Il governo iraniano non è attualmente disposto ad impegnarsi in negoziati sostanziali per porre fine alla guerra con Stati Uniti e Israele.
Questa la conclusione cui sono giunte negli ultimi giorni diverse agenzie di intelligence americane, secondo funzionari statunitensi citati dal New York Times. Teheran ritiene di trovarsi in una posizione di forza e non crede di essere tenuto ad accettare le richieste americane, secondo le stesse fonti.
L’Iran inoltre, sebbene disposto a mantenere aperti i canali di dialogo, non si fida degli Stati Uniti e non crede che il presidente Trump sia seriamente intenzionato a negoziare. Nel corso dell’ultimo anno, Trump ha ordinato attacchi per ben due volte nel bel mezzo dei negoziati sul programma nucleare del Paese.
Tali valutazioni coincidono con le recenti dichiarazioni di funzionari iraniani che contestano le affermazioni di Trump relative a presunti progressi compiuti dalle parti nei colloqui mediati da altri paesi. Non più tardi di ieri un portavoce del ministero degli Esteri iraniano ha dichiarato che il governo di Teheran non ha chiesto un cessate il fuoco, nonostante le affermazioni di poche ore prima fatte da Trump.
Secondo due funzionari iraniani e un pachistano citati dal New York Times, il governo di Teheran potrebbe, in presenza di condizioni adeguate, impegnarsi diplomaticamente.
Teheran, secondo le fonti citate dal quotidiano americano, vuole accertarsi che Washington sia disposta a parlare seriamente della fine della guerra e non solo a negoziare un cessate il fuoco temporaneo.
Il linguaggio utilizzato dall’Iran nelle dichiarazioni pubbliche, rivelano inoltre, è stato più duro di quello usato nei messaggi inviati agli Stati Uniti in privato.
Gli Stati Uniti e l’Iran si stanno scambiando messaggi tramite intermediari e forse anche direttamente, ma non sono impegnati in negoziati sui termini di un cessate il fuoco o sulla fine della guerra, sottolineano funzionari statunitensi e iraniani citati dal quotidiano statunitense.
Alle difficoltà derivanti dalle divergenze sulla sostanza del negoziato si sommano inoltre i problemi concreti, ad esempio il fatto che ampi settori del governo iraniano non sono in grado di comunicare efficacemente dopo settimane di attacchi da parte di Israele e degli Stati Uniti.
I funzionari iraniani sono inoltre restii a utilizzare canali di comunicazione che ritengono essere sotto sorveglianza da parte dei servizi segreti statunitensi e israeliani.
Ne deriva una sostanziale mancanza di chiarezza su chi, all’interno della leadership iraniana, abbia l’autorità per concludere un accordo, spiegano alcuni funzionari americani.
Infine, spiegano le fonti, in presenza di attacchi estremamente intensi da parte americana e israeliana, i funzionari iraniani ritengono in questo momento di dover combattere per la sopravvivenza stessa del governo. E nutrono scetticismo sulla durata di un eventuale accordo di pace, temendo che Israele possa sferrare un nuovo attacco pochi mesi dopo, anche qualora l’Iran dovesse raggiungere un’intesa.








