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Piccole imprese, scelte grandi: ecco i percorsi di educazione finanziaria della Banca d’Italia | L’intervento di Paolo Angelini, VDG Banca d’Italia

«Buongiorno a tutti e benvenuti al Centro Ciampi della Banca d’Italia per questo incontro dedicato alla cultura finanziaria nelle piccole imprese. Un saluto e un ringraziamento particolare vanno agli esponenti degli enti pubblici e delle associazioni imprenditoriali presenti in sala. Oggi presentiamo il primo programma di educazione finanziaria della Banca d’Italia rivolto ai piccoli imprenditori. Per circa un anno lo abbiamo sperimentato sul territorio grazie alla fattiva collaborazione con Confartigianato e CNA, a cui siamo riconoscenti per l’impegno profuso. Nel complesso sono stati coinvolti circa 250 formatori delle due associazioni che, a loro volta, hanno raggiunto circa 3.000 imprenditori.

Abbiamo cercato di semplificare il linguaggio e di adottare un approccio concreto e innovativo: gli imprenditori che si iscrivono al programma affrontano i temi di base della finanza d’impresa e del rapporto con le banche; hanno la possibilità di affiancare corsi online interattivi agli incontri dal vivo con i docenti. Consideriamo soddisfacenti i risultati raggiunti in termini di apprendimento e gradimento dell’iniziativa. Stimiamo che circa l’80 per cento dei partecipanti abbia migliorato le proprie conoscenze finanziarie, una quota che sale a circa il 90 per cento per chi ha svolto la lezione in presenza con un docente. È oggetto di attenzione il fatto che molti discenti non compilano il questionario finale. Si tratta di un fenomeno ricorrente nelle nostre iniziative, che può segnalare difficoltà da parte dei discenti, e su cui stiamo riflettendo.

1. Perché una banca centrale dovrebbe occuparsi di educazione finanziaria

Il nostro impegno in materia di educazione finanziaria è strettamente connesso con la funzione di tutela della clientela, che la legge ci assegna. Le norme e la nostra azione di vigilanza rischiano di essere un’arma spuntata se i clienti non sono consapevoli dei rischi associati agli strumenti finanziari che utilizzano, se non conoscono i propri diritti e doveri in questo campo1.

L’impegno nell’educazione finanziaria è anche connesso con le altre nostre responsabilità di vigilanza, quelle in materia prudenziale e di antiriciclaggio. Dalla nostra esperienza emerge che gli intermediari che manifestano problemi in uno qualsiasi di questi ambiti tendono spesso ad averne anche negli altri due. Esistono dunque forti sinergie nell’azione di vigilanza prudenziale, di tutela e di antiriciclaggio, che l’assetto della Banca d’Italia ci consente di sfruttare al meglio. La Banca d’Italia ha iniziato a occuparsi di educazione finanziaria nel 2007, anno in cui abbiamo avviato una collaborazione con le scuole grazie a un protocollo con l’allora Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca2. Negli anni le nostre iniziative in materia si sono ampliate in termini sia di contenuti sia di destinatari.

Oggi ci rivolgiamo agli studenti delle scuole e delle università, a chi frequenta i Centri provinciali per l’istruzione degli adulti (CPIA), alle donne, alle persone fragili o svantaggiate. Adottiamo in genere il modello della “formazione dei formatori”. Collaboriamo cioè con soggetti (insegnanti, rappresentanti delle associazioni, dei sindacati) interessati ad acquisire le competenze per fare formazione finanziaria; ciò ci consente di far fronte a una domanda molto più ampia di quella che potremmo soddisfare con le sole nostre forze. Quest’anno, come saprete, un disegno di legge approvato dal Consiglio dei Ministri ha riconosciuto l’educazione finanziaria come insegnamento obbligatorio all’interno dell’educazione civica3. Si tratta di un passo molto importante, che valutiamo con favore.

2. Perché la cultura finanziaria dei piccoli imprenditori è importante

Vorrei ripercorrere le ragioni – aggiuntive rispetto a quelle, di carattere generale, appena menzionate – che ci hanno indotto ad avviare questa prima iniziativa di educazione finanziaria rivolta ai piccoli imprenditori. La prima ragione è che le competenze finanziarie dell’imprenditore tendono ad avere ricadute positive sull’azienda. Ciò vale in particolare per le piccole imprese, che non hanno la possibilità di assumere personale specializzato e fanno in genere affidamento sulle capacità dell’imprenditore.

