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[Lo scenario] Mattarella resterà 7 anni e blinderà il Governo Draghi dall’agguato dei partiti. Ecco cosa dirà al giuramento

Chi si aspetta la riedizione del discorso del 2015 resterà deluso. Secondo i principali quirinalisti che seguono con grande attenzione le vicende e le mosse del Capo dello Stato, c’è da attendersi oggi, nel giorno dei suo insediamento al Quirinale – per la seconda volta – un discorso “forte” di Sergio Mattarella in Parlamento.

Un discorso con due direzioni precise: il settennato come orizzonte e una spinta propulsiva al Governo Draghi.

Il presidente del Consiglio Mario Draghi oggi – come da prassi – rimetterà il suo mandato nelle mani del rieletto Presidente della Repubblica ma riceverà qualcosa di più di un semplice “andiamo avanti”, otterrà una spinta necessaria per traghettare il Paese fuori dalla pandemia e difedere il Governo dai possibili tumulti pre-elettorali, che per altro sono già iniziati.

Con forza verso uscita dalla Pandemia, Pnrr e ripresa economica. Al di là delle fibrillazioni politiche elettorali.

Questa sarà la rotta, che potrebbe proiettare Draghi anche oltre il 2023, secondo alcuni osservatori.

Ma torniamo alla cerimonia di oggi e al discorso di Mattarella di cui possiamo anticipare – in base alle indiscrezioni filtrate – alcuni passaggi salienti.

Mattarella chiederà che la sua rielezione abbia un senso, un’utilità immediata per il Paese.

Non lo dirà mai in questi termini ma al Quirinale è questo il pensiero di fondo che si è metabolizzato in questi giorni, tra rielezione e giuramento. 

Riflessioni che hanno permesso di riflettere e sintetizzare, attraverso un’operazione di pulizia dalle tossine accumulate un po’ da tutti la settimana scorsa a causa delle tensioni per il voto. 

Una semplificazione che, com’è nel suo stile, lo conduce ai problemi reali del Paese, alle sue esigenze. 

Il rischio della guerra

Ecco perché il presidente nel suo discorso riporterà al posto che merita la politica estera, il ruolo dell’Italia in Europa in un momento in cui venti di guerra si abbattono ai confini del Continente e le navi russe e della Nato si confrontano al largo della Sicilia. Parlerà anche della pandemia, ovviamente. L’emergenza che da due anni flagella il mondo e che uno degli obiettivi per il quale è nato il governo di Mario Draghi, insieme alla messa a terra del Pnrr. Il discorso, al quale lavora il presidente con lo staff, dovrebbe essere conciso e pragmatico.

Non ci saranno “j’accuse” al Parlamento che anzi Mattarella ha già ringraziato per la “fiducia” concessagli. 

Niente attacchi ai partiti

Troppo diversa è la situazione rispetto a quando il suo predecessore, Giorgio Napolitano, fu rieletto da un Parlamento disperato e al quale, durante il discorso di insediamento, “re Giorgio” dedicò parole di fuoco ricevendo un mare di applausi proprio da coloro che stava fustigando. Al contrario ci sarà una riflessione sul legame tra democrazia e parlamentarismo, sul necessario equilibrio tra diverse istituzioni. Il presidente volerà alto riflettendo sul rapporto tra diritti e democrazia che da sempre si incrociano nelle esternazioni del suo primo settennato, costruendo quel “fil rouge” mattarelliano che pianta le sue radici nel cattolicesimo progressista. Un’Italia forte e democratica non può che impegnare – e questo Mattarella lo ha spiegato più volte – la propria democrazia nella promozione dei diritti. Dentro e fuori il Paese. 

Tanta Europa

Ci sarà tanta Europa nel discorso alle Camere riunite che precederà il simbolico ritorno di Mattarella – no, non nella casa che aveva affittato per stare vicino a figli e nipoti – al palazzo del Quirinale. E’ finita l’era del sovranismo, delle pulsioni contro l’Eurocasta e degli attacchi al concetto stesso di Unione. 

Cambiare il Patto di stabilità 

Oggi è l’Europa del Recovery fund al centro della scena, un’Unione che deve rivedere il Patto di stabilità e non può perdere questo straordinario vento favorevole che silenzia – almeno per ora – i Paesi cosiddetti “frugali”. Ma al di là del Patto di stabilità che richiede tempi lunghi ed una presenza forte del governo di Roma, c’è la crisi Ucraina che non aspetta. Un tema ancora misteriosamente assente nel dibattito tra le forze politiche italiane, delle cui gravissime implicazioni il Quirinale è ben consapevole. Infine non mancherà la consueta iniezione di fiducia al Paese, un riconoscimento ai cittadini che hanno affrontato con responsabilità la pandemia. Altrettanta responsabilità servirà alla politica: solo ieri l’Istat ha certificato una crescita lusinghiera del Pil del 6.5% nel 2021. Non si può rallentare. 

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