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Competere o sopravvivere. Le piccole imprese italiane alla sfida dell’automazione | L’intervento

Intervento di Fabio Tomassini, manager e consigliere Fondazione Einaudi

Da tempo si sente parlare dell’innovazione come una leva potenzialmente a disposizione per l’azienda per mantenere la propria competitività, ma anche necessaria per affrontare gli attuali mercati sempre più globalizzati.

La velocità con la quale gli effetti della digital disruption si sono mostrati in ogni ambito e contesto settoriale, amplificata dalla “globalizzazione” che caratterizza ormai quasi tutti i mercati, ha dimostrato che difficilmente le aziende avranno la possibilità di sopravvivere se non mostrano una rapida capacità di adattamento al contesto evolutivo del mercato.

Basti pensare all’accelerazione avuta durante e dopo la pandemia Covid. Dunque, più che un’opportunità particolarmente preziosa per i grandi e complessi progetti di trasformazione, l’innovazione rappresenta l’attitudine indispensabile per garantire la propria sopravvivenza.

L’innovazione si associa molto spesso a “invenzioni” tecnologiche sofisticate ma nel recente passato sono state le innovazioni di processo che hanno definito un nuovo modello di business e che più frequentemente hanno cambiato completamente la catena del valore anche in settori consolidati e maturi.

Ne è un esempio emblematico Uber. Evidente come la creazione di un “nuovo modello di business” abilitato da tecnologia largamente disponibile e diffusa, ma applicata in modo innovativo, abbia potuto cambiare un intero settore in modo irreversibile.

Le applicazioni di Robotic Process Automation (Rpa) sono un esempio per favorire l’adozione delle tecnologie disponibili da parte delle aziende per accelerare il proprio processo di digitalizzazione.

L’automazione, dunque, è di relativa facilità di implementazione e possono essere applicati a qualsiasi ambito; non si tratta necessariamente di un’applicazione di intelligenza artificiale.

Le applicazioni di Robotic Process Automation rappresentano in special modo nelle medie aziende anche una più agevole modalità di lettura integrata dei dati di business a fronte di un minore sforzo di integrazione tra sistemi a supporto dell’azienda.

L’innovazione generata attraverso la trasformazione digitale con l’uso di tecnologia già disponibile consente l’utilizzo più efficiente del capitale e quindi una maggiore crescita a parità di risorse investite.

 La crescita dimensionale è un tema centrale per la competitività dell’azienda. Passando all’osservazione del contesto competitivo dove le imprese operano, a livello più macro le imprese nazionali sentono la pressione competitiva provenienti da mercati esteri e spesso la dimensione dell’impresa rappresenta un elemento discriminante; infatti, strutturalmente il tessuto produttivo del nostro Paese è caratterizzato da una presenza maggiore delle piccole e medie Imprese (pmi) rispetto agli altri Paesi europei.

Il contesto competitivo favorisce le imprese di maggiori dimensioni: in 5 anni il numero di imprese con più di 50 addetti è cresciuta del 5%, ma nello stesso periodo la crescita in percentuale degli investimenti lordi in beni materiali è stata del 14% e del numero dei lavoratori dipendenti del 12%. Interessante sarà avere un confronto con le stesse dimensioni post pandemia Covid.

La competitività del nostro Paese è certamente condizionata dalla crescita dimensionale delle imprese nazionali, che operano in mercati oramai aperti e globalizzati, la “modernizzazione” del nostro sistema produttivo è una delle priorità dell’attuale governo.

Tra le leve attivabili la sollecitazione di interventi di digitalizzazione delle imprese più grandi potrebbe essere sicuramente il traino dell’intero sistema produttivo, in quanto queste sono capaci anche di influenzare l’indotto e il proprio ecosistema in modo da avere un effetto di moltiplicatore su tutto il tessuto produttivo nazionale.

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