Gli studi disponibili evidenziano che l’alfabetizzazione finanziaria degli imprenditori è correlata positivamente con redditività, crescita del fatturato, qualità della reportistica, gestione del debito, accesso a finanziamenti esterni4. Nostre analisi recenti confermano queste ricadute positive. Le competenze finanziarie, ad esempio, sembrano rendere gli imprenditori più sicuri nelle relazioni con le banche. In molti paesi si osserva una quota non trascurabile di piccole e medie imprese (in Italia attualmente circa il 10 per cento)5 che non domandano credito pur dichiarando di averne bisogno; questa quota risulta significativamente più bassa tra i microimprenditori con maggiori competenze finanziarie6.

Durante la pandemia, inoltre, i microimprenditori meno esperti di finanza hanno subito impatti negativi maggiori, detenevano minori scorte di liquidità precauzionale e sono stati meno in grado di attivare le misure di sostegno messe in campo dal Governo (figura 1)7. La seconda ragione che ci ha spinto a farci parte attiva nella realizzazione del programma odierno è legata da un lato al basso livello delle competenze finanziarie dei piccoli imprenditori, dall’altro alla struttura produttiva del Paese. In molti paesi le competenze finanziarie dell’imprenditore risultano correlate positivamente con la dimensione aziendale8; anche in Italia l’alfabetizzazione finanziaria risulta più bassa tra le imprese individuali (figura 2)9.

Da un’indagine condotta nel 2021 in 14 paesi OCSE10, emerge che nel nostro paese meno di 40 microimprenditori su 100 hanno una cultura finanziaria adeguata. L’Italia non sfigura in questa classifica internazionale, anzi risulta ai primi posti; ma alle nostre aziende con meno di 10 addetti fa capo oltre il 25 per cento del valore aggiunto generato dall’intero settore non finanziario nazionale e il 42 per cento del totale degli addetti (più di 6 milioni di persone).

In nessuna economia avanzata si riscontrano valori così elevati. Nella media europea, ad esempio, le microimprese rappresentano il 18 per cento del valore aggiunto e poco meno del 30 per cento degli addetti (figura 3). Tutto ciò implica che investire nell’educazione finanziaria dei piccoli imprenditori italiani può portare ampi benefici in termini di solidità del tessuto produttivo e di crescita economica11. La terza ragione per cui oggi, per un imprenditore, è importante possedere un buon livello di competenze finanziarie ha a che fare con i cambiamenti in atto nel sistema finanziario, nella regolamentazione, nella tecnologia.

Sotto la spinta delle crisi che si sono susseguite a partire dal 2007, delle innovazioni nella finanza digitale e della regolamentazione – che un po’ subisce e un po’ guida le grandi trasformazioni in atto – il sistema finanziario sta cambiando fisionomia. Nascono società finanziarie con modelli di business innovativi; intermediari “tradizionali” utilizzano e sviluppano nuove tecnologie per migliorare prodotti e processi operativi; si diffondono nuovi strumenti e servizi per rispondere alle esigenze finanziarie di specifici segmenti di clientela; cambiano i metodi per valutare il merito di credito delle imprese. Nel tempo si è osservato un graduale abbandono del modello di “banca di relazione” per la concessione dei finanziamenti e una corrispondente crescita del ricorso a metodi basati su informazioni quantitative standardizzate, tratte dai bilanci o da altri documenti contabili.

In questo scenario in rapida evoluzione, gli imprenditori con un basso livello di cultura finanziaria, non attrezzati per fornire informazioni accurate sulla propria attività, rischiano di non cogliere opportunità, di fare scelte sbagliate, di non riuscire a segnalare il proprio merito creditizio. Non sorprende che, soprattutto nelle fasi di restrizione del credito, le banche privilegino imprese più trasparenti che consentono una più agevole valutazione del rischio; o che, per le microimprese, i tassi di interesse applicati alle società con bilanci migliori non siano molto più bassi di quelli applicati alle più rischiose (Figura 4)12; oppure che la crescita dei prestiti alle piccole imprese sia sistematicamente inferiore rispetto alle grandi (figura 5)13.

