#Vetrine d'Italia - Le storie delle attività commerciali che ripartono

L’eccellenza automobilistica italiana tra competizione sportiva, mercato e sostenibilità

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Tra i plurimi settori destinati a vivere una stagione di profonde trasformazioni connesse all’implementazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) figura senz’altro anche quella nicchia del settore automotive che compendia i produttori di veicoli destinati alle competizioni sportive ed al mercato del lusso.

Accanto alle imprese dedite alla produzione in serie ed alla commercializzazione di massa delle auto il panorama automotive ha annoverato sin dai primi anni del Novecento punte di eccellenza storicamente depositarie di un ruolo trainante. La produzione di auto di culto non di rado destinate a prestigiose competizioni sportive ed assurte al rango di opere d’arte – fondamentale elemento del processo edificazione di una cultura dell’auto come emblema di modernità e progresso – ha costantemente incentivato la  sperimentazione di soluzioni tecniche ed estetiche di avanguardia da destinare in seguito al grande pubblico. Molteplici soluzioni estetiche e tecniche, inizialmente sperimentate proprio nell’ambito delle competizioni sportive, costituiscono oggi un patrimonio comune fruibile da ogni consumatore al quale è destinata la produzione di massa.

Così, sottolinea Gian Paolo Dallara, Fondatore della Dallara Automobili (Webinar La ricerca industriale e universitaria: «Ecco il futuro dell’auto» https://www.ripartelitalia.it/webinar-la-ricerca-industriale-e-universitaria-ecco-il-futuro-dellauto/), il motore turbo, i complessi sistemi di recupero dell’energia, le soluzioni aerodinamiche funzionali a limitare il consumo e l’impiego di materiali capaci di ottimizzare efficienza energetica e resistenza delle componenti meccaniche, inizialmente sperimentati nell’ambito della Formula 1, costituiscono nel panorama attuale dotazioni diffuse nella maggior parte delle vetture di serie.

La produzione di auto impiegate nelle massime competizioni sportive o esemplari da esse derivati e destinati alla ristretta nicchia del mercato del lusso hanno costituito, inoltre, lo stimolo alla creazione ed allo sviluppo di autentiche filiere di eccellenza nell’ambito della cosiddetta componentistica, ossia di tutti quei prodotti meccanici, estetici ed elettronici che, nel loro insieme, concorrono a formare l’automobile.

In proposito Enrico Sangiorgi (Vice Presidente della Motorvehicle University of Emilia-Romagna (MUNER) e Prorettore per la didattica dell’Università di Bologna – Webinar La ricerca industriale e universitaria: «Ecco il futuro dell’auto» https://www.ripartelitalia.it/webinar-la-ricerca-industriale-e-universitaria-ecco-il-futuro-dellauto/), pone in luce che sotto questo profilo, l’eccellenza che caratterizza il “prodotto automobilistico finito” costituisce solamente il segmento terminale di una catena dell’alta qualità nella quale sono compendiate le imprese ascrivibili alla categoria degli original equipment manufacturer e le elevate competenze professionali di tutti coloro che concorrono in modo diretto o indiretto alla fabbricazione di prodotti di eccellenza o destinati alla competizione agonistica.

L’eccellenza automobilistica sportiva come avanguardia della mobilità del futuro

In uno scenario futuro dominato dall’automazione della guida e dall’ elettrificazione dei propulsori – al centro del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e del Recovery Plan Next Generation EU  – sembrerebbe a prima vista ridursi la rilevanza assunta da quei veicoli destinati alla competizione sportiva di altissimo livello e di quelli che, secondo una tradizione ormai radicata, si collocano entro nicchie di mercato particolarmente ristrette riservate ad un pubblico che disponga di ingentissime risorse economiche. Al tempo stesso la cultura dell’automobile intesa come veicolo capace di realizzare elevate prestazioni, alimentare il culto per il piacere della guida, esaltare le performances del pilota in campo agonistico e, di riflesso, delle abilità del guidatore impegnato nel traffico ordinario sembrerebbero rappresentare valori suscettibili di un declino in un’epoca dominata da una mobilità automatizzata, sostenibile e connessa.

Cionondimeno occorre considerare che proprio le imprese che si collocano al vertice della qualità in campo automobilistico sono da tempo impegnate nello studio di soluzioni capaci di intercettare l’onda del cambiamento e declinare i valori dell’eccellenza automobilistica sportiva secondo i canoni della mobilità del futuro. In questa prospettiva, a testimonianza di un pieno allineamento agli obiettivi di sostenibilità indicati dalla Agenda ONU  2030, la Fédération Internationale de l’Automobile, delineando la FIA Environmental Strategy 2020-2030, pone la Formula 1 nella condizione di rivestire un ruolo di avanguardia nell’attuazione del processo denominato Countdown to Zero by 2030 e volto a ridurre sistematicamente le emissioni di CO2 sino ad azzerarle (net zero carbon footprint from factory to flag).

