Sul mais, che è alla base dell’alimentazione degli animali, “l’Italia rischia lo shock perché le linee di approvvigionamento sono molto legate a Russia e Ucraina e siccome il mercato cinese, con cui non hanno problemi ne assorbe molto, anche perché la Cina sta crescendo molto con gli allevamenti, c’è il rischio che il mais russo e ucraino prenda la via della Cina”. A mettere in guardia sulle forniture di mais è Dino Scanavino, presidente Cia- Agricoltori Italiani in merito all’impatto del conflitto russo-ucraino sul commercio dei cereali nel nostro Paese.
“L’Italia dovrebbe sicuramente puntare ad un incremento delle semine e sarebbe ancora possibile visto che viene seminato entro le prossime due settimane. – suggerisce Scanavino – per fare questo però bisognerebbe adottare un provvedimento per derogare dai parametri della Pac sulle rotazioni per una anno e sui terreni a riposo per avere una produzione nazionale più sostenuta e dunque investire su mais e soia che dobbiamo ancora mettere a terra, mentre per il grano non si può fare più nulla a fine maggio già si raccoglie al sud”.
Inoltre, osserva il numero uno di Cia “il tempo delle semine del mais in Ucraina è lo stesso del nostro e quindi bisogna anche capire come andrà la produzione di quest’anno, se gli agricoltori ucraini riusciranno a seminare sotto ai bombardamenti”.