Capita di frequente, peraltro, che gli imprenditori non forniscano neanche le informazioni che possono giocare a loro vantaggio nel rapporto con le banche. È emblematico il caso delle coperture assicurative che, riducendo il rischio di perdite, potrebbero migliorare le condizioni di accesso al credito. L’indagine sulle imprese dell’industria e dei servizi (INVIND) condotta nel 2022 indica che solo nel 23 per cento dei casi le banche appaiono al corrente della sottoscrizione di una polizza14. Alla domanda di informazioni aziendali corrette ed esaustive contribuiscono i crescenti obblighi informativi richiesti dalla normativa europea in materia di sostenibilità. È un tema su cui sono intervenuto in diverse occasioni15. In questa sede mi limito a ricordare due aspetti.

Il primo è che le piccole imprese rischiano di trovarsi impreparate. Sebbene le norme sui rischi ambientali, sociali e di governance siano in prima battuta rivolte a società grandi o quotate, la normativa in corso di discussione a Bruxelles prevede che queste ultime debbano estendere l’approccio alla propria “catena del valore”, indipendentemente dalla dimensione aziendale16. Nei prossimi anni, dunque, anche le piccole imprese vedranno moltiplicarsi le pressioni per migliorare la propria performance in materia ambientale e sociale, da parte sia degli intermediari finanziari sia delle grandi imprese; la capacità di fornire risposte esaustive e affidabili potrà avere effetti importanti sull’accesso al credito e sulle opportunità di crescita.

Il secondo aspetto riguarda le funzioni che possono svolgere le associazioni. Mi riferisco ad esempio alla promozione di iniziative di sensibilizzazione sui temi della sostenibilità, o di standardizzazione e raccolta di dati che aiutino le imprese associate a fornire le informazioni richieste dal mercato. So che molte associazioni si stanno già muovendo in questa direzione, anche nell’ambito del Tavolo di Coordinamento per la finanza sostenibile costituito presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze. Si tratta di un impegno importante.

3. Conclusioni

I piccoli imprenditori possono raccogliere importanti vantaggi da un miglioramento delle proprie competenze finanziarie. Sulla base di questa premessa abbiamo sviluppato il programma di educazione finanziaria che presentiamo oggi. Siamo pronti a estendere la partecipazione al programma ad altre associazioni o enti interessati, a partire da quelli qui presenti. E siamo disponibili a valutare l’opportunità di ampliare il novero dei temi trattati in funzione della domanda che proverrà dalle associazioni e dagli imprenditori: si potrebbero includere ad esempio argomenti connessi con la sostenibilità, la sicurezza informatica, le coperture assicurative per le imprese.

Le nostre aziende stanno dando prova di grande vitalità; lo vediamo dal modo in cui hanno reagito alla crisi pandemica e da come stanno affrontando le conseguenze del conflitto in Ucraina. La diffusa imprenditorialità del nostro paese rappresenta un patrimonio che va non solo difeso, ma anche coltivato. Fornire ai piccoli imprenditori gli strumenti per rafforzare le proprie competenze manageriali è un investimento sul potenziale di crescita della nostra economia, un investimento sul futuro. Con questo programma di educazione finanziaria anche noi, in Banca d’Italia, vogliamo fare la nostra parte».