L’assunzione da parte della Formula 1 di un ruolo di primario rilievo nel processo di evoluzione della mobilità ispirato alla sostenibilità ambientale costituisce solo una parte dell’impegno profuso dalle industrie compendiate nella nicchia della produzione di auto destinate alle competizioni sportive ed al mercato del lusso. Così, costruttori come Dallara – nel delineare le soluzioni tecniche da destinare alla fabbricazione di automobili impiegate in competizioni quali la IndyCar, la Formula 2 e la Formula 3 – interpretano un’avanguardia tecnica declinata secondo i valori della sostenibilità e destinata a confluire verso la produzione delle automobili di serie.

Anche il fondamentale ruolo svolto dalle cosiddette “fuoriserie” – ossia dalle supercars emblema delle più alte vette della tecnica automobilistica – nella promozione di una cultura del piacere di guidare e del culto dell’auto appare destinato a persistere nel nuovo modello di mobilità proprio grazie ai costruttori che occupano le vette dell’eccellenza. In una produzione di massa che appare ormai prossima a transitare verso l’automazione della guida, pertanto, diviene ancora più importante il messaggio simbolico contenuto nella produzione di automobili caratterizzate da una cura artigianale che permea ogni singolo dettaglio, dalle soluzioni meccaniche a quelle estetiche.

Così, ad esempio, la dimensione altamente personalizzata di veicoli prodotti in numero limitato sembra testimoniare la persistente rilevanza di una concezione dell’automobile che – mutuando un efficace espressione utilizzata da Horacio Pagani, fondatore di Pagani Automobili (Webinar La ricerca industriale e universitaria: «Ecco il futuro dell’auto» https://www.ripartelitalia.it/webinar-la-ricerca-industriale-e-universitaria-ecco-il-futuro-dellauto/) – possa costituire un oggetto capace di rappresentare il “connubio tra arte e scienza”. In una simile prospettiva, pertanto, sembra possibile immaginare che la produzione di vetture di eccellenza destinate alla competizione agonistica sportiva e al mercato del lusso sia destinata ad accompagnare la transizione verso il nuovo modello di mobilità svolgendo ancora una volta un ruolo trainante sia nell’ individuazione e nello sviluppo di nuove soluzioni tecniche, sia nella promozione di una nuova cultura dell’auto.

L’alleanza tra Università e Impresa nel rinnovamento delle filiere della qualità

Le sfide che si delineano scorgendo gli scenari futuri fanno emergere l’indifferibile esigenza di indirizzare gli investimenti nel rafforzamento e nell’adeguamento delle filiere produttive dell’eccellenza alle quali è richiesto in questo particolare momento storico di intercettare ed alimentare l’onda del profondo cambiamento che il settore automotive appare destinato a vivere nei prossimi lustri.

La capacità di produrre meccanica di eccellenza, pertanto, dovrà essere coniugata con quella di implementare lo sviluppo ed il consolidamento delle attitudini produttive nel campo delle nuove tecnologie e, in particolare, di quelle destinate a confluire nella componente elettronica dell’auto, passata dal 2% del valore complessivo del veicolo degli anni Ottanta  ad oltre il 40% nei modelli attuali e destinata ad una crescita ulteriore (Enrico Sangiorgi – Vice Presidente della Motorvehicle University of Emilia-Romagna (MUNER) – Webinar La ricerca industriale e universitaria: «Ecco il futuro dell’auto» https://www.ripartelitalia.it/webinar-la-ricerca-industriale-e-universitaria-ecco-il-futuro-dellauto/).

In un sistema proiettato verso una celere transizione e nel quale la velocità del cambiamento sembra destinata ad essere sempre più elevata diviene più che mai strategico il ruolo dell’Università nella sua triplice declinazione della didattica, della ricerca e della cosiddetta “terza missione”, ossia della promozione di un dialogo produttivo con tutti gli attori delle dinamiche economiche e sociali.

In questa prospettiva sembra possibile concludere che il modello virtuoso avviato attraverso l’esperienza della Motorvehicle University of Emilia-Romagna (MUNER) (https://www.ripartelitalia.it/formazione-universitaria-multidisciplinare-e-sinergia-con-impresa/) possa trovare ulteriori prospettive di sviluppo nell’ambito delle linee di indirizzo definite dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e dare vita ad un modello nel quale la sinergia con i protagonisti dell’eccellenza automobilistica italiana consenta di compendiare le “missioni” del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza in materia di transizione ecologica (Missione 2) e mobilità sostenibile (Missione 3) attraverso il volano della produttiva alleanza tra ricerca industriale e ricerca universitaria (Missione 4; M4C2 “dalla ricerca all’impresa”).

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