Sono state rilasciate le prime previsioni macroeconomiche che incorporano la guerra in Medio Oriente, la chiusura di Hormuz e i danneggiamenti alle infrastrutture energetiche dell’area.
L’incertezza su intensità e durata dello shock resta ampia.
Esso interviene in una fase in cui la congiuntura si stava rafforzando.
Il balzo dei prezzi è stato immediato, ma finora è rimasto relativamente contenuto in confronto con i picchi della guerra in Ucraina.
Le economie hanno inoltre ridotto la loro intensità energetica rispetto agli shock del 1973 e del 1980.
La penuria fisica della materia prima si fa sentire soprattutto in Asia, maggiormente dipendente dalle forniture della regione.
Tuttavia, è chiaro che si va incontro, anche in Occidente, a un rallentamento che può deragliare in recessione se le ipotesi peggiori dovessero materializzarsi.
È in questo non semplice contesto che il Governo si appresta a elaborare la sua nuova previsione.
Apparentemente, le previsioni baseline rilasciate negli ultimi giorni da varie istituzioni convergono verso un condiviso profilo di consenso per l’Italia che colloca la crescita del PIL a circa 0,5% nel 2026 (0,4% per l’Ocse) e a 0,6% nel 2027.
La sforbiciata rispetto alle stime pre-guerra è al più di un paio di decimi di punti, non molto, ma rilevante data la bassa crescita di partenza.
Sembra che anche il Governo si stia orientando verso cifre analoghe, probabilmente cercando di salvaguardare quanto più possibile la previsione per il 2027.
C’è, però, da dire che l’allineamento del consenso tra i previsori è in effetti solo apparente.
La stima Ocse per l’Italia dello 0,4% si realizza in uno scenario di prezzi energetici e di durata della crisi (oil a circa 100 dollari e 6 mesi di shock) che, ad esempio, si avvicina agli scenari peggiori del Centro studi Confindustria che portano questa istituzione a ipotizzare stagnazione, se non recessione.
Queste incongruenze tra previsori sono il sintomo dell’alta incertezza.
Da qui al momento delle stime finali (tra meno di un mese) il Governo disporrà di qualche informazione ulteriore per mettere a punto la coerenza del suo scenario che dovrà, del resto, avere il vaglio dell’Ufficio parlamentare di bilancio.
Un esercizio sempre più complicato nell’era delle policrisi.








