Secondo lo studio, l’insufficiente dimensione della nostra filiera crea un’importante dipendenza dalle forniture straniere a condizioni economiche meno vantaggiose.

L’Italia sconta, infatti, costi di approvvigionamento mediamente più elevati rispetto alla gran parte dei maggiori competitor. A ciò va aggiunto che, tra la metà del 2020 e il primo quadrimestre del 2021, le quotazioni del legname hanno segnato una forte crescita. Così come quelle di altri materiali essenziali nella produzione di mobilio. Le quotazioni del legno hanno segnato dal primo gennaio 2020 ampie oscillazioni, dai 264 euro per metro cubo dell’aprile 2020 ai 989 euro di settembre dello stesso anno, per arrivare a 1.686 euro a maggio 2021. All’aumento dei prezzi si è accompagnato anche un allungamento dei tempi di fornitura.

Nel dettaglio, le 475 maggiori aziende italiane (di cui 5 commerciali) hanno segnato un fatturato aggregato nel 2019 pari a 24,2 miliardi; 20,2 dei quali rivenienti dalle imprese a prevalenza manifatturiera e 4 da quelle che si occupano della sola distribuzione. Il maggior numero di aziende è ubicato nel Nord Est con 226 unità, seguito dal Nord Ovest con 143 imprese. La filiera del legno-arredo e illuminazione ha una forte connotazione distrettuale che riguarda 282 imprese, rappresentative del 53,8% del fatturato totale a cui si aggiunge un miliardo relativo alle 19 imprese degli altri sistemi produttivi locali (SPL) che fanno salire l’incidenza al 58%.

In termini di specializzazione, il legno e i suoi derivati registrano vendite per 3,8 miliardi. Mentre, tra le produzioni finite, la più rappresentativa in termini di fatturato è quella che comprende le sedie, i tavoli e le parti accessorie con 4,2 miliardi. Seguono i contractor con 3,1 miliardi, i produttori di illuminazione con 2,6 miliardi e le cucine a 2 miliardi. L’insieme di prodotti da soggiorno e notte, comprese le camere per adolescenti, è appena sotto con 1,9 miliardi, seguito dal comparto degli imbottiti (poltrone e divani) con 1,7 miliardi. Appare più contenuto il giro d’affari dei produttori di arredo bagno e di materassi, limitati rispettivamente a 322 milioni e 511 milioni.

Le produzioni riferibili all’alta gamma hanno realizzato vendite per 4,3 miliardi, quindi la maggior parte del giro d’affari fa capo a imprese che operano in segmenti variamente denominati come di gamma medio-bassa, economica o mass market (19,9 miliardi). Le 475 imprese hanno segnato, tra il 2017 e il 2019, una crescita delle vendite totali pari al 3,8% (+4,2% il fatturato domestico, +3,2% quello oltre confine). Le commerciali hanno espanso le vendite più delle produttive (+6,3% vs +3,3%) soprattutto verso l’estero (+25,4% vs +2,9%).

L’alta gamma è cresciuta meno rispetto alla fascia economica (+3,5% vs +3,8%), ma ha goduto di un apprezzamento oltreconfine superiore (+3,3% vs +3,1%). Scendendo nel dettaglio dei singoli comparti produttivi, a livello di fatturato totale, si segnalano le performance particolarmente brillanti dei contractor (+6,1%), del living & sleeping (+6%), delle cucine (+5,6%) e di sedie, tavoli e parti accessorie (+5%).

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.