Le difficoltà che il Paese deve affrontare “sono evidenti. Ci vorrà un consistente rimbalzo nella seconda parte dell’anno, per evitare che il calo del Pil italiano nel 2020 sia superiore a quello stimato nel Def (-8%), considerando che la variazione acquisita è pari al -14,7%”. Lo sottolinea la Corte dei Conti nella memoria sul Dl Agosto consegnata al Parlamento, spiegando che oltre all’evoluzione della crisi sanitaria e al recupero che potranno avere le nostre esportazioni (in flessione nel secondo trimestre del 26,4%), “determinante sarà la spinta che potrà venire proprio dai provvedimenti finora varati”.
Con l’attuazione delle misure contenute nel decreto Agosto la dimensione della manovra finora predisposta per affrontare la crisi ha raggiunto “dimensioni senza precedenti, neppure nei pur severi episodi recessivi del dopoguerra. Uno sforzo dalla cui efficacia dipende la possibilità di ripresa dell’economia”.
I progetti che saranno individuati come eleggibili al finanziamento dei fondi europei del Recovery Plan giocheranno “un ruolo decisivo” per la ripresa economica. Anche per questo è necessario che in occasione della Nadef e del Documento programmatico di bilancio si arrivi a una definizione di un “quadro chiaro delle riforme su cui si intende puntare per superare i ritardi strutturali del Paese”.
Al di là degli effetti moltiplicativi e di sostegno della domanda derivanti dalle misure proposte anche in questo decreto, sarà dal superamento dei ritardi e dagli effetti “di offerta” che le misure varate riusciranno ad esplicare nel medio termine, che dipenderà l’evoluzione del potenziale di crescita e, dunque, la possibilità di assicurare la sostenibilità del debito pubblico”.
In un contesto di emergenza sanitaria quale quello che stiamo attraversando, mette in evidenza la magistratura contabile, la politica di bilancio è chiamata a giocare un “ruolo indispensabile”. La necessità di prevedere un lungo periodo di convivenza con il virus – in attesa degli sviluppi attesi sul fronte delle cure e del vaccino – oltre a richiedere un rafforzamento del sistema sanitario, rende necessari interventi volti da un lato a preservare la capacità produttiva del sistema economico e le sue potenzialità di crescita e dall’altro a garantire l’occupazione senza gravare sui conti delle imprese, attraverso gli strumenti della cigo e cassa in deroga e gli altri istituti.
La Corte ha più volte sottolineato la necessità di utilizzare appieno gli ammortizzatori sociali per mitigare gli effetti della crisi, anche se “l’esperienza maturata in questi mesi nella gestione dei diversi strumenti, dovrebbe indurre una riconsiderazione delle politiche passive per il lavoro, in un quadro che tenga conto delle molteplici esigenze emerse: tra esse, una maggiore semplificazione e una più chiara separazione della funzione assicurativa generale da quella connessa alla gestione dei processi di crisi strutturale e delle correlate esigenze di ricollocazione dei lavoratori”.
Parlando dei bonus erogati, se “positiva è stata la scelta iniziale di procedere ad erogazioni di indennità diffuse e basate su criteri non eccessivamente discriminanti”, adesso è necessario collegare le stesse alle condizioni economiche complessive dei percipienti, precisa. In tema di regolamentazione dei licenziamenti, secondo i magistrati contabili “appare condivisibile la scelta di vincolare l’impresa che usufruisce appieno degli ammortizzatori sociali a mantenere in essere il rapporto di lavoro, ma non di vincolare le imprese che non hanno fruito integralmente dei benefici approntati: ne potrebbero scaturire difficoltà nell’emersione delle effettive realtà aziendali e ritardi nelle misure di ristrutturazione e risanamento, in larga parte comunque inevitabili.”
Nell’ambito dei provvedimenti a sostegno dell’economia, la Corte valuta positivamente il rifinanziamento di misure del Piano Transizione 4.0, degli investimenti strategici innovativi e, in particolare, del Fondo Ipcei per consentire l’erogazione dei contributi alle imprese che partecipano agli importanti progetti di interesse comune europeo. Quanto all’obiettivo di rafforzamento patrimoniale, in particolare delle imprese di maggiori dimensioni in difficoltà, attraverso l’utilizzo del “Fondo per la salvaguardia dei livelli occupazionali e la prosecuzione dell’attività di impresa”, secondo la Corte appare “giustificato” alla luce dell’attuale contesto economico.
Nell’implementazione del Fondo, tuttavia, “tale finalità di salvaguardia dovrà essere adeguatamente contemperata con le esigenze di sana gestione delle risorse pubbliche, che dovranno confluire sulle imprese caratterizzate da una ragionevole prospettiva di recupero economico”.
Nel provvedimento, “positivo è l’impegno previsto per il riassorbimento delle liste d’attesa con il ricorso a più strumenti di intervento anche in deroga alle norme del personale”. Le misure per superare le difficoltà degli enti territoriali si innestano in un contesto normativo già frammentario e disorganico che richiederebbe, invece, una “riconsiderazione complessiva al fine di costruire assetti normativi efficaci e stabili, evitando il ricorso a interventi che non contribuiscono a risolvere strutturalmente i problemi, ma si limitano a differirli. Essi mancano di un respiro sistematico e ciò non può che creare incertezza nelle amministrazioni”.
Va valutata attentamente la scelta di utilizzare una parte relativamente cospicua di risorse per “fiscalizzare” gli oneri sociali per le imprese del Sud. Oltre a mancare al momento un bilancio complessivo degli effetti prodotti dalle politiche di decontribuzione per i lavoratori giovani assunti a tempo indeterminato introdotte negli ultimi anni, avverte la Corte, vi è da chiedersi se il contesto postpandemia (possibilità di processi di re-shoring, spinta al riposizionamento di paesi e regioni nelle catene globali del valore, ecc) non induca ad affrontare il tema della competitività del Mezzogiorno in una logica diversa dalla riduzione del costo del lavoro.
Per avviare un percorso di ripresa duraturo, precisa la Corte, “è importante concentrare le risorse sulle aree di maggiore criticità, assicurando una più marcata selettività degli interventi ed evitando di disperdere le disponibilità su misure non strettamente necessarie”.
È poi “cruciale” superare le difficoltà che continuano a derivare dal ricorso ripetuto ad una normativa secondaria, che rallenta il processo di attuazione, procrastinando la piena operatività degli interventi.








