“Un miliardo al 2030 è anche poco per quello che dobbiamo realizzare”, rivela a MF-Newswires Giorgio Tomassetti, amministratore delegato di Octopus Energy Italia.
La società è controllata al 100% da Octopus Energy Group, primo fornitore di energia rinnovabile nel Regno Unito, e ha come obiettivo quello di replicare nel nostro Paese un modello di business che rende l’energia verde accessibile su scala nazionale.
La holding, che in un articolo del Financial Times è stata paragonata ad Amazon per l’innovativo utilizzo della tecnologia e del servizio ai clienti, gode di un parterre di investitori di alta gamma (tra cui il Fondo Generation IM di Al Gore).
Finanziamenti certi che spingono il ceo Tomassetti a non avere dubbi sul fatto che “questa rivoluzione” energetica e tecnologica “è assolutamente realizzabile anche in Italia”.
PRODUZIONE, DECARBONIZZAZIONE E FORNITURA
Alla domanda su come farà la società a realizzare nel pratico la mission del gruppo, Tomassetti racconta che il miliardo sarà speso su tre linee di business: produzione (e storage), decarbonizzazione e fornitura.
La maggior parte della linea di credito sarà destinata alla realizzazione degli impianti di produzione, circa 100 milioni saranno investiti sulla fornitura e tra il 10% e il 15% del budget servirà per i servizi di decarbonizzazione “elementi fondamentali per realizzare un mercato più elettrico e più efficiente”, spiega il ceo.
IL MODELLO DI BUSINESS OCTOPUS ENERGY
“Octopus è in grado di dimostrare che vendere energia verde su larga scala è assolutamente fattibile”, sottolinea l’amministratore delegato.
Per realizzare tutto ciò le strade percorribili sono tre: “La prima attraverso un segnale di prezzo, qui bisogna avere il via libera del regolatore a proporre tariffe innovative legate ai consumi.
La seconda, meno gradita ma comunque fattibile, è gestire la comunicazione, ovvero parlare direttamente con i clienti e indicare loro quando dovrebbero consumare di più e quando di meno”, il cosiddetto Saving Sessions che solo nel 2023 ha fatto risparmiare 5 milioni di sterline agli utenti nel Regno Unito.
La terza, nonché “quella preferita da tutti” è l’automazione.
“In questo caso il cliente ci dà accesso ai propri asset e noi ottimizziamo il carico in base alle necessità dell’utente e della rete”.
IL CAPITALE E PIAZZA AFFARI
Dietro le quinte di Octopus Energy ci sono quattro investitori di prim’ordine: il Fondo Generation IM di Al Gore, il CPP Investment Board, Tokyo Gas e Origin Energy.
Avere un parterre di investitori così importante permette a Tomassetti ampia libertà di movimento in favore della mission del gruppo.
Ma il capitale della società è aperto?
“La storia ci racconta che società di questo tipo, a un certo punto, è molto probabile che si quotino.
Adesso ci troviamo in una posizione di favore, abbiamo investitori che ci danno liquidità e la libertà di investirli per perseguire la mission aziendale.
Quotarci significherebbe uccidere tutto questo”.
La parola chiave del gruppo è una: crescita.
“Una parola molto più importante di marginalità”, aggiunge il ceo.
Come?
Probabilmente anche con operazioni di M&A, dove Octopus è pronta a farle “sia lato retail sia lato servizi”.