Note
  1. Questa motivazione è peraltro ben compresa dalla comunità delle banche centrali, come testimoniato dalla loro ampia presenza nell’International Network for Financial Education (INFE) promosso dall’OCSE.
  2. Cfr. R. De Bonis, M. Guida, A. Romagnoli e A. Staderini, Educazione finanziaria: presupposti, politiche ed esperienza della Banca d’Italia, Banca d’Italia, Questioni di economia e finanza, n. 726, ottobre 2022.
  3. Il disegno di legge “Competitività dei capitali”, approvato lo scorso 11 aprile, è attualmente in corso di esame in commissione al Senato; attribuisce alla Banca d’Italia un ruolo importante nella formazione dei docenti.
  4. Cfr., ad esempio, M. Bruhn e B. Zia, The Impact of Business and Financial Literacy Training for Young Entrepreneurs in Bosnia-Herzegovina, Finance & PSD Impact, 2011; S. Wise, The Impact of Financial Literacy on New Venture Survival, International Journal of Business and Management, 2013; A. Drexler, G. Fischer e A. Schoar, Keeping It Simple: Financial Literacy and Rules of Thumb, American Economic Journal: Applied Economics, 2014; J. Hussain, S. Salia and A. Karim, Is knowledge that powerful? Financial literacy and access to finance: An analysis of enterprises in the UK, Journal of Small Business and Enterprise Development, 2018; F.G. Atandi, Role of entrepreneur’s Competence on Growth of Small and Medium Enterprises, International Journal of Management & Entrepreneurship Research, 2021.
  5. Banca Centrale Europea, Indagine sull’accesso al credito delle imprese (SAFE), giugno 2023. I dati sono riferiti al periodo ottobre 2022-marzo 2023.
  6. Cfr. R. Calcagno, P. Finaldi Russo, L. Galotto e A. Quas, Financial Literacy of MSMEs Owners and Access to Credit, mimeo.
  7. I risultati sono confermati a parità di caratteristiche dell’imprenditore e dalla sua azienda, come il grado di istruzione, il genere, l’età, l’area geografica, il numero di addetti e il settore economico. Cfr. A. D’Ignazio, P. Finaldi Russo e M. Stacchini, Micro-entrepreneurs’ financial and digital competences during the pandemic in Italy, Banca d’Italia, Questioni di economia e finanza, n. 724, ottobre 2022.
  8. Cfr. OECD, G20/OECD-INFE Report, Navigating the Storm: MSMEs’ Financial and Digital Competencies in COVID-19 Times, 2021.
  9. Cfr. A. D’Ignazio et al. (op. cit.).
  10. L’indagine è stata promossa dalla Global Partnership for Financial Inclusion (GPFI) sotto la presidenza italiana del G20.
  11. Cfr. I. Visco, Harnessing financial education to spur entrepreneurship and innovation, Parigi, 7 maggio 2015.
  12. Cfr. il capitolo “Le imprese” della Relazione Annuale sul 2022, Banca d’Italia, maggio 2023.
  13. Il divario nell’andamento del credito tra le piccole e le grandi imprese emerge anche a parità di numerose caratteristiche aziendali, tra cui il rischio di credito. Diversi studi indicano che nelle fasi più acute delle crisi la dinamica del credito è stata guidata soprattutto dalle condizioni di offerta e che queste ultime sono state più stringenti soprattutto nei confronti delle microimprese. Cfr., tra gli altri, P. Del Giovane, A. Nobili e F. M. Signoretti, Assessing the Sources of Credit Supply Tightening: Was the Sovereign Debt Crisis Different from Lehman?, International Journal of Central Banking, v. 13, 2017; L. Burlon, D. Fantino, A. Nobili e G. Sene, The quantity of corporate credit rationing with matched bank-firm data, Banca d’Italia, Temi di discussione, n. 1058, febbraio 2016; E. Bonaccorsi di Patti e P. Finaldi Russo, Fragilità finanziaria delle imprese e allocazione del credito, Banca d’Italia, Questioni di Economia e Finanza, n. 371, febbraio 2017; P. Finaldi Russo, V. Nigro e S. Pastorelli, Bank lending to small firms: metamorphosis of a financing model, SUERF Policy Briefs, marzo 2023.
  14. Cfr. R. Gallo, G. Guazzarotti, V. Nigro e M. Cosconati, Le coperture assicurative contro i rischi operativi delle imprese italiane: alcune evidenze dai risultati dell’indagine sulle imprese industriali e dei servizi della Banca d’Italia, Banca d’Italia, Note di stabilità finanziaria e vigilanza, n. 31, ottobre 2022.
  15. Cfr. P. Angelini, The financial risks posed by climate change: information gaps and transition plans, Associazione nazionale per lo studio dei problemi del credito, novembre 2022, e P. Angelini, Gli accordi di Basilea: l’urgenza di cambiare, 1° Forum sul credito in Agricoltura, febbraio 2023.
  16. Ciò vale ad esempio per le banche, che sulla base delle Linee Guida dell’EBA sono tenute a incorporare nella valutazione del merito di credito i rischi fisici e di transizione di tutti i propri clienti; o per le grandi imprese a cui la Corporate Sustainability Due Diligence Directive richiederà di fornire informazioni sugli impatti ambientali e sul rispetto dei diritti umani delle aziende appartenenti alla propria filiera produttiva.
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